Infermieri in piazza per le pensioni
Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind
Successo per lo sciopero organizzato dal Nursind: si ferma il 75% del personale. Il segretario Andrea Bottega: «Se l’esecutivo non modificherà la manovra, andremo avanti».

Una adesione altissima, del 75%, quella fatta registrare ieri dallo sciopero degli infermieri, indetto dal Nursind. Gli infermieri, lo ricordiamo, insieme con i medici e altre categorie di dipendenti pubblici protestano (anche) per il taglio alle pensioni previsto dalla legge di bilancio: «Il governo ci ascolti», dice il segretario nazionale del primo sindacato autonomo degli infermieri, appunto il Nursind, «non può ignorare piazze così partecipate da Nord a Sud come quelle degli infermieri di oggi. Lo sciopero di 24 ore indetto dal Nursind solo da stamattina (ieri, ndr) ha già visto l’astensione dal lavoro di circa il 75% del personale interessato, al netto, naturalmente, di chi doveva garantire i servizi essenziali. Con attività ambulatoriali e sale operatorie sospese, i cittadini, purtroppo, stanno subendo grandi disagi, ma il vero problema è che la situazione eccezionale di oggi diventerà a breve la normalità». Una adesione così alta conferma quanto gli infermieri siano infuriati per le scelte del governo guidato da Giorgia Meloni: «La nostra», aggiunge Andrea Bottega, «è una protesta sentita. Con un messaggio chiaro alle istituzioni: di questo passo il Servizio sanitario nazionale rischia di rimanere senza infermieri. Scenario che comporta un inevitabile scivolamento verso una privatizzazione dei servizi, i cui costi ricadranno, ancora una volta, sulle tasche delle persone. Una ragione in più», conclude Bottega, «per non arrenderci. Se le nostre istanze non verranno accolte, infatti, la protesta andrà avanti. La posta in gioco, e cioè la sopravvivenza della sanità pubblica, è troppo alta».

Particolarmente partecipata la manifestazione di Milano. A quanto riporta Adnkronos salute, sui cartelli esposti in una piazza Duca d’Aosta invasa da camici azzurri c’erano scritti slogan molto incisivi, con la richiesta di «stipendi adeguati agli standard europei» e «condizioni di lavoro più umane», e la pretesa di essere trattati da «professionisti, non eroi». «La goccia che ha fatto traboccare il vaso della protesta», fa sapere il sindacato, «è stata la decisione del governo guidato da Giorgia Meloni in tema di pensioni. Il ricalcolo delle pensioni retributive contenuto nella manovra avrà serie ripercussioni sugli infermieri che già da anni, ancora prima della pandemia, denunciano stipendi molto bassi». Oltre al tema delle pensioni, il sindacato sottolinea altri nodi da sciogliere: «In primis», spiega il Nursind, «il mancato riconoscimento economico della professione: gli infermieri italiani sono quelli pagati peggio in Europa; una mancanza di riconoscimento economico che disincentiva anche le nuove generazioni a intraprendere questo percorso professionale. «È da anni», denuncia Donato Cosi, segretario territoriale del Nursind e componente del comitato nazionale del sindacato, «che denunciamo questi problemi e in tempi ancora non sospetti avevamo annunciato che in caso di emergenza sanitaria il sistema sarebbe andato in tilt. Così è stato durante la pandemia: una pandemia che non ha insegnato nulla ai governi che all’epoca erano al potere e che poi si sono susseguiti. Una pandemia dove a rimetterci salute, stipendio e in alcuni casi anche la vita, sono stati proprio gli infermieri che in prima linea hanno combattuto per tre anni. Prima», conclude, «eravamo gli eroi, adesso ci dicono che il nostro lavoro non è usurante, e anzi ci tagliano anche le pensioni. Ma che cosa dobbiamo fare per far capire a chi ci governa che la sanità è un bene prezioso e un bene di tutti e che se non si investe sulla sanità e i suoi professionisti rischiamo davvero di far collassare il Paese? C’è tanta amarezza».

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