Gli artefici dei fiaschi pandemici ora si preoccupano della sanità
Franco Locatelli (Imagoeconomica)
Appelli da Locatelli e Ricciardi per il Ssn. Dopo aver sostenuto i disastri di Speranza.

Chi sa fa, e chi non sa insegna. Ma nella sanità italiana a insegnare è chi ha fatto anche troppo. Nel giro di 24 ore si sono fatte vive due vecchie glorie della lotta al Covid, Franco Locatelli e Walter Ricciardi, i quali hanno lanciato accorati allarmi sulla sanità pubblica. Ma i due esimi luminari che avevano fatto prima, quando il centrosinistra al governo tagliava i fondi? E che hanno combinato durante la pandemia, quando si è messa in ginocchio l’assistenza ospedaliera e sono crollati i livelli di prevenzione? La fuga dei camici bianchi verso il privato, le liste d’attesa infinite e il business crescente delle visite domiciliari a pagamento, a cui ha messo le ali la gestione del Covid, basata su tamponi, vaccinazione aggressiva e ressa ai pronto soccorso. Nessuno di questi fenomeni era imprevedibile.

Martedì, 14 scienziati, tra cui Silvio Garattini, Franco Locatelli, il Nobel Giorgio Parisi, Paolo Vineis e l’economista Nerina Dirindin, stretta collaboratrice dell’ex ministro della Salute Rosy Bindi, hanno firmato un appello per denunciare come il servizio sanitario pubblico sia «fortemente a rischio». La decadenza ha origini finanziarie, scrivono, «perché i costi dell’evoluzione tecnologica, i radicali mutamenti epidemiologici e demografici e le difficoltà della finanza pubblica hanno reso fortemente sottofinanziato il Ssn, al quale nel 2025 sarà destinato il 6,2% del Pil (meno di 20 anni fa)». Già a novembre, Giorgia Meloni aveva dovuto ricordare che «con quasi 136 miliardi di euro, noi raggiungiamo il più alto investimento mai previsto per la sanità». E aveva spiegato che «nel 2019 il Fondo sanitario nazionale ammontava a 115 miliardi di euro per viaggiare, negli anni del Covid, tra i 122 e i 127». Il problema, insomma, non sono i soldi di oggi, ma i tagli di ieri.

Nell’appello si afferma che «la spesa per la prevenzione è da sempre al di sotto di quanto programmato, il che spiega in parte gli insufficienti tassi di adesione ai programmi di screening oncologico». Ora, vale la pena ricordare che tra i firmatari c’è un personaggio come Locatelli, ex coordinatore del Cts e tra gli ispiratori principali della risposta dei governi Conte e Draghi al Covid, che hanno sulla coscienza una serie di errori drammatici. Si sarebbero potuti curare milioni di persone a casa, ma si è preferito mandare gli anziani a rischiare la vita negli ospedali, strappandoli alle famiglie ed esponendoli al contagio e a malattie più gravi. Mentre chi era in cura per tumori e malattie cardiache ha dovuto subire ritardi vergognosi ed è totalmente saltata la prevenzione.

Non passa di qui per caso neppure Walter Ricciardi, che nel 2014 fu nominato da Matteo Renzi alla guida dell’Istituto superiore di Sanità e che dal febbraio del 2020 è stato consigliere scientifico di Roberto Speranza. L’altro ieri ha pubblicato sul Riformista un lungo articolo, in cui denuncia che alla sanità pubblica mancano soldi, strutture e personale. Per questo, chiede una riforma bipartisan del servizio sanitario, altrimenti destinato a morire. L’unica destinata a non morire, qui, è la faccia tosta.

Da non perdere

Povera Roccella, inondata di insulti
Pensiero unico

Povera Roccella, inondata di insulti

Sono ore di angoscia senza fine quelle che sta vivendo il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella. Da sabato suo marito Luigi Cavallari, ingegnere di 84 anni, professore universitario stimato e figura da sempre lontana dai riflettori, è disperso nelle…

Fanno i froci col ministro degli altri
Pensiero unico

Fanno i froci col ministro degli altri

L’Istituto centrale per la grafica, emanazione del Mic, organizza un evento Lgbt all’insaputa del titolare del dicastero. Che alla «Verità» replica: «Sono stupefatto, procedure da verificare». Ira dei Pro vita.

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl
Pensiero unico

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl

Il sindacato non può partecipare alla commemorazione della tragedia di Marcinelle perché di «estrema destra». Mentre a Jesi apre la mostra su Fidel Castro. Serve «il passaporto politico» dopo il patentino antifascista chiesto a «Più libri più liberi»?