La guerra alla realtà del Canada di Trudeau. Tampax obbligatori nei bagni degli uomini
Justin Trudeau (Ansa)
Nella riforma dello Statuto dei lavoratori, il leader progressista ha previsto la diffusione di assorbenti anche ai maschi biologici.

Salari? Sicurezza? Welfare? Crociate polverose. Roba da sindacalisti degli anni Settanta. Nel Canada evoluto ed emancipato, ormai, le condizioni dei lavoratori sono così buone, che la priorità non è più dar loro diritti; al massimo, si tratta di distribuire gli assorbenti. Quelli per il ciclo. Alle donne in carriera, in modo da incoraggiarne l’inserimento nelle aziende pubbliche e private? Macché. Sarebbe scontato. Vanno dati a tutti. Infatti, nell’universo parallelo del premier, Justin Trudeau, le mestruazioni possono arrivare a chiunque. Alla faccia della natura: quella è superata. Come i salari, la sicurezza e il welfare. È soltanto questione di convinzioni personali: se ti senti donna, allora hai le ovaie. Con annessi e connessi.

Tale è l’effetto grottesco dell’ultima riforma dello Statuto dei lavoratori, voluta dal leader con la chioma sbarazzina. Nei posti in cui siano presenti impiegati, recita il testo di legge, «i prodotti mestruali devono trovarsi in tutti i bagni, a prescindere dal genere cui sono riservati». Donne, uomini, fluidi e transgender: ciascuno ha titolo alla salvietta con le ali. E persino al tampax. Non indaghiamo su quali usi possano fare, dell’assorbente interno, i cosiddetti «maschi biologici», considerato che, tra le parole più cercate su Google nel 2023 dai canadesi, figura il vocabolo «pegging». Ossia, il gioco erotico nel quale l’uomo viene penetrato dalla donna, con l’ausilio – diciamo – di una protesi esterna. Meglio stendere un (doppio) velo pietoso.

Il governo progressista è stato messo alla berlina da una ex senatrice di destra, Linda Frum, che sui social ha postato l’immagine di una toilette per uomini trans, situata all’interno del Parlamento, nella quale era presente l’apposito contenitore per l’igiene intima. «Un giorno, quando solo le donne avevano le mestruazioni, dovevamo pagarci gli assorbenti», ha ironizzato l’onorevole. «Ma adesso che anche gli uomini hanno il ciclo, è obbligatorio offrire questi prodotti gratuitamente in tutti i servizi, in tutti i luoghi di lavoro federali». E come ha riportato il New York Post, su X qualcuno ha già intuito che fine faranno tamponi e stoffe alate, installati nei ritiri parlamentari: i deputati «li porteranno a casa dalle mogli, gratis». Almeno, non sarà un privilegio esclusivo della casta politica.

Trudeau e compagni, compagne e «compagn*», intanto, rivendicano la misura: essa, giubilano, garantirà «migliori condizioni di salute e produttività, riducendo lo stigma spesso associato alle mestruazioni». Forse, l’esecutivo si riferiva alle battutine sessiste, oltre che un po’ ineleganti, sull’irritabilità «uterina» delle signore. In tal caso, il problema è stato risolto in modo geniale. Se proprio non si riesce a rinunciare al gusto sardonico del motteggio, da adesso si potrà sbeffeggiare anche il collega maschio: «Come mai sei nervoso? Hai il ciclo?».

La nuova frontiera della rivoluzione culturale è il frutto di anni e anni di battage. È diventata celebre, ad esempio, la campagna lanciata nel 2021 da Luteal, una società che vende medicinali utili a ridurre i fastidi associati al mestruo. Tipo i classici dolori di pancia. Nella foto scattata all’uopo, si vedeva un gruppo di trans con i boxer sporchi di sangue. Avendo preso a cazzotti il senso comune, lo slogan è rimasto memorabile. Non sono semplicemente le «donne» ad avere il ciclo: «Le persone hanno il ciclo».

In una certa maniera, la compagnia aveva ragione. Solo, per i motivi opposti rispetto a quelli addotti dalla comunità Lgbt. Il fatto è che la natura non è un’opinione: se nasci donna, potrai sottoporti a mastectomia, tagliarti i capelli, indossare jeans e camicie al posto di tailleur e gonne, e infine cambiare nome all’anagrafe. Ma ti rimarranno le ovaie. Con annessi e connessi, appunto. Diversa è la situazione degli uomini: Trudeau può inventarsi tutte le leggi inclusive che vuole, ma non avrà mai «le sue cose». Ecco perché la norma sugli assorbenti solleva il dilemma tipico dei tentativi ossessivi di obliterare le differenze biologiche: a chi giova rimuovere le specificità dei sessi? In ballo c’è la liberazione della donna, o, piuttosto, la colonizzazione del femminile da parte di uomini prevaricatori?

In Canada, dal 2017 si rischia di finire incriminati, in caso di ostinato rifiuto di attribuire a una persona il giusto pronome, il cosiddetto «misgendering». Non sorprende che, quest’anno, in cima ai vocaboli più cliccati online, ci sia il lemma «woke», l’ideologia del «risveglio» che permea la retorica arcobaleno, antirazzista e intersezionale della sinistra postmoderna. La quale è pressoché egemone, nel Paese nordamericano.

Ai tempi delle primissime discussioni italiane sulle unioni civili, il vegliardo Giulio Andreotti si meravigliava di come fosse cambiata l’agenda progressista: non più dare al contadino la terra, bensì dare al contadino un altro contadino. Oggi, con meno generosità e ambizione, a braccianti, operai e colletti bianchi, lo Stato sociale concede gli assorbenti. Salari? Sicurezza? Welfare? Ricordi di lotte passate. Ora, ai lavoratori tocca adeguarsi alla globalizzazione. Con il suo cetriolo. Oppure, se preferiscono, il tampax.

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