Pregliasco redivivo: «Presto più contagi»
Fabrizio Pregliasco (Imagoeconomica)
  • Con l’avvicinarsi dell’autunno, ripartono gli allarmi sul virus e le bordate al governo per lo stop ai diktat. La virostar: «Prepariamoci alla salita dei casi, cruciali le vaccinazioni». Ma le iniezioni sono invocate dagli esperti anche contro l’influenza, per fragili e sanitari.
  • Fallita la vendita del 27% della biotech, acquisito dall’ex commissario per 15 milioni.

Lo speciale contiene due articoli.

Il mese di agosto non si è ancora concluso, eppure già ha preso il via il martellamento sul rischio infezioni in circolazione. A minacciare la popolazione non sarebbe solo la nuova variante del Covid, Eris, ma anche la solita influenza stagionale. Senza dimenticare, con il perdurare delle temperature alte, delle «malattie vettoriali o arbovirosi, cioè trasmesse dalle zanzare», come ricorda sul Corriere del Veneto Vincenzo Baldo, docente di Igiene all’Università di Padova. Le cavallette no, non sono ancora finite sotto accusa per creare problemi di salute. Devastano «solo» i raccolti.

Il professore ha puntato il dito contro «l’abrogazione delle misure di contenimento dell’infezione, ultima la cancellazione dell’obbligo di isolamento per i positivi al virus, che oggi possono uscire, anche senza mascherina».

C’era da aspettarselo che il decreto legge del 10 agosto sarebbe stato il pretesto per allertare sul moltiplicarsi dei contagi, invocando il ritorno a misure restrittive. La stessa edizione regionale del Corriere della Sera evidenzia che «tra il 17 e il 23 agosto i contagi nel Veneto sono cresciuti del 136%», omettendo di chiarire che si tratta solo di positivi al tampone, non di pazienti intubati.

La Regione Umbria segnala +222% di casi, la Sardegna +220%, Friuli e Abruzzo +198% ma già si era detto che pubblicare questi dati non ha alcun significato, se dobbiamo convivere con un virus diventato endemico. Semmai, sono le dichiarazioni di Alessandro Grimaldi, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, a ben descrivere questa situazione che «fa presagire una minore efficacia dei vaccini su queste varianti», come ha detto alla testata giornalistica regionale Infomedianews.

Invece, ogni intervento sugli organi di informazione ha il medesimo epilogo: vaccinatevi. Contro il Covid, l’influenza, l’encefalite virale, il papilloma virus, ma con la massima allerta per la pericolosità dei primi due. «È cruciale il rilancio della vaccinazione», si è fatto sentire l’immancabile Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario del Galeazzi di Milano, avvisando: «Prepariamoci a quello che sarà un rialzo dei contagi Covid».

Il professore di Igiene ha sottolineato: «Io credo sia importante non sminuire la situazione che c’è oggi. Ci sono più di mille persone in ospedale. Non sono tantissime, se si considera che nello stesso periodo dell’anno scorso erano circa 6.000, ma comunque sono pazienti che sviluppano una patologia che non è quella dell’influenza. E in ogni caso anche l’influenza può fare male».

Se non è il virus mutato di Wuhan, è quello stagionale a dover allarmare i cittadini al rientro dalle ferie. Eppure, qualche parere ragionevole si coglie, nel panorama di crescente allarmismo. «C’è, sì, un incremento adesso dei casi, che a livello quantitativo restano comunque pochi, così come per fortuna i ricoveri. Da un paio di settimane le infezioni sono raddoppiate ma, ribadisco, si tratta di un calcolo che parte da una base prossima allo zero», ha dichiarato sulla Nazione Marco Falcone, professore di malattie infettive all’Università di Pisa. Ha sottolineato che «i giovani sani non rischiano niente», però «gli anziani, i malati e le persone con patologie croniche devono mettersi al riparo dall’eventualità di contrarre la malattia».

Filippo Saltamartini, vicepresidente con delega alla Sanità della Regione Marche, dove nell’ultima settimana si è passati da 26 ad 80 casi di positività ma senza aumento significativo dei ricoveri, ha dichiarato di essere «convinto che il sistema sanitario regionale e nazionale, dopo l’esperienza degli anni passati, sia in grado di rispondere a tutte le sfide del post Covid 19». Invece, le Cassandre di turno trovano sempre amplificate le loro dichiarazioni.

«Un eventuale incremento di casi Covid rischia di portare i nosocomi al collasso», avverte Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società italiana di cardiologia, su Quotidianosanità.it. È convinto che «per creare una “gabbia” di protezione intorno al paziente», occorra «vaccinare con cadenza semestrale i fragili e tutti gli over 60 contro il Covid, ma anche contro l’influenza e lo pneumococco».

Non è finita. Il richiamo, dice, deve essere fatto da «famigliari, caregiver e tutti gli operatori sanitari». Andiamo ben oltre alle raccomandazioni, da qui alla parola obbligo passa ben poco. Francesco Cognetti, presidente della Federazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi, è preoccupato perché il test Covid non è più obbligatorio. «In molti ospedali, ormai, non vengono più effettuati di routine i tamponi ai pazienti, ai sanitari e ai famigliari che li frequentano», lamenta il professore, che vuole di nuovo norme precise «sull’esecuzione e la frequenza» con cui devono essere fatti. Il rischio, sostiene Cognetti, è che i positivi non vengano isolati e infettino così i pazienti più fragili, perché il ministero della Salute ha tolto la quarantena ma non ha dettato norme ospedaliere. Vengono invocati ancora i reparti Covid?

Non basta curare l’affetto da altre patologie in una stanza dedicata, però sempre nella divisione ospedaliera che risponde alle sue primarie esigenze di cura? Essere positivi non vuol dire finire ancora una volta in un lazzaretto, dove il tuo tumore, diabete o problema chirurgico che sia finiscono in secondo piano.

Secondo Pregliasco, è «il calo dopo sei mesi», della protezione offerta dal vaccino o dalla guarigione, a consentire la moltiplicazione di varianti. Di questo passo, la corsa a vaccinarsi sarà senza logica e senza fine.

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