Mancano i «fan» dei bambini trans. E a Bologna cancellano il convegno
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Quando abbiamo letto che l’Università di Bologna avrebbe ospitato un convegno sui bambini trans e i farmaci bloccanti della pubertà ci siamo quasi commossi. Finalmente nel prestigioso ateneo una riflessione seria su un tema fondamentale. Titolo del dibattito: «Disforia di genere nei minori. Evidenze scientifiche, scelte di cura e diritti».

La presentazione era molto seria, equilibrata al limite dell’anodino come si addice a una discussione accademica e imparziale: «L’impiego della triptorelina nei minori con disforia di genere solleva interrogativi scientifici, clinici, bioetici e sociali di particolare complessità. Evidenze, benefici e rischi, consenso informato e tutela dei minori si intrecciano in un confronto complesso che riguarda medicina, famiglie e società».

Ospiti di livello: introduzione di Pierluigi Contucci, presidente della classe di Scienze fisiche dell’Accademia delle scienze. Moderatore Paolo Branchini dell’Accademia delle scienze (cioè la sede fissata per l’evento). Protagonisti della discussione: Alessandra Arachi, stimata collega del Corriere della Sera e scrittrice; Marco Del Giudice, professore associato di Psicometria e Assunta Morresi, professoressa associata di Chimica fisica e membro del Comitato nazionale di bioetica.

L’evento sui bambini trans all’Università di Bologna

Insomma, tutto molto bello e istruttivo, tutto molto trasparente ed elegante. E infatti, a 24 ore dall’inizio, tutto è stato cancellato. Sul sito ufficiale dell’università è apparsa una comunicazione stringata: «Evento annullato». Via email, l’Accademia delle scienze è stata altrettanto fredda: «Carissime/i, per motivi organizzativi l’evento in oggetto non avrà luogo. Cordiali saluti».

Più loquace, in una email interna, il presidente dell’Accademia Giuseppe Sassatelli: «Care colleghe e cari colleghi», ha scritto, «come potrete vedere dai messaggi e dai comunicati ho annullato il convegno di domani su Disforia di genere nei minori. Erano infatti sorti problemi con le rappresentanze studentesche che avrebbero potuto mettere in difficoltà l’Accademia e la stessa Università di Bologna, anche perché l’iniziativa non era stata a suo tempo espressamente inclusa nel nostro programma delle attività condiviso con l’ateneo».

E qui la faccenda comincia a farsi interessante. Sassatelli sostiene che il convegno sia stato cancellato per via delle proteste di alcuni collettivi studenteschi. Il che, se fosse vero, sarebbe ridicolo: una università prestigiosa si fa comandare da tre ragazzotti?

L’annullamento del convegno

Il punto è che la faccenda è appena più complessa. E Sassatelli, stuzzicato sul tema, fornisce versioni un pochettino differenti. Alessandra Arachi, tra l’altro autrice di un formidabile saggio sui bimbi trans, gli ha scritto ieri una email chiedendo di non cancellare il convegno.

«Sono venuta a conoscenza», ha scritto Arachi, «del suo intento di annullare tale convegno, preoccupato dall’esuberanza delle rappresentanze studentesche del coordinamento Link di Bologna. […] I ragazzi contestavano giustamente l’assenza di un contraddittorio sul palco del convegno e ho offerto loro un posto tra i relatori. Non era una nostra volontà non avere un contraddittorio tra i relatori. Anzi. Ho personalmente cercato a lungo una persona che difendesse l’uso della triptorelina per i minori trans, non l’abbiamo trovato».

Risposta di Sassatelli: «Posso rassicurare che la mia decisione non ha nulla a che fare con la preoccupazione delle esuberanze studentesche. Ho fatto il preside della facoltà di Lettere e filosofia per tanti anni e so bene di cosa parlo. Ma se si pensa che un contraddittorio sia utile e necessario e giustamente lo si cerca, e non lo si trova, credo sarebbe utile (direi indispensabile) una piccola riflessione prima di procedere comunque e a ogni costo».

Perché è stato cancellato l’evento sui bambini trans

Lo scambio è a dir poco surreale. Sassatelli informa di avere cancellato il convegno perché gli studenti attivisti si sono lamentati. Poi, però, dice che non ha censurato per via delle lamentele studentesche, e rilancia affermando che il problema è la mancanza di contraddittorio. Dove sta la verità?

Si potrebbe anche notare che il contraddittorio non è d’obbligo. Se a parlare ci sono due scienziati e una giornalista autrice di una documentatissima inchiesta, perché deve essere necessario dare voce anche a un attivista trans? E perché non, allora, anche a un attivista di estrema destra o a un attivista islamico?

In ogni caso, Arachi spiega che il confronto è stato cercato e rifiutato da nomi autorevoli. Il concetto è stato ribadito, in una successiva email inviata a Sassatelli, pure dall’accademico Paolo Branchini: «Alessandro Zan aveva inizialmente manifestato disponibilità a partecipare al confronto, ma successivamente, per sopravvenuti impegni, non ha potuto confermare la propria presenza. Proprio perché il contraddittorio è stato ricercato con convinzione e non evitato, mi sembra difficile attribuire agli organizzatori la responsabilità della sua mancata realizzazione. Se una delle parti chiamate a partecipare decide di non aderire all’invito, il rischio è che il principio del contraddittorio finisca per trasformarsi, di fatto, in uno strumento che impedisce lo svolgimento stesso del dibattito. Personalmente ritengo che, in queste circostanze, l’annullamento dell’iniziativa rischi di essere percepito come una limitazione della possibilità di esporre pubblicamente una determinata posizione culturale e giornalistica. Per questo motivo considero tale esito discutibile e, sotto il profilo del pluralismo delle idee, censurabile». Difficile dargli torto. Se qualcuno rifiuta il confronto per questo bisogna censurare chi vuole dialogare?

L’università è diventata il luogo della censura

A tagliare la testa al toro ci ha pensato Alessandra Arachi in una ennesima email inviata a Sassatelli: «Il programma del convegno era noto da un mese, che Alessandro Zan aveva deciso di non partecipare le era stato reso noto il 28 settembre. Perché da parte sua decidere di annullare il convegno soltanto a 24 ore dal suo svolgimento? Ci sono tante persone che per partecipare hanno comprato biglietti del treno e anche pagato alberghi. Rimango basita dal suo comportamento inqualificabile e mendace, di certo non degno di un’istituzione prestigiosa come l’Accademia delle scienze di Bologna».

Questa è la morale della storia: nella più antica università italiana non si può parlare di minori trans e di bloccanti della pubertà perché questo infastidisce gli attivisti e imbarazza i dirigenti. Non ne possono parlare scienziati autorevoli e una giornalista del primo quotidiano italiano. Come ricorda Assuntina Morresi, «l’università dovrebbe essere il luogo di dibattito per eccellenza». Invece, ancora una volta, diviene il luogo della censura. E, soprattutto, il luogo della vigliaccheria elevata a sistema.

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