- Ci sono due nostri connazionali infetti alle Canarie: la polizia isola hotel con mille ospiti. Il Kuwait taglia i collegamenti aerei con Roma, Iraq e Giordania ci mettono al bando. A Lione il sindaco non lascia entrare in città i pullman con i tifosi della Juve.
- Rinviato il Salone del mobile, a rischio altre fiere di primo livello: balla il 30% del Pil.
Lo speciale contiene due articoli.
Il medico italiano di 69 anni in vacanza a Tenerife, risultato positivo al test del coronavirus e trasportato per 90 chilometri da un centro all’altro dell’isola spagnola, su un’ambulanza non attrezzata per le emergenze. I connazionali del Nord Italia, rispediti indietro come potenziali untori dagli africani delle Mauritius. Pure l’altro paradiso delle vacanze, le Seychelles, che chiude le frontiere agli italiani. Improvvisamente siamo diventati il pericolo numero uno, gli appestati da tenere ben distanti. Noi, che accoglievamo tutti e che se pensavamo a qualche saggia quarantena venivamo tacciati di essere fascioleghisti, praticamente non possiamo più uscire dal Paese. Costretti in casa, nei Comuni delle zone infette, o a non lasciare la Regione di appartenenza per non finire isolati per giorni al Centro o al Sud. Quasi impossibile considerare un viaggio all’estero per studio, lavoro, figuriamoci se per divertimento.
La Quaresima è iniziata con largo anticipo, abbiamo dovuto mandare giù il blocco del bus a Lione proveniente dall’Italia settentrionale perché secondo una passeggera l’autista tossiva in modo sospetto. L’hanno ricoverato con urgenza, assieme a un altro italiano con sintomi influenzali. La polizia francese aveva addirittura stabilito un perimetro di sicurezza intorno al pullman, raccolto informazioni su tutti i passeggeri. Per fortuna il tampone è risultato negativo, ma quando ci muoviamo questo è ormai il panico che provochiamo. I sindaci di Meyzieu e Décines, le due circoscrizioni che comprendono il Groupama Stadium dove oggi si svolgerà la sfida di Champions League, hanno chiesto alle autorità di impedire l’arrivo a Lione dei 3.000 tifosi della Juventus. Giordania e Iraq hanno vietato l’ingresso agli italiani, il Kuwait non vola più da e per l’Italia, Arabia Saudita, Israele, Serbia, Croazia sconsigliano di viaggiare nel nostro Paese, infinitamente più bello del loro ma, ahimè, considerato ora un lazzaretto da cui stare alla larga. Siamo diventati pericolosi come i cinesi che ci hanno portato il virus. Scoraggiano viaggi nel Nord Italia, l’Olanda, l’Irlanda, perfino l’Australia.
La Spagna, che si trova a fronteggiare i primi casi positivi di coronavirus (un’italiana giunta a Barcellona che avrebbe contratto il virus nel Nord Italia e una coppia di italiani in vacanza a Tenerife), ha ripetuto per bocca del ministro della Salute, Salvador Illa, «che sono importati» dal nostro Paese. Lunedì pomeriggio il medico piacentino, alle Canarie da una decina di giorni, si era presentato all’ospedale privato Quirón del Sur di Tenerife, distante un paio di chilometri dall’hotel in cui alloggiava, accusando una febbre persistente. Risultato positivo al test del coronavirus, è in isolamento nell’ospedale universitario Nuestra Señora de Candelaria, una struttura che si trova a una novantina di chilometri dal luogo di soggiorno del medico. «L’hanno trasportato con un’ambulanza non attrezzata per una persona altamente infetta. Qui non ne abbiamo», commenta un sanitario che vuole restare anonimo. Un secondo campione prelevato al turista di 69 anni è stato analizzato ieri dal Centro nazionale di microbiologia dell’Istituto di Sanità Carlos III, a Madrid. Anche la moglie del medico è da martedì pomeriggio nell’ospedale universitario, dopo essere risultata positiva al Covid-19.
Più di 1.000 clienti dell’hotel H10 Costa Adeje Palace, dove la coppia di italiani stava trascorrendo una breve vacanza, sono stati messi in quarantena. Nessuno può entrare e uscire dalla struttura, un 4 stelle con 467 camere affacciato sulla spiaggia La Enramada, a Sud di Tenerife. Fa parte della catena alberghiera fondata agli inizi degli anni Ottanta, una delle prime dieci della Spagna. Ieri su Twitter circolava il video di Chris Betts, un cliente inglese dell’hotel, che raccontava di come fossero stati messi tutti in quarantena «perché un medico italiano è risultato positivo al coronavirus». Spiegava: «Non possiamo muoverci, abbiamo poliziotti davanti a ogni porta, stiamo bene ma il personale utilizza mascherine, noi non ne abbiamo». Per giorni la stampa spagnola aveva sottolineato che gli unici due contagiati dal coronavirus, un tedesco che soggiornava nella piccola isola di La Gomera nelle Canarie – e un inglese che vive a Maiorca, nelle Baleari, erano stati infettati all’estero. Il primo in Germania, l’altro in Francia. E che dopo essere risultati positivi al primo test, vennero dimessi perché le analisi erano negative. Ieri invece una prima donna spagnola, di Barcellona, è risultata contagiata. La coppia di italiani in isolamento getta nel panico le Canarie, paradiso dei turisti, più di 13 milioni quelli stranieri nel 2019, 455.383 dei quali provenienti dal nostro Paese. L’arcipelago è la terza destinazione preferita, dopo la Catalogna e le isole Baleari. Lunedì sera il presidente delle Isole Canarie, Ángel Víctor Torres, aveva comunicato su Twitter che era scattato il protocollo di sicurezza dopo aver trovato positivo al test un italiano al Sud di Tenerife. Nelle ore successive, a parte un richiamo alla tranquillità e un ripetere che «tutto era sotto controllo», a parte chiudere le strade d’accesso all’hotel nella zona marittima, nulla è stato fatto per rassicurare la popolazione e i turisti sull’isola. «Si tratta di un virus contagioso ma con mortalità molto bassa», spiegava ieri il direttore del collegio dei biologi delle Canarie, Matías Fonte-Padilla, invitando a non adottare misure estreme perché «il blocco delle attività pubbliche o la limitazione dei movimenti possono recare danno alla cittadinanza e a settori economici di vitale importanza per la società canaria». Fino al primo marzo qui il carnevale è un altro business, nemmeno la tempesta di sabbia proveniente dal Sahara e che per giorni ha costretto alla chiusura lo scalo di Tenerife Sud, ha tenuto lontane dalle piazze migliaia di turisti in maschera. Adesso, quelli che hanno soggiornato all’hotel H10 stanno tempestando di chiamate il numero verde attivato dal ministero spagnolo della Salute.
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