Quello che temevamo sta succedendo: provano ad azzoppare la commissione d’inchiesta sul Covid. E quasi ci riescono. Nulla che ci stupisca, nulla che non fosse prevedibile. Ciò che fa specie è che, stavolta, il tentativo di depotenziamento sia partito non dall’opposizione, bensì dal Carroccio. Ecco i fatti. L’altro ieri, nelle commissioni Affari sociali di Camera e Senato, si sarebbe dovuto votare il testo base unificato per l’istituzione dell’organismo, incaricato di investigare sulla gestione della pandemia.
L’agenzia di stampa Agi ha visionato il documento, che include, all’articolo 3, un punto g, con il quale si dà mandato agli onorevoli di fare chiarezza sugli acquisti delle dosi di vaccini, «nonché sull’efficacia del piano vaccinale predisposto». Fonti della Verità spiegano che, su questa formulazione, esisteva un accordo politico almeno tra i tre partiti di maggioranza – Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega – e, in più, Italia viva.
Pochi minuti prima della conta, però, il Carroccio, su impulso dell’onorevole Arianna Lazzarini – la quale avrebbe agito d’intesa con Riccardo Molinari, capogruppo del partito a Montecitorio – avrebbe fatto saltare il banco. L’intervento della Lazzarini avrebbe ribaltato i termini del compromesso, precedentemente raggiunto con la deputata Simona Loizzo, cui il partito di Matteo Salvini aveva demandato il compito di occuparsi della materia, anche alla luce del suo ruolo di medico, primario a Cosenza. La Lega, in extremis, avrebbe preteso che dal testo fossero stralciati sia il riferimento ai vaccini, sia quello alle zone rosse. A dare manforte alle sue rimostranze, si sarebbero messi sia i rappresentanti azzurri, sia quelli renziani. Così, la votazione è stata rinviata alla settimana prossima, verosimilmente a mercoledì.
Avendo governato insieme a Mario Draghi, è comprensibile che certe forze politiche non abbiano un gran piacere a rimestare nella stagione delle inoculazioni – e delle vessazioni perpetrate a danno dei cittadini che le rifiutavano. Delicatissimo, poi, è il capitolo riguardante gli effetti avversi, il modo in cui sono stati minimizzati e censurati proprio da chi, su di essi, doveva vigilare, come l’Aifa. Si sta materializzando esattamente uno degli scenari dai quali, quando si è incominciato a parlare di commissione d’inchiesta, da queste colonne mettevamo in guardia i promotori dell’indagine in Aula: nessuna operazione verità sarebbe stata autentica, se non si fossero accesi i riflettori sui pasticci dei «migliori». Solo che, all’inizio, la nostra preoccupazione riguardava le mire sulla presidenza coltivate da Davide Faraone, esponente di Iv. Il meno propenso a mettere politicamente alla sbarra Mr Bce. Possibile che, adesso, sia il centrodestra a volersi fare del male da solo?
Arenarsi significherebbe non solo bruciare una preziosa occasione, ma pure perdere terreno rispetto ad altri Paesi. Il Congresso americano, ad esempio, ha messo sotto torchio nientemeno che l’amministratore delegato di Moderna, Stéphane Bancel.
Il Senato francese ha audito il vertice transalpino di Pfizer, che peraltro ha confermato la volontà della casa farmaceutica di blindare la riservatezza dei contratti per le forniture delle fiale antivirus. Sulla consultazione di quei faldoni si è aperta una disputa anche in Canada, dove Pfizer ha attaccato i parlamentari intenzionati a ficcare il naso nelle carte siglate dallo Stato e dalla multinazionale. E, a Bruxelles, il comitato Covid va avanti già da un po’: è stato due volte snobbato da Albert Bourla, ceo del colosso dei medicinali, ma ha incalzato la Commissione Ue e, comunque, ha costretto Janine Small, dirigente di Pfizer, a confermare che i vaccini non erano mai stati sperimentati per la capacità di bloccare la trasmissione del Sars-Cov-2. Dopo che gli esperti convocati dalla sinistra hanno argomentato che, qui da noi, non è necessaria alcuna commissione d’inchiesta, la vogliamo far nascere monca?
Certo, il rinvio del voto alla prossima settimana lascia ancora aperti ampi margini di trattativa. I partiti di maggioranza appaiono bendisposti a venirsi incontro. Un nuovo testo, dunque, potrebbe tenere in piedi tutta la sezione dedicata ai vaccini, cassando solamente la parte sulle zone rosse, agli albori della pandemia, sgradita al Carroccio per la maniera in cui la questione è stata brandita, peraltro con scarso successo, come un grimaldello contro Attilio Fontana. Si farebbe valere, in tale ipotesi, una sorta di principio di ne bis in idem: non creare inchieste doppione, per intenderci. Su quanto accaduto in Lombardia e Veneto nelle primissime settimane dell’emergenza sanitaria, in fondo, hanno lavorato commissioni regionali. Senza contare i corposi fascicoli in mano alla Procura di Bergamo, che punta direttamente a Roberto Speranza e Giuseppe Conte. È su quanto accaduto dopo l’arrivo dell’«uomo della provvidenza» a Palazzo Chigi, semmai, che è mancata la volontà di far luce. Se Draghi è intoccabile, tanto vale finirla qua. Prima ancora di cominciare. Senza sprecare tempo.
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