È Lega piglia tutto pure in Sardegna. Cappotto al Pd e M5s prosciugato
  • Spinge il centrodestra alla vittoria con Christian Solinas, senatore leghista. Sesta disfatta locale dalle politiche per i dem, che restano primo partito ma calano. La batosta dei grillini secondo il candidato: «Era una partita già persa».
  • La parola d’ordine di Giuseppe Conte è: «Nessuna ripercussione sul governo». I due alleati concordano, ma i pesi sono ribaltati. Adesso i «blu» hanno il capitale politico per accontentare la base su legittima difesa, Tav e autonomia. Se fosse necessario, pescando i voti da Fi e Fdi.

Lo speciale contiene due articoli

Doveva essere un testa a testa quello tra Christian Solinas e Massimo Zedda, candidati a governare la Sardegna per i prossimi cinque anni rispettivamente per il centrodestra e il centrosinistra, e invece per Pd e soci la tornata elettorale si è trasformata in un clamoroso testacoda. Una manciata di ore dopo l’inizio dello spoglio il risultato era già piuttosto chiaro, ma nel corso della giornata la vittoria da parte di Solinas ha raggiunto proporzioni che probabilmente nemmeno i più ottimisti speravano di portare a casa.

Grazie a questo risultato, la Lega conquista la regione più a sud della sua storia politica. Entusiasta il vicepremier Matteo Salvini: «Dalle politiche a oggi se c’è una cosa certa è che su sei consultazioni elettorali, la Lega vince 6 a zero sul Pd». Una vittoria rafforzata, ha aggiunto Salvini ringraziando i sardi che «hanno deciso di darci fiducia», anche dal fatto che «come in Abruzzo è la prima volta che ci presentiamo alla regionali».

Nel momento in cui scriviamo, scrutinate ben più della metà delle sezioni (1.600 su 1.840), il candidato presidente del centrodestra ottiene il 47,8% delle preferenze, mentre il sindaco di Cagliari si è ferma appena al 33%. Lontanissimo l’esponente del M5s, Francesco Desogus, che raccoglie solo l’11% dei voti. Uno scarto considerevole, distante anni luce dagli exit poll diffusi ieri alla chiusura dei seggi e che attribuivano a Solinas una forbice tra il 36,5% e il 40,5%, accreditando Zedda di un intervallo tra il 35% e il 39%. Ma la realtà ha raccontato un’altra storia: Christian Solinas ha vinto praticamente dappertutto, raggiungendo percentuali eloquenti anche in roccaforti oggi governate dal centrosinistra (per esempio Sassari, dove ha raccolto oltre il 41% dei consensi). Il candidato del centrodestra sbanca tutte e otto le circoscrizioni provinciali, superando addirittura il 50% dei consensi in Gallura (58%) e Ogliastra (54%). Unica consolazione per Zedda, il risultato cittadino di Cagliari, capoluogo che amministra dal 2011. Nella «capitale», 153 sezioni scrutinate su 174, il sindaco arriva infatti a prendere il 44% contro il 41% di Solinas.

Per il resto, dicevamo, non c’è stata storia. Nonostante la limpida vittoria ottenuta, qualche analista ha avuto il coraggio di parlare di risultato deludente per la Lega e per il centrodestra in generale. Un giudizio dettato dalla scarsa conoscenza della politica isolana e della legge elettorale vigente. Partiamo dai numeri nudi e crudi: le 11 liste che hanno sostenuto Christian Solinas hanno ottenuto ben il 52% delle preferenze, con in testa la Lega (11,9%) seguita dal Partito sardo d’azione (10%) e da Forza Italia (8%). Sull’altro versante, il centrosinistra ha raccolto appena il 30% dei voti, con il Pd (12,9%, in calo rispetto al 14% delle politiche) unico partito in grado di distinguersi dalle altre sette formazioni che oscillano tra lo 0,4% e il 3,7%. Ancora peggio il M5s, fermo al 9,5%. Numeri che sembrano punire duramente i partiti nazionali, e in particolare i due azionisti della maggioranza, ma che per essere compresi debbono essere inseriti nel particolarissimo contesto sardo. La somma delle formazioni che siedono in Parlamento e che si sono presentate alle regionali sarde (Lega, M5s, Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia) dà infatti meno del 50%. Da un lato ciò si deve attribuire allo scarso radicamento territoriale dei partiti del «continente», che spesso preferiscono appoggiarsi ai movimenti locali piuttosto che provare a crescere autonomamente. D’altro canto, tuttavia, la forte dispersione del voto (24 liste per 1,47 milioni di votanti) la dice lunga sul meccanismo elettorale, che invoglia a mettere in piedi una miriade di «portatori d’acqua» responsabili ciascuno di intercettare target elettorali ben precisi. Lega e M5s meritano una considerazione a parte. Il partito di Matteo Salvini si appoggia infatti a livello locale al Partito sardo d’azione, della quale Solinas, senatore eletto con la Lega, è segretario politico. Sommando il risultato ottenuto da questi due partiti si ottiene il 21,5%, lontano dalla media nazionale ma quasi doppio rispetto al risultato del Carroccio alle politiche del 2018 e inimmaginabile fino a qualche anno fa. Scontano invece l’assenza da presidi amministrativi di rilievo i pentastellati, sul cui esito elettorale ha pesato anche la vicenda del velista Andrea Mura (deputato dimessosi a seguito dell’espulsione dal Movimento con l’accusa di assenteismo), e quella di Mario Puddu, candidato alle regionali costretto al ritiro a seguito dell’indagine a suo carico per abuso d’ufficio. Deluso dal risultato, Desogus ha accusato Luigi Di Maio di non averci «messo la faccia», annunciando mestamente il ritorno al proprio mestiere di bibliotecario.

Quella di Massimo Zedda, profugo di Sel, doveva essere invece la candidatura in grado di ricomporre il centrosinistra, non certo raccoglierne le macerie. Certo, l’eredità lasciata dalla giunta dei professori guidata da Francesco Pigliaru non era un lascito di cui fare gran vanto. Ricchezza pro capite ben lontana dalla media nazionale, spopolamento in atto, disoccupazione in doppia cifra, sono solo alcune delle criticità isolane che la precedente amministrazione regionale non ha saputo correttamente interpretare e gestire. Senza parlare del comparto sanità, vero e proprio punto caldo di tutta la campagna elettorale. Zedda ha ammesso la sconfitta e in tarda serata si è complimentato con il neogovernatore dell’isola, augurandogli buon lavoro. È ufficiale: da oggi in Sardegna inizia l’era di Christian Solinas.


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