Nella caccia alla talpa dentro l’Inps l’Antifrode non ci sta a fare da scudo
  • Guerra aperta nell’Istituto. I dirigenti puntano il dito verso il presidente: «Senza un ok dall’alto la trappola non sarebbe riuscita. E l’obiettivo era la Lega». Il capo dell’unità interna, Antonello Crudo: «Esistono atti formali».
  • Oggi il presidente Inps parlerà in Aula. Dovrà giustificare dossier e fughe di notizie. Intanto spunta il «furbetto» Ms5: Marco Rizzone deferito ai probiviri del Movimento.

Lo speciale contiene due articoli.

In questo agosto romano è sempre più bollente la temperatura nella sede dell’Inps. La vicenda dei bonus per le partite Iva, intascati anche da 2.000 politici fra cui tre parlamentari, ha provocato forti malumori fra i dipendenti dell’Istituto. Autorevoli fonti interne, che non fanno parte della cerchia ristretta del presidente, Pasquale Tridico, si chiedono «chi abbia portato tanto scompiglio» dentro le mura di via Ciro il Grande. Infatti dentro all’istituto è partita la caccia a chi abbia stilato la lista di proscrizione di parlamentari e amministratori locali, l’abbia messa in un cassetto a maggio e l’abbia tirata fuori ad agosto, proprio alla vigilia del referendum grillino sul taglio di senatori e deputati.

Un elenco che, ovviamente, è un ottimo assist per chi si sta esponendo, come i 5 stelle, per la riduzione delle poltrone a Montecitorio e a Palazzo Madama, tema di facile presa in campagna elettorale. «Chi ha giocato sporco con i dati dell’Inps?», si chiedono numerosi dirigenti. C’è poi una questione: la maggior parte dei furbetti del bonus appartiene alla Lega. Insomma, esattamente un anno dopo «la mossa del cavallo» di Matteo Renzi, che ha messo fuorigioco Matteo Salvini, qualcuno deve aver pensato di dare un altro colpetto al leader leghista in calo nei sondaggi. Ma chi?

Per provare a dipanare la matassa, bisogna sottolineare che i dati sui pubblici amministratori sono desumibili dagli archivi stessi dell’Inps, grazie al fatto che vengono fatte delle specifiche domande di posizione in seguito all’ottenimento dell’incarico amministrativo. Dunque molti dipendenti dell’Inps, anche quelli non appartenenti al gruppo Antifrode, avrebbero potuto trovare i 2.000 politici che hanno beneficiato del bonus. Discorso diverso, invece, per parlamentari e consiglieri regionali: nel loro caso questa informazione non c’è, perché Camere di appartenenze e assemblee regionali non segnalano nessun nome all’istituto. Quindi le informazioni sensibili sui parlamentari non erano a disposizione di tutti, ma solo a una ristretta cerchia, che nelle proprie ricerche ha lasciato traccia nei database dell’istituto. Però sembra che la caccia ai furbetti sia stata compiuta con l’autorizzazione dei vertici e lo stesso capo dell’unità Antifrode dell’Inps, Antonello Crudo, ha fatto sapere che esistono «atti formali». Quindi il dirigente ha certamente informato i suoi superiori del suo lavoro e dei risultati. Ma l’incrocio dei dati era terminato già maggio e quindi i risultati delle verifiche avrebbero potuto essere resi pubblici circa tre mesi fa. «Perché le informazioni», si domandano alcuni alti dirigenti, «sono uscite dopo tanto tempo?». Si tratta di una fuga di notizie a orologeria? Non bisogna dimenticare che il referendum sulla legge che taglia il numero dei parlamentari si avvicina sempre più, infatti il 20 e 21 settembre gli italiani si pronunceranno sulla questione molto cara al M5s. E il caso di questa giorni è un clamoroso assist per il fronte del sì. Ma ci sono anche altre domande senza risposta che assillano i dirigenti che abbiamo contattato. Una fonte ci dice: «Se i sussidi da 600 euro e poi da 1.000 euro erano legittimi perché è stata avviata l’indagine del nucleo Antifrode? Un vero e proprio controsenso. Al contrario, se l’assegno di sostegno ai politici è illegittimo perché non è stato revocato già la scorsa primavera?». Due quesiti da «tertium non datur». C’è infine l’interrogativo più importante: chi ha deciso di dare la caccia ai politici? Difficilmente il mandante, se esiste, verrà scoperto. Però resta il fatto dei deputati che hanno percepito il bonus, due su tre, sono della Lega, mentre il terzo, sembra dei 5 stelle e con ogni probabilità verrà rivelato solo oggi da Tridico in commissione Lavoro. Nel frattempo sui giornali sono usciti altri nomi di leghisti, in particolare di otto consiglieri regionali, mentre gli altri due sono di Pd e Fi. Insomma, nell’intera vicenda lo sbilanciamento a sfavore della Lega è fin troppo evidente. «Mettiamo anche che chi ha fatto l’incrocio iniziale», ci dice un’altra autorevole fonte interna all’Inps, «l’abbia fatto senza input politico, resta il fatto che, una volta scoperti nomi e provenienza partitica qualcuno, forse un superiore del rabdomante, ha fatto uscire la notizia a mio parere in modo strumentale». Qualche risposta prima o tardi la avremo, anche perché il Garante della privacy ha avviato un’indagine e, come detto, Crudo avrebbe riferito ai colleghi di aver in mano «atti formali», ossia i provvedimenti con cui avrebbe informato, in tempi non sospetti, i suoi superiori dell’operazione di incrocio. E che tale operazione «riguardava tanti amministratori pubblici». Ma c’è di più perché «il pool Antifrode avrebbe informato il presidente Tridico e pochi altri via mail sugli esiti delle ispezioni», spiegando che «non si ravvisavano illegittimità e che andavano quindi pagate (le richieste presentate da politici, ndr)». Per approfondire abbiamo provato a contattare Crudo, ma il suo telefono ha squillato a vuoto. Nonostante il suo mutismo, ci risulta però che non voglia fare l’agnello sacrificale. Speriamo che a qualcuno di questi quesiti darà risposta Tridico nell’audizione di oggi. Per farlo sentire a suo agio Matteo Salvini ha dichiarato: «Non ha pagato la cassa integrazione, cosa aspetta a dimettersi?». Domanda che in queste ore si fanno anche diversi dirigenti, dopo che il loro Istituto è stato gettato in mezzo all’ennesima bega politica.



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