Ragazzi da «capire» se governa la destra. Dove erano Draghi e Colle in era Covid?
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Dice giustamente Sergio Mattarella che dobbiamo mettere «la memoria a servizio del futuro da affidare ai nostri giovani, ai quali va data fiducia, ampiamente e concretamente». È sempre il presidente a metterci in guardia: «Non possiamo rivolgerci ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione». Le sarabande di piazza dei giorni scorsi, spiega l’inquilino del Colle, pongono «una grande questione sociale», motivo per cui la politica è chiamata a «proporre strategie adeguate per farsi carico del malessere».

Mattarella e Draghi chiedono di ascoltare i giovani

Non si tratta certo degli unici ammonimenti che ci sono giunti nelle ultime ore da voci autorevoli. Mario Draghi in persona ha voluto intervenire sul tema delle sommosse giovanili, pur sfiorando lateralmente l’argomento: «A mio avviso, la spiegazione più solida risiede nel blocco delle aspettative: i giovani hanno la sensazione che nessuno li ascolti». Secondo Draghi, «i giovani percepiscono le dinamiche sociali come bloccate: fanno fatica a trovare un lavoro e si sentono impreparati di fronte a una società che sta vivendo una trasformazione tecnologica rapidissima». Le indicazioni sono univoche. Dobbiamo farci carico del malessere giovanile, ascoltare i ragazzi e le ragazze, comprendere che si sentono avviliti, prigionieri di aspettative bloccate.

Il ricordo del super green pass durante il governo Draghi

Seguiremo allora alla lettera le istruzioni che ci vengono da tanto elevate fonti. Cominceremo «mettendo la memoria al servizio del futuro», come chiede Mattarella. Ebbene, quella memoria ci riporta a qualche anno fa, quando Draghi era a Palazzo Chigi e il Colle era sempre il Colle. Più o meno di questi tempi, cinque anni fa (si era verso la fine di novembre del 2021), il governo guidato da sua eccellenza Mario approntava il cosiddetto super green pass. Ai giovani tra i 12 e i 17 anni che non fossero vaccinati era fatto divieto di accedere a cinema, teatri, concerti, musei e discoteche. Era vietato sedersi al tavolo in bar e ristoranti, anche all’aperto.

Tutti i divieti imposti ai ragazzi non vaccinati

I giovani non vaccinati non potevano accedere a palestre, piscine, stadi e piste da sci. Insomma non potevano praticare sport di alcun tipo e nemmeno era loro concesso di frequentare feste religiose e cerimonie civili. Potevano andare a scuola, anche se seguendo un regime più restrittivo rispetto ai vaccinati. Però non potevano salire su bus e mezzi pubblici a meno che non si facessero un tampone (con relativo esborso). Non furono pochi a decidere di vaccinarsi per potere uscire con gli amici a mangiare la pizza. Anche perché, ci dice sempre la nostra memoria, i giovani venivano da mesi in cui fu richiesto loro di stare barricati in casa per – letteralmente – salvare la vita ai loro nonni. Si sarebbe rivelato un eroe, si diceva, chi si fosse barricato in casa, compulsando i social e ordinando cibo e prodotti online.

Le conseguenze psicologiche delle restrizioni sui giovani

Sappiamo – da numerosi studi e da esperienza empirica – che restrizioni, reclusioni e divieti hanno provocato nei più giovani un esorbitante aumento di depressioni, stati di ansia, disturbi del sonno, problemi psichici e comportamentali di varia natura. Effetti collaterali che furono ampiamente previsti, e che in tanti chiesero di evitare applicando politiche differenti. Ma il governo marciò dritto.

Il ruolo di Draghi e del Quirinale durante la pandemia

Ecco, se oggi esercitiamo la memoria, ci ricordiamo che all’epoca il presidente Draghi, con l’approvazione quirinalizia, non sembrò interessarsi più di tanto al futuro dei giovani e alle loro aspettative bloccate. Non erano molto interessati, gli illustri governanti, a farsi carico del malessere giovanile che pure si sapeva sarebbe arrivato. Eppure viene chiesto a noi di comprendere, tollerare, giustificare. I giovani che cinque anni fa dovevano sacrificarsi per tutelare gli anziani oggi sono da coccolare, maranza spacca vetrine compresi. Ma sia chiaro: il fatto che la rabbia giovanile ora sia facilmente orientabile contro la destra non c’entra nulla. Nessuna correlazione, come si diceva un tempo.

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