«Rep» come repulisti. L’unica traccia è una firma a un articolo su Craxi
La redazione de La Repubblica nel 1976. Nel riquadro l'unico titolo di Giampaolo Pansa alla mostra dei 50 anni del quotidiano (Ansa)
Anche lui, alla fine, è stato vinto dai partigiani dell’informazione. Nel percorso espositivo nemmeno una foto dei suoi trascorsi.

Giampaolo Pansa è morto e a Repubblica nessuno lo ricorderà. Alla mostra dedicata ai 50 anni del quotidiano romano neanche una foto, neanche un ritaglio, neanche una riga dedicata a uno degli uomini più importanti della storia di Repubblica. Anni di prime pagine, anni di lavoro per il quotidiano fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari.

Pansa si unì alla redazione nel 1977, dagli inizi quindi. Se non si può definire un fondatore, poco ci manca. Ne è stato vicedirettore dal 1978 al 1991. Eppure di lui nessuna traccia, se non per caso in una piccola immagine all’interno di un wall dove sono state stampate alcune prime degli anni Settanta. È la prima pagina dedicata all’elezione di Sandro Pertini al Quirinale. Non si poteva non mettere evidentemente, e proprio lì, di taglio centrale, Pansa firma un pezzo: «Craxi disse alla Dc: “O votate, o casca il governo”».

Eppure di spazio ce ne sarebbe stato. L’esposizione, infatti, è stata allestita in uno dei grandi open space all’interno dell’ex mattatoio di Roma. Zona Testaccio. Si evolve lungo un corridoio ai cui lati si ritagliano degli spazi. Da un lato il percorso di Repubblica, dalla fondazione a oggi; dall’altro le riviste e le pagine che la arricchiscono negli anni. Moltissimi i pannelli di ritagli. Anche lì il nome di Pansa non spunta mai.

La mostra è arricchita anche di numerose fotografie, immagini storiche, dalla fondazione alle prime riunioni di redazione e così via. Pansa sembra non essere mai esistito. Ampio spazio viene dedicato poi ai vignettisti: Forattini su tutti, ma anche Bevilacqua.

Le firme e i direttori che godono di maggior spazio sono, oltre naturalmente al fondatore Scalfari, quelle di Corrado Augias, Ezio Mauro, Massimo Giannini, Francesco Merlo, Paolo Garimberti, Mario Orfeo, Simonetta Fiori, Maurizio Molinari, Michele Serra, Natalia Aspesi, Carlo Verdelli, Walter Veltroni, Emanuela Audisio, Concita De Gregorio.

Nella mostra, costruita per blocchi temporali, la storia di Repubblica scorre di fronte al visitatore attraverso un percorso multimediale in cui rivivono i primi 50 anni della testata fondata da Eugenio Scalfari che ne fu storico direttore, con fotografie, vignette d’autore, video interviste e prime pagine, con un’attenzione particolare anche alle trasformazioni del linguaggio giornalistico e della comunicazione: dalla carta al digitale, dall’edicola ai social.

All’interno è prevista un’area incontri dove, ogni sabato pomeriggio, si potrà ascoltare il racconto dei giornalisti e degli autori del giornale, anche qui nessun appuntamento prevede di ricordare Pansa.

Oggi alle 17 ci sarà anche una festa aperta al pubblico all’Auditorium Parco della Musica a Roma. Chissà se qui si spenderanno due parole per ricordare anche il nostro collega. Siamo entrati alla mostra con un Qr code che fornisce il sito del quotidiano gratuitamente, ma nulla è gratis nel mondo di Repubblica, tutto ha un prezzo, per quello della libertà si paga l’oblio.

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