- Una ricerca uscita su «Jama», condotta pure da scienziati italiani, spara cifre roboanti: 14,8 milioni di anni di vita salvati dai farmaci antivirus. Poi però certifica che negli under 30 il loro ruolo è stato marginale. Eppure, i ragazzi vennero perseguitati con il green pass.
- Il presidente della Camera al Ventaglio smentisce una sua candidatura in Veneto.
Lo speciale contiene due articoli
«I vaccini hanno evitato oltre 2,5 milioni di morti». C’è ancora l’era Covid sullo sfondo e all’idea di vederci inflitto un commento tv di Andrea Crisanti o Roberto Burioni avremmo voglia di passare la notizia sotto silenzio. Ma non si può per dovere di cronaca e per fare una volta di più gli scettici blu. Lo studio che dichiara l’esito trionfale delle iniezioni specifica che, dal 2020 al 2024, ogni 5.400 dosi è stata salvata una vita, che l’82% dei salvataggi riguarda persone che prima di vaccinarsi non avevano mai avuto il Covid, che il 57% delle vite è stato salvato durante l’aggressiva variante Omicron e che il 90% aveva più di 60 anni. Per poi concludere con un lampo di realismo: «I calcoli degli anni di vita sono un argomento controverso».
L’indagine, pubblicata da Jama Health Forum, è stata condotta in team dall’Università Cattolica e dalla Stanford University di San Francisco ed è stata finanziata dal Programma europeo per la ricerca, con l’acronimo molto impegnativo Exact, che sta per «European network staff ecchange for integrating precision health in the healthcare systems». Vale a dire da una delle istituzioni mondiali che hanno acquistato più vaccini (e più ne hanno gettati via) per la gioia delle case farmaceutiche. Non più tardi di un anno fa un’inchiesta di Politico aveva rivelato che almeno 215 milioni di dosi di vaccino anti Covid acquistate dall’Unione europea per rifornire 19 Paesi membri sono rimaste inutilizzate e sono scadute, per un corrispettivo di almeno 4 miliardi dei contribuenti bruciati. In testa c’era la Germania con 83 milioni di dosi, seconda l’Italia con 49,1.
Un presupposto non marginale per soppesare il contesto e i numeri, ai quali se ne deve aggiungere forzatamente un altro: almeno nel nostro Paese ogni dato sull’argomento è da considerarsi spurio, poiché fin dall’inizio nessuna autorità sanitaria preposta ha voluto distinguere i malati morti per il Covid da quelli morti con il Covid, quindi da intestare a malattie sottovalutate durante il delirio pandemico gestito nel peggiore dei modi dal governo di Giuseppe Conte con il fattivo supporto delle virostar e degli ideologi da talk show. Nonostante questi bachi di sistema, i big data hanno un certo impatto e nessuno tiene conto della meravigliosa battuta di Donald Coase, premio Nobel per l’Economia nel 1991, che disse: «Se torturi un numero abbastanza a lungo gli farai confessare qualsiasi cosa».
Lo studio ha il bollino blu dell’ufficialità ed è stato portato avanti dal team di Stefania Boccia (direttrice del Dipartimento di Scienze della vita e Sanità pubblica della Cattolica) con Angelo Maria Pezzullo e Antonio Cristiano, più John Ioannidis di Stanford. «Prima del nostro studio», hanno sottolineato Boccia e Pezzullo, «circa un centinaio di lavori hanno provato a stimare i morti evitati dai vaccini in diversi periodi o parti del mondo. Questo è il più completo perché basato su dati mondiali riguardanti anche il periodo Omicron. Abbiamo confrontato questi dati con quelli stimati possibili in assenza di una vaccinazione anti Covid, calcolando così le persone salvate dai vaccini e gli anni di vita guadagnati grazie ad essi».
I firmatari della ricerca arrivano a una conclusione bizzarra: grazie ai vaccini sono stati guadagnati (si immagina dal genere umano vaccinato) 14,8 milioni di anni di vita. Non è l’unica curiosità: gli esperti sottolineano che l’indagine riguarda i Paesi ricchi, tralasciando che in quelli poveri la percentuale delle persone vaccinate è stata bassa e nonostante ciò il contagio si è rivelato contenuto. E non dimenticano di aggiungere, come se dopo un’accelerazione dovesse arrivare la frenata, che «anche se i vaccini Covid hanno determinato chiaramente un risultato importante, i loro benefici non corrispondono a quelli di altri vaccini ampiamente utilizzati».
Ammesso e non concesso che il balletto dei numeri sia oggettivamente inattaccabile, non si può non notare un dato decisivo: lo studio ha constatato che il 90% delle persone salvate aveva più di 60 anni, il 76% degli anni salvati riguardava loro e i residenti in strutture di assistenza a lungo termine hanno contribuito solo per il 2% del totale. Significa che le Rsa hanno retto bene l’urto e non erano luoghi di «stragi nascoste» come da bufale mediatiche assortite. Approfondendo la lettura delle slide si scopre che «i bambini e gli adolescenti (0,01% delle vite salvate e 0,1% degli anni di vita salvati) e i giovani di 20-29 anni (0,07% delle vite salvate e 0,3% degli anni di vita salvati) hanno contribuito in misura molto ridotta al beneficio totale».
Traduzione per i comuni mortali: come alcuni scienziati inascoltati teorizzavano, il Covid ha colpito quasi esclusivamente gli anziani, sui quali era fondamentale concentrarsi. Correre a vaccinare i bambini e gli adolescenti con l’utilizzo invasivo del green pass (creando situazioni da terrorismo psicologico) è stato statisticamente inutile dal punto di vista sanitario. La scelta si è però rivelata devastante da quello psicologico, con conseguenze ancora da scoprire. Servirebbe uno studio più o meno Exact.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >