• Il ministro Lorenzo Fontana riceve le associazioni dei portatori di handicap e promette di avviare un confronto permanente. Previste anche politiche per combattere la crisi demografica e dare sostegno alle coppie attraverso una nuova riforma fiscale.
  • Presentate in Senato le iniziative dei gruppi pro vita contro le «bugie nelle anagrafi»: «Iscrivendo le famiglie arcobaleno i sindaci violano la legge italiana».

Lo speciale contiene due articoli

«La sfida è ardua e di ampissima portata. Stiamo costituendo una struttura, per le disabilità, del tutto nuova, per dare risposte puntuali e rappresentanza istituzionale ad oltre quattro milioni di persone con disabilità». Eccolo qui il punto probabilmente più innovativo del nuovo esecutivo. Spesso oscurato, nella cronaca, dai temi forti, come immigrazione e lavoro, sta comunque prendendo forma.

Attraverso i contatti con le associazioni, che in Italia sono tante, fondamentali, ma abituate a lavorare in solitaria. Attraverso la consulenza dei professionisti del settore e alle persone di esperienza, fino a ieri magari relegate alle retrovie di un terzo settore sfruttato fino all’osso. Ora che il tema è sul piatto tutti vogliono salirci. ovviamente anche l’Europa. Ieri la commissione Petizioni del Parlamento europeo (Peti) ha deciso di svegliarsi: pronta a partire c’è una lettera al ministro per avere «non un pezzo di carta, ma un cambiamento vero nella vita di migliaia di persone che assistono i parenti disabili». Lorenzo Fontana «è stato un parlamentare europeo» e gli verrà chiesto «di assumersi personalmente la responsabilità di questa questione» ha sottolineato la presidente Cecilia Wikstrom. E invece, oltre al pezzo di carta, qualcosa c’è.

«Per la prima volta nella storia del Paese è stato ideato, voluto e realizzato un ministero per la Famiglia e le Disabilità», spiega Fontana, che ha preso in carico la sfida. «L’obiettivo è rappresentare esigenze che fino ad oggi o sono state frammentate tra più ministeri o non sono state tenute in debita considerazione».

Come? Partendo dall’ascolto. «Il primo passo per dare delle risposte è saper ascoltare le domande. Pensiamo che la famiglia sia la risposta, in campo sociale ed economico. E anche quando si parla di disabilità, la famiglia rappresenta il luogo primario delle attenzioni, della cura, dell’ascolto», ha spiegato il ministro a La Verità.

E proprio di famiglia, e della crisi sempre più grave che la investe, (gli ultimi dati Istat parlano di un minimo storico dall’Unità d’Italia nel 2017 con appena 458.151 bambini nati) Fontana ha parlato, sempre ieri, alla Camera. Rispondendo ad un question time (interrogazione a risposta diretta) del gruppo Lega che chiedeva di conoscere «quali politiche il ministro abbia intenzione di attuare per contrastare la crisi demografica», Fontana ha ribadito «l’inscindibile nesso tra crisi della natalità e crisi economica», confermato non solo da illustri studiosi, come Carlo Cottarelli che ha collocato proprio il «crollo demografico» tra i sette vizi capitali che bloccano l’economia italiana o Gian Carlo Blangiardo che ha sottolineato il peso della «crisi demografica senza precedenti», ma anche dal documento di Economia e Finanza del 2017 secondo cui «la politica economica dell’Italia dei prossimi anni dovrà vincere la sfida della crescita e della riduzione del debito pubblico in rapporto al Pil, collegata alla questione demografica».

Gli istituti del bonus bebè, del premio alla nascita e del bonus nido finanziati in questi ultimi anni «si sono rivelati insufficienti e non hanno sopperito alla mancanza di una programmazione strategica delle politiche familiari», ha sottolineato il ministro. Che fare allora? Le linee guida si trovano nell’articolo 18 del contratto di governo: «La spinta alla demografia deve prendere le mosse da un sistema fiscale family friendly con la realizzazione di una drastica semplificazione tributaria che dia valore al reddito e che renda meno onerosa l’imposizione indiretta con riferimento a beni e servizi relativi all’infanzia», ha spiegato ancora Fontana. «È necessario creare una rete di sostegno all’assunzione delle responsabilità genitoriali, valorizzando i consultori familiari e i Centri per la famiglia», ha aggiunto, «dando vita ad un nuovo welfare familiare. Infine, il ministero punterà a sistematizzare e integrare gli interventi di promozione della natalità e di sostegno alla maternità e alla paternità», rafforzamento sussidi e agevolazioni a sostegno della genitorialità. Tutto da inventare anche questa volta?

No. Gli esempi da seguire, però, vanno cercati all’estero e una volta individuati, per funzionare, devono diventare sistema. «Siamo impegnati in un’opera di condivisione delle buone prassi messe in atto, nell’ambito delle politiche per la famiglia, a livello internazionale», ha sottolineato il ministro, «solo operando in modo coordinato è possibile invertire il trend negativo della natalità che affligge il nostro Paese».

Alessia Pedrielli


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