«Problema tecnico» del siero Pfizer. Può produrre una proteina canaglia
Ansa
  • Per l’Università di Cambridge il vaccino arriverebbe a provocare una risposta immunitaria involontaria: «Le terapie con l’mRna a rischio tossicità». Uno dei tanti effetti avversi scoperti è la neuromielite ottica.
  • Lo studio condotto da ricercatori americani e britannici dimostra che non ci sono prove dell’efficacia delle mascherine. «Anzi, sono causa di difficoltà respiratorie, dermatiti e malesseri».

Lo speciale contiene due articoli.

Una risposta immunitaria involontaria, creata da un «problema tecnico» nel modo in cui il vaccino contro il Covid veniva letto dal corpo. L’hanno scoperta ricercatori dell’Unità di tossicologia del Medical research council (Mrc) dell’Università di Cambridge, che hanno appena pubblicato il loro studio su Nature.

La modifica del nucleoside uridina in pseudouridina, nel mRna dei mammiferi, che sopprime la reazione immunitaria innata ed è stata scoperta dai premi Nobel Katalin Karikó e Drew Weissman, «calma» il nostro sistema immunitario ma può provocare mutazioni frameshift, dovute all’aggiunta o alla perdita di un nucleotide che causa uno slittamento della fase di lettura dei codoni. E gli effetti delle inserzioni o delle delezioni sono tra i più gravi.

Durante la sintesi proteica, il ribosoma scivola in un’altra posizione: questo processo altera il codice e dà origine a diverse proteine dallo stesso mRna. Di conseguenza, non solo il vaccino non produce la proteina giusta, ma potrebbe portare alla produzione di una proteina canaglia.

Non si hanno prove che accada con i vaccini anti Covid, scrivono gli autori, ma è stato «osservato un grande aumento» del frameshifting, lo slittamento di fase ribosomiale programmato, in individui vaccinati e, affermano, «errori evidenti nella sintesi proteica, incluso il frameshifting, possono essere conseguenze di mutazioni del Dna o errori di trascrizione. Pertanto, la traduzione fedele di una sequenza errata di mRna può produrre proteine errate», che potrebbero «diminuire l’efficacia o aumentare la tossicità», di terapie a base Rna messaggero. E aggiungono: «Potrebbero attivare le cellule T che prendono di mira le cellule ospiti».

Nuove pesanti conferme, dunque, della non sicurezza di questi farmaci. Negli ultimi mesi si stanno moltiplicando ipotesi preoccupanti sugli effetti a medio e lungo termine, eppure le autorità sanitarie continuano a raccomandare richiami. Gli scienziati di Cambridge avvertono: «Sebbene non ci siano prove che negli esseri umani mutazioni frameshift, generate dalla vaccinazione BNT162b2 (Comirnaty di Pfizer, ndr) siano associati a esiti avversi, per l’uso futuro della tecnologia mRna è importante che il disegno della sequenza sia modificato per ridurre gli eventi frameshifting dei ribosomi, poiché ciò potrebbe limitarne l’uso futuro per le applicazioni che richiedono dosi più elevate o somministrazioni più frequenti».

Guarda caso, i richiami anti Covid che vorrebbero inoculare un paio di volte l’anno, senza informare sugli eventi avversi che possono provocare. Non ultima, la neuromielite ottica, patologia autoimmune del sistema nervoso centrale caratterizzata da lesioni infiammatorie al nervo ottico, midollo spinale, tronco encefalico ed encefalo. Il sistema motorio e quello sensoriale risultano compromessi, ogni ricaduta può portare a una disabilità ancora più grave.

Lo scorso giugno, l’Università del Maryland ha pubblicato i risultati di uno studio riferito a 41 casi di neuromielite ottica, 23 dei quali erano di nuova insorgenza dopo la vaccinazione Covid 19, e tre di recidiva dopo la vaccinazione. Analizzando le dosi di vaccino e l’insorgenza dei sintomi tra i 26 pazienti, metà dei quali vaccinati con Pfizer, si è riscontrato che il 58% aveva manifestato sintomi neurologici dopo aver ricevuto la prima dose, mentre il 23% e l’8% li aveva sviluppati rispettivamente dopo la seconda e la terza dose.

Dopo aver messo a confronto pazienti che avevano sviluppato la neuromielite ottica post-infezione da Sars-CoV-2 con il gruppo che l’aveva manifestata in seguito alla somministrazione del vaccino anti Covid, i ricercatori hanno riscontrato che i vaccinati avevano una maggiore probabilità di sviluppare condizioni autoimmuni, malattie provocate da una disfunzione del sistema immunitario che aggredisce erroneamente strutture e tessuti del proprio organismo. Rispetto al gruppo che si era solo infettato, la percentuale era del 31% contro il 13%.

«Questa rara malattia autoimmune in genere non colpisce individui di età superiore ai 50 anni», viene ricordato su The Epoch Times. Però c’è stato almeno il caso di una signora di 70 anni documentato dai ricercatori dell’Università di Scienze mediche di Isfahan, in Iran, e pubblicato nel 2022 sulla rivista Multiple Sclerosis and Related Disorders. La paziente aveva a sviluppato una neuromielite ottica a esordio tardivo sette giorni dopo aver ricevuto il vaccino e la positività agli anticorpi AQP4-Ab presenti in più dell’80% dei pazienti affetti dallo spettro dei disordini della neuromielite ottica, era stata probabilmente indotta dalla vaccinazione.

«Tuttavia, non si può escludere che potesse essere presente una preesistente sieropositività asintomatica» e la somministrazione del vaccino «potrebbe potenzialmente innescare una recidiva di neuromielite ottica, anche negli individui anziani». Purtroppo, stiamo vedendo un moltiplicarsi di patologie e di complicanze davvero preoccupanti e che certo non dipendono dai cambiamenti climatici.

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