Il Pd sembra l’Urss: vuol decidere chi è libero di non affittare casa
Il sindaco di Cesena Enzo Lattuca (Imagoeconomica)

Immaginate che ci sia un sindaco, un assessore all’emergenza abitativa o anche un comitato di tecnici costituito ad hoc che sia incaricato di decidere caso per caso se è giusto che un’abitazione rimanga sfitta.

Tizio ha volutamente ritardato la locazione o la vendita perché ritiene più opportuno ristrutturare il suo bene prima di metterlo sul mercato? Promosso. Sempronio invece è preoccupato perché il figlio sta per sposarsi e quindi non vuole mettersi in casa un inquilino che poi avrebbe pretese sull’immobile? Bocciato.

Il primo pagherebbe le stesse tasse degli altri cittadini, sul secondo invece cadrebbe la mannaia della super Imu o comunque di un innalzamento delle aliquote sul mattone.

Cosa succede nella Cesena amministrata dal Pd

No, non si tratta di una brano tratto da un libro di storia che ripercorre le «ingiustizie» del comunismo, ma siamo nella rossa Emilia-Romagna, dove il sindaco Enzo Lattuca – rieletto a larga maggioranza nel 2024, presidente dell’Unione delle Province d’Italia (Upi) dal maggio 2026 e giovane promessa del Pd (non è ancora quarantenne e a 25 anni era già deputato) -, ha messo nero su bianco il suo credo anti proprietà privata.

Quelli di sopra sono degli esempi di fantasia, ma il concetto è esattamente il medesimo: «Nelle città ad alta tensione abitativa», spiega in un’intervista al Corriere di Romagna, «il sistema fiscale non può essere neutrale rispetto alla scelta di tenere volontariamente un’abitazione fuori dal mercato. Non sto parlando di chi non riesce ad affittare il proprio immobile, di chi ha un’abitazione da ristrutturare, di chi è alle prese con una successione o con un contenzioso. Sto parlando degli immobili sottratti volontariamente al mercato senza una ragione».

Ma cosa vuol dire «sottratti volontariamente al mercato senza una ragione»? Se un immobile non è in vendita o in locazione c’è sempre un proprietario che consapevolmente e in modo libero ha deciso di tenerlo nella sua disponibilità. Lattuca – e la cosa grave è che la proposta parta da un esponente di spicco di un partito che un giorno sì e l’altro pure dichiara di battersi per la la democrazia e il rispetto della Costituzione – propone di sindacare i motivi. Di decidere se una ragione è corretta mentre un’altra è sbagliata.

Il nodo degli affitti secondo il sindaco del Pd

«Credo», continua infatti il primo cittadino, «che lo Stato debba dare ai Comuni la possibilità di differenziare la tassazione Imu, prevedendo la possibilità di aumentarla sugli immobili che, senza una motivazione giustificata, vengono mantenuti sfitti nelle città a forte tensione abitativa. Non è una misura contro la proprietà privata, è un modo per rendere più conveniente mettere una casa a disposizione di chi ne ha bisogno piuttosto che tenerla inutilizzata».

A parte la presa per i fondelli dei proprietari di casa («non è una misura contro la proprietà privata»), ci sarebbe da chiedersi chi mai potrebbe arrogarsi il diritto di decidere quale motivazione è fondata e quale invece sarebbe da cassare e quindi da punire. Se ne occupa il sindaco? Oppure si butta come al solito la palla in tribuna, nelle mani dei tecnici? Non siamo costituzionalisti, ma a occhio si tratta di una proposta che viola più d’uno degli articoli della Carta tanto cara a Schlein e compagni.

Certo, alla fine arriva il contentino. «Una parte dei maggiori introiti derivanti da questa tassa speciale sugli immobili lasciati vuoti», definisce i contorni della proposta Lattuca, «dovrebbe servire a rimpinguare il fondo per il sostegno all’affitto, che negli anni ha avuto risorse insufficienti rispetto alla dimensione del problema». Ma il punto è che quelle risorse non dovrebbero entrare nella disponibilità della cosa pubblica.

Si dirà, ci troviamo di fronte a un’altra piccola Ilaria Salis. L’ennesimo tentativo di scimmiottare la paladina delle occupazioni che seduta comodamente sullo scranno dell’Eurparlamento invita i compagni all’esproprio proletario delle abitazioni. E invece no, perché il caso Cesena è più grave.

Le follie dem (non solo a Cesena)

È già successo che esponenti di Avs, per esempio a Firenze, si avventurassero in improbabili proposte per costringere i proprietari di case «ingiustamente tenute sfitte» a «metterle a disposizione della comunità». Si chiama esproprio e nessun dem nella giunta Funaro (il sindaco che ha varato la legislazione più severa contro gli affitti brevi) si è sognato lontanamente di avallarlo.

A Cesena, invece, non solo l’idea è venuta al primo cittadino del Pd, ma il partito locale non ha esitato a difendere la sua punta di diamante dalle sacrosante critiche della Lega. Al punto che viene da interrogarsi sulla classe politica che sta nascendo in casa democratica, nostalgica di un comunismo che non ha mai vissuto sulla sua pelle, ma ha conosciuto solo grazie a qualche libro «sbagliato» o comunque capito male.

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