Renzi non stacca la spina a Conte e ora prepara la lista delle poltrone
Matteo Renzi (Ansa)
Italia viva salva Alfonso Bonafede e con lui l’esecutivo di Giuseppi. Il Bullo ancora una volta ha usato il suo partitino per passare all’incasso: si parla di vicepresidenza della Camera per Maria Elena Boschi e mire persino sul Viminale.

«Voteremo contro le mozioni di sfiducia del centrodestra e della senatrice Bonino, alla quale riconosciamo di aver posto dei temi veri. Lei tutto è tranne che una persona avvicinabile dalla mafia, ma spero che questa vicenda le faccia capire che essere additati ingiustamente tutti i giorni sui giornali fa male. Ma Bonafede amministri la giustizia, non il giustizialismo e ci avrà al suo fianco». È passato da poco mezzogiorno, tutt’altro che di fuoco, quando Matteo Renzi scopre le carte e dichiara l’ennesimo bluff. Ancora una volta, pochi giorni dopo le finte lacrime del ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, seguite alla finta minaccia di dimissioni nel caso in cui la sanatoria per gli immigrati non fosse stata accettata dalla maggioranza, Renzi e i suoi dimostrano di avere una invidiabile capacità di fare l’esatto contrario di ciò che dicono senza il minimo turbamento. Niente sfiducia al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e alzi la mano chi davvero aveva creduto che Renzi, per coerenza, stavolta avrebbe fatto cadere il governo: bisognerà rassegnarsi a questo andazzo, con l’ex rottamatore che tra un paio di settimane, su qualche altro tema, a caso, porrà il penultimatum a Giuseppi Conte, e poi si tirerà indietro dopo aver incassato la contropartita politica: poltrone, poltronissime, e sofà.

Cosa ha ottenuto questa volta Renzi in cambio del no alle due mozioni di sfiducia contro Bonafede, presentate e discusse ieri rispettivamente dal centrodestra e da Emma Bonino e Azione di Carlo Calenda? Fonti autorevoli di governo spiegano alla Verità che la contropartita politica consisterebbe nella vicepresidenza della Camera dei deputati per Maria Elena Boschi, che prenderà il posto del presidente di Italia viva, Ettore Rosato. Proprio per Rosato sarebbe in arrivo una poltrona importante: diventerà il capo di una task force per il rilancio dell’Italia. Pier Luigi Marattin sarà indicato dalla maggioranza per la presidenza della Commissione Bilancio della Camera: prenderà il posto del leghista Claudio Borghi quando, a fine giugno, allo scoccare della metà legislatura, le presidenze delle commissioni andranno rinnovate.

«Non abbiamo chiesto alcun rimpasto di governo. Abbiamo sostenuto che abbiamo il diritto», confessa Rosato a Radio 24, «oltre che il dovere, di avere una rappresentanza politica per le nostre proposte. Noi facciamo una battaglia per lo sblocco delle infrastrutture. La presidenza delle commissioni? Noi come gli altri partiti di maggioranza abbiamo diritto ad avere una rappresentanza nei luoghi quando questi saranno rinnovati. Esiste un manuale Cencelli», aggiunge Rosato, «chiediamo una rappresentanza istituzionale come altri ma non abbiamo chiesto nessun sottosegretario alla Giustizia». Più chiaro di così si muore, altro che Italia viva: chi esce a pezzi da questa ennesima sceneggiata renziana, è proprio il governo guidato da Giuseppe Conte. Renzi ha capito che gli basta alzare un po’ la voce per ottenere quello che vuole, e nel M5s sono certi che il meccanismo si ripeterà presto, prestissimo, magari con il Viminale nel mirino del manipolo di parlamentari dell’ex rottamatore. Il quale, mentre sta per andare in aula, si concede anche spunti melodrammatici: «Mi appresto a fare uno degli interventi più difficili della mia vita», scrive Renzi su Facebook, prima di svolgere uno degli interventi più comici della sua vita.

E Bonafede? Il discorso in Senato del ministro della Giustizia per insufficienza di prove è noioso, demagogico, retorico, tanto che qualcuno maligna che Conte stia sbadigliando ben nascosto dalla mascherina. Il passaggio che fa capire che l’accordo con Italia viva è chiuso, è il seguente: «Tante volte all’interno della maggioranza», afferma Bonafede, «ci siamo interrogati e anche divisi in ordine, per esempio, all’impatto conseguente alla riforma della prescrizione. Su questo punto, così come su tutto l’andamento dei tempi del processo sarà importante una commissione ministeriale di approfondimento e monitoraggio dei tempi che permetta di valutare l’efficacia della riforma del nuovo processo penale e civile».

È il segnale che tutti aspettavano, la concessione politica che Bonafede utilizza per tentare (invano) di nobilitare quello che altro non è che un braccio di ferro sui posti, come lo stesso Rosato, parlando esplicitamente di manuale Cencelli, ammette invece candidamente. La riforma della prescrizione era stata, prima che il coronavirus anestetizzasse il dibattito politico in Italia, la trincea che divideva i renziani dal governo e in particolare dal M5s. Chiuso questo capitolo, in attesa del prossimo, l’ex rottamatore, con una buona dose di senso dell’umorismo, riserva parole dolci perfino a Conte: «Il presidente del Consiglio», dice Renzi, «ha detto che in caso di sfiducia al ministro Bonafede avrebbe tratto conclusioni politiche. In questi casi il presidente del Consiglio si rispetta e si ascolta: presidente, lei si assume la responsabilità e noi la seguiamo. In un Paese che ha 31.000 morti, l’11% di deficit stimato, che vede il debito pubblico andare verso il 160%, la disoccupazione prevista al 15%, chi si ritiene un patriota istituzionale, chi crede alla ragione di Stato, rispetta quello dice il presidente del Consiglio se fa parte della maggioranza».

Finisce così questa giornata di ordinaria ipocrisia, con il Pd che fa buon viso a cattivo gioco, il M5s che tira un sospiro di sollievo, Conte che si prepara alla prossima battaglia. Pur di restare in sella va bene tutto, anche accontentare sempre e comunque i capricci e le richieste di Renzi: viva Italia viva, purché il governo sopravviva.

Da non perdere