La Regione Emilia Romagna regala 100.000 euro al super festival pro gender
  • Dal 23 ottobre al 3 novembre Bologna ospiterà la grande manifestazione ideata dall’Arcigay. Tra porno attivisti e spettacoli sui trans, pura propaganda Lgbt.
  • Pure il marito del renziano De Giorgi ha messo le radici in un ministero. Dopo l’assunzione del fondatore di «Gay.it» nell’entourage di Teresa Bellanova, anticipata dalla «Verità», anche il compagno, un giovane moldavo, si sistema: sarà social media manager del ministro Elena Bonetti.

Lo speciale comprende due articoli.

Prometto una «edizione choc». Una serie di eventi «radicale per la libertà, la franchezza e l’apertura con cui guarda al contemporaneo, osservando in modo aperto, schietto e diretto le grandi contraddizioni di oggi». Il titolo della edizione del festival Gender Bender, in programma a Bologna dal 23 ottobre al 3 novembre, è appunto «Radical Choc». Ma l’unica cosa davvero choccante è il contributo economico che la Regione Emilia Romagna (cioè i contribuenti) versa all’Arcigay Cassero per organizzare il baraccone: 100.000 euro a fronte di 283.000 euro di costo complessivo del progetto. Altri soldi, molto probabilmente, arriveranno dal Comune di Bologna e pure dal ministero dei Beni culturali, che negli anni passati non hanno mai fatto mancare denari alla manifestazione simbolo della propaganda Lgbt.

Dal comunicato stampa ufficiale apprendiamo che «Gender Bender è prodotto dal Cassero Lgbti center ed è realizzato con il contributo di Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, ministero per i Beni e le attività culturali, Coop Alleanza 3.0, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Legacoop Bologna, fondazione Unipolis, Granarolo» e altri. Sono previsti oltre 120 appuntamenti, tra feste, spettacoli teatrali, film, incontri e pure «proiezioni per le scuole» (così recita il volantino pubblicitario).

Lo spettacolo teatrale Stereotypes Game dell’israeliana Yasmeen Godder, per esempio, invita ragazzi e ragazze a rileggere in maniera critica «gli stereotipi di genere». Il film Little Miss Westie, invece, racconta la storia di due bambini transgender. Mentre, al piccolo teatro del Baraccano, «l’artista e porno-attivista Slavina legge brani tratti dal libro dello scrittore cileno Pedro Lemebel». Ad aprire le danze, il 7 ottobre, sarà la scrittrice e attivista Eve Ensler, autrice dei Monologhi della vagina. Presenterà il suo nuovo libro Chiedimi scusa (Il Saggiatore), un’invettiva abbastanza feroce contro la mascolinità tossica e violenta. E il bello è che, in tutto il carrozzone, la Ensler è senz’altro la più moderata.

C’è poco da scandalizzarsi, tuttavia. Intanto perché agli eventi di queste genere ormai siamo abituati. E poi, in fondo, gli attivisti Lgbt possono fare tutti gli spettacoli che vogliono. Il problema è che non dovrebbero mettere in piedi una gigantesca macchina di propaganda con i denari pubblici e dovrebbero evitare di fare indottrinamento nelle scuole.

«Mi piacerebbe dire che sono stupito», sospira Galeazzo Bignami, onorevole bolognese di Fratelli d’Italia. «La verità è che non lo sono affatto. Far parte del mondo Lgbt è un privilegio. Ti dà la possibilità di avere sedi senza bando, per esempio. È proprio il caso del Cassero, a cui i bolognesi per altro pagano acqua, luce e gas. Fino a poco tempo fa i cittadini pagavano anche l’affitto, ma grazie a una nostra battaglia almeno quello non è più sulle spalle dei bolognesi».

Bignami si occupa da anni della questione, e snocciola i finanziamenti che sono partiti dalle casse pubbliche a beneficio del Cassero per il Gender Bender festival. Nel 2015 sono arrivati 55.000 euro dalla Regione e 25.054 dal ministero dei Beni culturali. Nel 2016 86.000 euro dalla Regione e 26.807 euro dal ministero. Nel 2017 sempre 86.000 dalla Regione e 28.683 dal ministero. Cifre confermate anche nel 2018: 86.000 euro dalle Regione e 30.117 dal Mibact. Per il 2019, la sola Regione sborsa ben 100.000 euro.

Una parte di questi denari verranno utilizzati per la propaganda a livello scolastico. «Il gender», dice Bignami, «in Emilia non solo è la normalità, ma è il cardine principale su cui certe politiche si sviluppano. In questa regione si punta allo sradicamento del concetto stesso di famiglia. Qui c’è l’epicentro di questo pensiero». Non per nulla, il Cassero collabora anche con il Comune di Ravenna per un progetto rivolto a elementari e medie il cui scopo è aiutare i bimbi a superare «stereotipi e pregiudizi». Una bella rieducazione gender, dunque. Solo che certe cose è pericoloso persino dirle, in una Regione che ha appena approvato la legge bavaglio contro la omotransnegatività al fine di ridurre al silenzio ogni voce dissonante.

Criticare è proibito, dunque. In compenso i pasdaran Lgbt possono fare quello che desiderano. «Tra gli spettacoli previsti per il festival», nota Umberto La Morgia, consigliere comunale leghista di Casalecchio di Reno, «ce n’è uno si chiama Gioco di stereotipi. Viene descritto in questo modo: “I ruoli maschili e femminili sono così mescolati, esagerati e annacquati affinché si possano riconoscere i pregiudizi e il loro ruolo discriminatorio nella società e nel mondo della danza”. Maschio e femmina, quindi, non sono più sessi, e nemmeno generi, ma solo goffi stereotipi discriminatori da annacquare e magari ridicolizzare. Spettacolo rivoltò ad un target di età a partire dai 12 anni…».

La Morgia dice una cosa saggia: «Questi estremismi non vanno di certo a favore dell’immagine e dell’inclusione delle persone libere e di buonsenso, di qualunque orientamento affettivo». Ecco il punto: baracconate come il Gender Bender non servono a eliminare le discriminazioni. Sono utili soltanto a diffondere un’ideologia che si fa sempre più aggressiva, e che viene imposta a bambini e ragazzi di età sempre più tenera.

Ovviamente gli attivisti di Arcigay parlano di libertà e di diritti, si riempiono la bocca di splendidi concetti. Ma l’unica libertà che esercitano è quella di propagandare il loro discutibile pensiero a spese dei contribuenti. E hanno pure la pretesa di essere innovativi e choccanti. Più che altro, a dirla tutta, mettono una grande tristezza.


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