Il Pd ha aperto la strada alla cyber insicurezza
Ansa
  • L’Italia, per colpa dei dem, non ha un’agenzia indipendente. Questo, con la nuova norma Ue, è un problema.
  • Durante i giorni della trattativa con l’Ue, il finanziere incontrò in segreto il socialista Frans Timmermans. Il guru delle Ong spingeva perché la nostra manovra fosse bocciata. Un’ossessione che lo insegue dai tempi di Monti.
  • Per il Cdr la denuncia di censura di Ivo Caizzi è solamente una «richiesta di chiarimenti» Averla diffusa è stato «deplorevole». Detto da chi pubblicò le mail private di Paolo Savona...

Lo speciale contiene tre articoli

Aver adottato la direttiva europea Nis (Network and information security) per migliorare le capacità di cyber security dei singoli Stati, aumentando il livello di cooperazione e di comunicazione all’interno dell’Ue, potrebbe aver minato la nostra autonomia nazionale. Per di più con il rischio concreto che il controllo governativo serva solo a garantire strumenti sia legislativi sia tecnici per attuare una sorveglianza di massa. Sono pareri che circolano nei settori dell’intelligence italiana. E che dovrebbero essere di dibattito pubblico alla vigilia delle prossime elezioni europee – con il nuovo piano d’azione contro la disinformazione sui social media varato dalla Ue. Se ne dovrebbe parlare soprattutto dopo la notizia data ieri dalla Verità sui file pubblicati da Anonymous sull’operazione Integrity initiative, un programma di monitoraggio e controinformazione da 2 milioni di dollari realizzato in Gran Bretagna, con sponde in ambienti militari della Nato, avente l’obiettivo di contrastare le fake news russe. Ieri Jacopo Iacoboni della Stampa, uno dei giornalisti che compaiono nei leak pubblicati dagli hacker, ha accusato su Twitter il nostro giornale di averlo diffamato, nonostante avessimo chiesto a lui un commento che abbiamo riportato correttamente nell’articolo. Il file «cluster Italy» è di libero accesso a tutti, basta andare su questo link (https://fdik.org/Integrity_Initiative/). Il fatto che ci possa essere un’influenza esterna sui nostri giornali o sui nostri social media da parte di Stati esteri dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme nel nostro Paese. Non solo. L’attenzione maggiore dovrebbe essere anche sui software di controllo aziendale e di infrastrutture critiche, spesso prodotti all’estero e su cui sorvegliano i nostri servizi segreti. L’ultimo attacco hacker ai politici tedeschi ha creato diverse polemiche in Germania, in particolare sul ruolo della Bsi, agenzia indipendente tedesca per la sicurezza informatica, da poco nominata come punto di contatto per la Nis a Berlino.

Secondo alcune fonti diplomatiche il modo in cui l’Italia ha recepito la Nis, invece, potrebbe rappresentare un cavallo di troia dell’Ue, presupposto per consegnare loro informazioni sensibili e per creare una forza di polizia europea in un settore delicato e strategico come quello della sicurezza informatica che getterà le basi per l’economia dei prossimi anni. Il primo atto in questa direzione fu fatto da Mario Monti nel 2013 e proseguito fino alla scorsa primavera dall’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Ma sono stati i governi di centrosinistra ad aver istituito il Dis (Dipartimento informativo sicurezza), come punto di contatto per la direttiva Nis. Per quale motivo? Il Bsi tedesco è una agenzia nata negli anni Ottanta che si occupa esclusivamente di aspetti legati alla sicurezza delle comunicazioni. In Francia esiste dal 2002 l’Anssi che ha le stesse competenze, agenzia indipendente dall’intelligence o dalle forze di polizia che si occupa esclusivamente di cyber. In Italia, anziché creare una struttura indipendente si è deciso di dare queste competenze ai servizi segreti. La Ue ci controlla direttamente. Da noi non esistono enti terzi certificatori. In questo modo le pubbliche amministrazioni sono piene di prodotti stranieri che nessuno ha controllato. Se ci sono perplessità su Huawei perché non possono essercene sul software Fireeye americano? Per di più la maggior parte del denaro pubblico investito in cyber sicurezza finisce all’estero, considerato che il nostro Paese non produce materiale dedicato a questo settore: la sicurezza passa anche attraverso la produzione e l’utilizzo di propri apparati. Perché l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, da sempre in ottimi rapporti con gli Stati Uniti, ha deciso di impostare in questo modo la struttura cyber? Da noi nel frattempo sono state tolte competenze alla polizia postale o al Cnaipc (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche). Senza dimenticare che siamo insieme alla Germania l’unico Paese europeo ad avere due centri di ascolti Nsa (National security agency), uno a Milano e uno a Roma.


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