Obiettivo portare in Aula il testo di legge il prossimo 15 luglio, ma la data sembra davvero troppo vicina per un tema così complesso e divisivo come l’eutanasia. Al centro della richiesta di una legge fatta dalla Corte costituzionale al governo c’è l’aiuto al suicidio, ovvero valutare il conflitto tra divieto assoluto di aiuto al suicidio e l’autodeterminazione del rifiuto dei trattamenti e la difesa della dignità umana, vedi il caso dj Fabo. In sostanza la modifica dell’articolo 580 del codice penale quello che contempla «aiuto è istigazione al suicidio». Una richiesta da esaudire entro ottobre, un anno dopo la sospensione della pena per Marco Cappato che accompagnò Fabo in Svizzera, ma che vede la posizione degli alleati di governo piuttosto distanti.
Alla proposta di legge targata M5s, molto liberista prevedendo l’applicazione della dolce morte a maggiorenni, malati terminali e in ospedali pubblici, si contrappone quella della Lega che punta ad accompagnare il malato al fine vita senza mai togliere la speranza. Primo firmatario della proposta, che si compone di nove articoli, è il deputato siciliano Alessandro Pagano, che dice chiaramente: «Vogliamo dare un seguito alle indicazioni vincolanti della Consulta, evitando comunque la loro trasposizione in norme eutanasiche e tenendo conto dei principi costituzionali. Un provvedimento che mai noi della Lega avremmo pensato di presentare, ma che si è reso necessario a seguito dell’ordinanza numero 207 della Corte costituzionale, che ha dichiarato necessaria una depenalizzazione o comunque minori pene verso coloro che assistono persone al suicidio. La stessa Corte chiede che venga migliorata la qualità della vita dei pazienti, con netti miglioramenti della rete delle cure palliative». Nessuna proposta invece dal Pd che preferisce non assumersi responsabilità e punta a mettere in evidenza soltanto lo scontro tra gli «azionisti» di governo, anche con la richiesta di approfondimenti.
Ieri infatti è iniziato presso le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera l’ulteriore ciclo di audizioni sulla sola modifica dell’articolo 580. I relatori della legge, Giorgio Trizzino del M5s e Roberto Turri della Lega, hanno accettato la richiesta del Pd perché l’argomento non era stato sufficientemente approfondito. I gruppi hanno tempo fino a domani per depositare le richieste di audizioni dopo le quali si riaprirà il comitato ristretto. Ieri in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia, sono stati ascoltati Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale; Domenico Airoma, procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nord; Mario Esposito, professore ordinario di diritto costituzionale presso l’università degli Studi del Salento; Marco Naddeo, ricercatore di diritto penale presso l’università degli studi Link campus university di Roma e professore incaricato di diritto penale dell’economia presso l’università degli studi di Salerno; Davide Petrini, professore ordinario di diritto penale presso l’università degli Studi di Torino e Carmelo Leotta, professore associato di diritto penale presso l’università europea di Roma.
Secondo Flick, la Corte costituzionale, chiedendo di intervenire in merito al tema del fine vita, non solo «ha dato un aut aut al Parlamento», ma ha anche dato «un tempo troppo ridotto» per affrontare la questione. E in questa situazione, il Parlamento, «potrebbe anche decidere di non intervenire. Mi auguro che il Parlamento ci riesca, ma mi pare difficile che possa affrontare in nove mesi un problema risolto faticosamente in nove anni, quello della 219, ovvero della legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, che è stata la soluzione migliore che poteva emergere in un momento come questo». La Corte, ha detto il giurista, ha messo poi il Parlamento di fronte a un aut aut. La formula «provvedi altrimenti provvedo io», potrebbe essere interpretato anche come: «Se non ti muovi tu, lo faccio io. In questa situazione, il Parlamento, potrebbe anche ritenere che quella presente sia, allo stato dell’arte, la soluzione migliore o meno peggiore. Mettere sullo stesso piano l’attendere la morte in modo indolore o l’anticiparla, potrebbe essere una responsabilità che il Parlamento non si sente di prendere, e quindi dire: fallo tu, Corte, se ritieni».
Secondo il professor Airoma, pur in presenza di autodeterminazione e dignità, è necessario introdurre «le circostanze attenuanti per modulare decisioni che sembrerebbero astratte a un caso concreto. Casi in cui hanno rilevanza anche gli stati emotivi». Modificare l’art. 580, ha detto il professor Esposito, significa «incidere su ordinamento dei principi costituzionali e per questo il legislatore deve valutare come intervenire e in che misura legiferare». In sostanza, la Corte non può imporre a un governo di fare una legge che, peraltro, tratta del comportamento di terze persone nei confronti di un malato. «Si parla del concetto di valore o disvalore di un terzo rispetto a chi è malato e, allora, come disciplinare le condotte di tipo omicida, quando una persona non può suicidarsi da sola, come disciplinare la cooperazione?». Il docente del Salento, sul 580, ha usato le espressioni «giochini verbali e slealtà semantiche» sulla condotta di terzi. «Il passaggio su questa materia può essere epocale». Infatti, secondo l’audito, dignità della vita e grado di intollerabilità viene fatta da terzi, mentre l’articolo 2 della Costituzione prevede obblighi di solidarietà, cioè porre in essere condotte di sostegno e ausilio per la miglior permanenza in vita e non condotte estintive, ovvero mettere fine alla vita.
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