Ursula autoritaria: aggira i trattati per il Mercosur e Kiev nell’Unione
Ursula von der Leyen e Luiz Inácio Lula da Silva (Ansa)
  • Ursula von der Leyen in Paraguay a firmare l’accordo capestro che spalanca l’Europa agli alimenti sudamericani: «Valido anche senza unanimità». Monta la rabbia a Strasburgo, giovedì mozione di sfiducia alla Baronessa.
  • Ok alla Tunisia per l’export di olio (raddoppiato) fino a 100.000 tonnellate. Né dazi né controlli. Turbativa di mercato: in Italia crolla il prezzo dell’extravergine.

Lo speciale contiene due articoli

Grossi guai in Paraguay: Ursula von der Leyen svolazza in Sudamerica per firmare il famigerato Mercosur, l’accordo commerciale di libero scambio dei Paesi dell’Ue con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. I presagi sono funesti: il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha disertato il previsto trilaterale di ieri a Rio con Von der Leyen e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, principale negoziatore dell’accordo, per un ritardo di 12 ore dell’aereo che avrebbe dovuto portarlo in Brasile. Costa sarà però oggi ad Asunción, in Paraguay, dove avverrà la cerimonia della firma.

Una firma tracciata sull’acqua: siamo di fronte, infatti, all’ennesima forzatura della Commissione europea, con la Von der Leyen che va a sottoscrivere un accordo che non è stato ancora ratificato né dal Parlamento europeo né da nessuno dei Parlamenti nazionali, ma solo dal Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio, certo nominati dai governi ma pur sempre semplici diplomatici, tra l’altro con il «no» di Francia, Austria, Ungheria, Polonia e Irlanda. Non si comprendono i motivi di tale ennesimo strappo alle regole, considerato che di questo accordo si discute da più di 20 anni.

Forzatura su forzatura, l’accordo contiene una postilla secondo la quale anche se uno dei quattro Paesi del Mercosur rinviasse o stoppasse la ratifica, l’accordo varrebbe lo stesso per gli altri firmatari. Tra deroghe, postille e codicilli, però, su questo accordo incombe la mozione di censura contro la Von der Leyen, presentata dal gruppo dei Patrioti per l’Europa proprio sull’argomento Mercosur. La mozione, che sarà votata giovedì 22 gennaio dalla plenaria di Strasburgo, difficilmente sarà approvata, ma qualche brivido per la Von der Leyen, che non sarà presente in aula, non manca. Sulla carta, a favore della censura voterebbero solo i Patrioti, gruppo del quale fa parte la Lega, e il M5s (il gruppo The Left, del quale fanno parte i pentastellati, non si è espresso con chiarezza). Hanno dichiarato il voto contrario, invece, Popolari, Socialisti, Verdi e Liberali, mentre Ecr, il gruppo del quale fa parte Fratelli d’Italia (che voterà contro la mozione di censura), lascerà libertà di voto, e già qui si scorge qualche crepa, considerato che il gruppo stesso è molto numeroso e in altre occasioni si è diviso al suo interno.

Problemi in arrivo anche tra i Popolari: mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz è in aperto conflitto con la Von der Leyen, ieri Politico.eu ha avvertito che anche tra i Popolari spagnoli serpeggia il malcontento: il presidente del Partito popolare spagnolo, Alberto Núñez Feijóo, da sempre sostenitore dell’intesa, ha lasciato intendere un cambio di rotta durante un comizio del partito lo scorso fine settimana, quando, di fronte alle proteste degli operatori del settore agricolo, ha dichiarato che «gli agricoltori spagnoli hanno ragione». Alberto Nadal, vicesegretario per gli Affari economici del Partito popolare spagnolo, è stato più chiaro attraverso un post su X in cui ha affermato che il partito «sosterrà l’accordo Ue-Mercosur solo se saranno garantite le garanzie e rafforzati i controlli alle frontiere». Tra gli stessi Socialisti sono in molti a non tollerare più la non-politica della Von der Leyen, fatta di continue promesse non mantenute e di numerosi accordi con i gruppi di destra. Censura o no, il Parlamento europeo dovrà comunque ratificare l’accordo nel giro di un paio di mesi, e in quella sede anche gli europarlamentari di sinistra che non voteranno la mozione di censura perché presentata dai Patrioti, ma che sono contrari all’accordo, potranno esprimersi con un bel «no».

Un altro problema per Ursula potrebbe arrivare dalla mozione firmata da 140 eurodeputati, che propone il ricorso alla Corte di giustizia Ue per verificare la conformità del Mercosur ai trattati europei: se fosse approvata, occorrerebbe aspettare il giudizio dell’Alta corte prima di procedere con l’iter.

A proposito di deroghe, trattati stracciati e regole allegramente ignorate, ieri il Financial Times ha rivelato che a Bruxelles stanno architettando il modo per far entrare l’Ucraina nell’Unione europea sorvolando allegramente sulle rigidissime prescrizioni che regolano la materia. Per aderire alla Ue, lo ricordiamo, un Paese deve soddisfare requisiti stringenti: stabilità democratica, rispetto dei diritti umani, economia di mercato funzionante, magistratura indipendente, rispetto delle minoranze e via dicendo. L’Ucraina avrebbe così un canale privilegiato rispetto a Paesi che hanno chiesto di aderire da anni e aspettano che vengano valutati i requisiti: Moldavia, Georgia, Albania, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Bosnia ed Erzegovina e Turchia.

I cervelloni di Bruxelles avrebbero in mente una «adesione light» per Kiev: l’Ucraina entrerebbe a far parte dell’Unione ma senza diritto di voto nei vertici dei leader e nelle riunioni ministeriali.

Ancora uno strappo alle regole: se davvero questa idea diventasse realtà, i trattati europei potrebbero essere definitivamente mandati al macero.

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