Forze dell’ordine e soccorritori sul luogo dell’attacco con l’auto a Modena il 16 maggio 2026
I soccorsi e le forze dell’ordine sul luogo dell’attacco in via Emilia Centro, a Modena, il 16 maggio 2026. L’auto guidata da Salim El Koudri ha travolto una decina di persone (Ansa)

Salim El Koudri si è lanciato con l’automobile sulla folla nel centro di Modena, proprio come in passato hanno fatto vari «soldati» del cosiddetto Stato islamico in diverse nazioni europee e non solo. Aveva con sé un coltello, casomai ci fosse da finire il lavoro. Ha mutilato passanti innocenti e ucciso una donna, Monica Esposito. El Koudri aveva una passione per i video dell’Isis e di Osama Bin Laden. Eppure, per la Dda di Bologna non è da considerarsi un terrorista.

Secondo la Procura, egli era «una persona in quel momento afflitta da un grave stato di turbamento e frustrazione per la propria condizione di vita, domestica e lavorativa». E il materiale jihadista che compulsava? Semplice, si trattava di «accessi e visualizzazioni sporadiche e occasionali e meramente passive, senza un contributo personale». Insomma, era un disturbato mentale con una passione per i jihadisti, niente di più.

I dubbi sulla decisione della Dda

Deborah De Cicco, avvocato di Giovanni Esposito, fratello di Monica, si è avvalsa della consulenza di Francesco Bergoglio Errico, studioso di jihadismo che ha prodotto una corposa relazione in cui si dimostra come e perché El Koudri sia in effetti da considerarsi un terrorista. Al nostro giornale un altro esperto di livello, Claudio Bertolotti, fu piuttosto chiaro: «Questo è il classico esempio di terrorista europeo, di chi compie un atto terroristico in Europa, con la differenza che non ha fatto una rivendicazione, cioè un atto di sottomissione allo Stato islamico, punto», ci disse. Eppure nemmeno di questi pareri la Dda ha tenuto conto. In due pagine di risposta, la procuratrice aggiunta Morena Plazzi ha escluso l’aggravante di finalità terroristica.

Il ruolo e le posizioni della procuratrice

L’avvocato De Cicco, parlando con La Verità, ha detto di nutrire il dubbio «che il caso sia stato valutato più da un punto di vista politico-sociale che dal punto di vista del diritto». Sul fatto che la Plazzi faccia parte delle correnti progressiste della magistratura, del resto, non vi sono molti dubbi. Come la stessa De Cicco ha notato, fa parte di «Area Democratica per la Giustizia, e dal 2023 è presidente del Movimento per la Giustizia – Art.3».

Non possiamo e vogliamo dire che la sua decisione su El Koudri sia frutto di un particolare orientamento politico o ideologico. Tuttavia pensiamo che la questione meriterebbe un minimo di approfondimento in più: è piuttosto evidente che ci troviamo di fronte a un attacco terroristico, il primo di quel livello in Italia, e fare finta che si tratti di altro non sembra una grande idea.

L’Anm contro le critiche dei legali

Ma una riflessione a riguardo non è ammessa. Anzi, l’Associazione nazionale magistrati ha deciso di intervenire per censurare le dichiarazioni dei legali delle vittime. Il comunicato stampa (intitolato «Basta!») è durissimo: «In riferimento alle recenti affermazioni che hanno coinvolto la collega Morena Plazzi, ribadiamo la nostra ferma contrarietà a ricostruzioni strumentali della storia professionale e personale di un magistrato, utilizzate per mettere in discussione il valore del suo operato», si legge.

«Le critiche ai provvedimenti giudiziari sono legittime, ma devono fondarsi su argomentazioni giuridiche e non trasformarsi in attacchi personali o in giudizi sulle libere manifestazioni del pensiero del magistrato, estranee al merito delle decisioni. Il dissenso non può diventare uno strumento di delegittimazione della magistratura e di chi quotidianamente ne esercita la funzione. Auspichiamo una presa di posizione da parte del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Modena, a tutela di un confronto tra professioni fondato sul rispetto reciproco». Così sentenzia la giunta esecutiva Anm dell’Emilia-Romagna.

In sostanza, i magistrati possono esprimere posizioni anche politiche e possono firmare appelli, ma agli avvocati e ai commentatori non è consentito farsi venire dubbi su alcune loro decisioni. Persino quando ad alimentare i dubbi ci sono pareri di studiosi stimati e fatti difficilmente smentibili.

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