Prodi, Schlein e Landini riprovano a stangare l’Italia con la patrimoniale

Un tempo li chiamavano progressisti, ma le idee di questo Pd sono tutt’altro che nuove. La patrimoniale, ancora. Tassare i ricchi per distribuire ai poveri. Dovrebbe essere il collante di questo campo largo trainato dal padre nobile dei dem: Romano Prodi.
«La patrimoniale è una cosa bellissima», ripete nei salotti di La7, riconoscendo però che «non si può fare», non perché sia sbagliata, ma perché «fa vincere la destra». «Ribadisco che quando si parla di tasse e migrazione, poi vince la destra. O facciamo una riflessione seria su quale può essere un modello economico diverso, oppure vince la destra con il modello Thatcher, che va ancora avanti. Le disuguaglianze, però, aumentano sempre di più e prima o poi queste situazioni scoppiano», ha detto a Otto e mezzo.
Non sembrano d’accordo il segretario del Pd, Elly Schlein, né il suo più fido alleato, Maurizio Landini, formalmente a capo della Cgil ma di fatto braccio armato di questa nuova versione dei dem che sta via via allontanando tutti i riformisti da quella che un tempo era definita la loro «casa». Di nuovo insieme, di nuovo a farsi sponda a vicenda: insistono sulla patrimoniale con un secondario obiettivo di isolare il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.
«Abbiamo una Costituzione che dice che la tassazione deve essere progressiva e chi più ha più deve pagare, adesso siamo al paradosso che la tassazione è più alta per lavoro dipendente e pensionati che sulla rendita», ha detto Landini, insistendo: «Abbiamo bisogno di una riforma fiscale vera per aumentare gli stipendi e fare gli investimenti, per creare lavoro. Che ci sia un intervento da fare è un tema che si sta discutendo in tutti i Paesi, è una questione di giustizia sociale». Sulla stessa linea, immancabilmente, anche Schlein che insiste pure sul salario minimo: «Abbiamo avuto un calo degli stipendi reali in 4 anni di nove punti percentuali, il costo dei beni alimentari è aumentato del 25%. C’è un drammatico calo del potere d’acquisto. Negli ultimi 30 anni in Italia gli stipendi reali sono diminuiti di tre punti percentuali. La buona notizia è che stiamo lavorando a proposte concrete per intervenire su lavoro e salari con le altre forze progressiste. Tra queste, il salario minimo». E a chi le chiede se il Pd non è più la casa dei riformisti, replica: «Non condivido questa lettura, il Pd continuerà a essere plurale e inclusivo», dichiarandosi poi «dispiaciuta» per l’addio al del vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno.
L’occasione è la presentazione di un libro a Roma nella libreria Feltrinelli di largo Argentina. Il volume si intitola: L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra. Scritto da Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale, visto il titolo potrebbe forse diventare il manifesto di questa nuova versione del Pd, modello assemblea studentesca e centro sociale. E mentre la sinistra continua a sognare le tasse, nell’esecutivo non ci si pensa neanche. «Non faremo la patrimoniale. Non ci pensiamo neanche», ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, liquidando l’argomento.
«A sinistra avanza un partito unico, quello della patrimoniale. Dal Pd di Schlein alla Cgil di Landini, passando per i 5 stelle di Conte e per i settori più ideologizzati del campo largo, la ricetta economica è sempre la stessa, immutabile da trent’anni. Una nuova tassa su patrimoni, case e risparmi», ha scritto il presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi, in una lettera al Tempo. Per Craxi, «una patrimoniale non renderebbe l’Italia più giusta ma solo più povera», perché c’è bisogno «di liberare energie, non di soffocarle; di ridurre la pressione fiscale su chi produce e su chi ha meno, non di inventare nuovi prelievi più o meno diretti e forzati; ha bisogno di attrarre investimenti, non di metterli in fuga».
Il più duro è Federico Mollicone, deputato Fdi: «Altro che centrosinistra: il Pd ha programma di un centro sociale. Continua a perdere moderati e pezzi di moderatismo e tenta di fermare questa emorragia con proposte fatte in laboratorio e operazioni come quella di Goffredo Bettini di un altro finto centro civico», ha aggiunto.
Ma all’interno delle opposizioni non sono pochi a credere che riproporre una patrimoniale sia un errore. «Spiegherò in un video perché la patrimoniale non ha senso. Anzi: è un autogol», ha spiegato l’ex premier e leader di Italia viva, Matteo Renzi. «È la classica misura che piace e che funziona sui social. Ma governare un Paese è un’attività più complicata di ideare uno slogan».
Intanto, mentre si discute (ancora) di patrimoniale, il Consiglio dei ministri ieri ha approvato in via definitiva il Testo unico sulle imposte sui redditi (Tuir), «settimo degli otto provvedimenti di riordino del sistema tributario italiano previsti dalla riforma fiscale», ha spiegato il viceministro dell’Economia e delle finanze, Maurizio Leo. «I testi unici garantiranno a cittadini, imprese e professionisti un quadro di norme organico, chiaro e moderno».






