Crescono le preoccupazioni per il coronavirus. Stando a quanto riportato dalla Commissione nazionale sanitaria cinese, il numero delle vittime in Cina è salito a 811, mentre quello dei contagiati ha superato le 37.000 unità. In particolare, il bollettino emesso ieri ha aggiunto 89 vittime e oltre 2.000 contagiati. Il bilancio complessivo è quindi peggiore di quello della Sars che, tra il 2002 e il 2003, aveva ucciso circa 800 persone a livello internazionale, con 8.000 infettati. Ciononostante, secondo Cnn, il tasso di mortalità del coronavirus risulterebbe ancora molto inferiore a quello del 9,6% riscontrato per la Sars: si parla infatti del 2,2% a livello internazionale.
Si stanno frattanto registrando nuovi casi. Innanzitutto se ne contano 6 in Giappone (tutti passeggeri della nave Diamond Princess, che si trova in quarantena al largo di Yokohama). Un altro caso si è invece verificato in Vietnam. È inoltre notizia di ieri che, nel Regno Unito, sia risultato positivo un quarto paziente: si tratta di una persona che ha avuto contatti con un caso precedente ed è possibile che il contagio sia avvenuto in Francia. In tutto questo, un cittadino britannico è risultato positivo a Palma di Maiorca, mentre – per il momento – gli altri componenti della sua famiglia non avrebbero contratto il morbo.
Frattanto le autorità sanitarie di Hong Kong hanno stabilito che i 1.800 passeggeri della nave da crociera World Dream – che è in quarantena da mercoledì – potranno presto essere autorizzati a partire: le persone a bordo sarebbero infatti risultate negative ai test del coronavirus.
Ieri il ministro della sanità di Hong Kong ha reso noto che a 468 persone è stato ordinato di rimanere a casa o nelle camere d’albergo: nelle ore precedenti, i funzionari locali avevano avviato un periodo di quarantena obbligatoria di due settimane per chiunque fosse arrivato dalla Cina. Non dimentichiamo del resto che, nei giorni scorsi, si siano verificati scioperi e proteste nell’ex colonia britannica, per chiedere il blocco delle frontiere con la Repubblica popolare.
Nel frattempo, il governo cinese ha stanziato circa 10 miliardi di dollari per contrastare l’epidemia di coronavirus e ha inoltre iniziato a trasferire pazienti nella nuova struttura ospedaliera di Wuhan. L’ospedale dispone di 1.500 posti letto e di uno staff medico di circa 2.000 persone.
La provincia di Hubei si è intanto impegnata ad aiutare le piccole e medie imprese, danneggiate dall’epidemia, riducendo loro i costi di acqua e gas. Il colosso tecnologico cinese Tencent ha chiesto inoltre ai suoi dipendenti di lavorare da casa per un’altra settimana, prorogando la data di rientro dal 14 febbraio al 21 febbraio. Una decisione che stanno prendendo anche altre compagnie operanti sul territorio. Nella provincia di Hebei le scuole rimarranno chiuse almeno fino all’inizio di marzo. Anche altre aree del Paese risultano soggette a restrizioni simili.
Nonostante l’allerta, le autorità locali della città di Shenzhen hanno dichiarato ieri di non aver impedito a Foxconn (azienda tra i principali di Apple) di riprendere la produzione. Sabato scorso, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva infine reso noto che avrebbe invitato oggi una propria squadra in Cina per effettuare indagini sull’epidemia in corso.
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