- Da 15 giorni l’esperimento della città tedesca: dopo un tampone rapido negativo, un ticket giornaliero per vivere come prima. E il tasso di positività è rimasto costante.
- Entro il 7 aprile le 12 città ospitanti, per noi Roma, devono decidere sullo stadio aperto.
Lo speciale contiene due articoli.
I puristi della libertà e gli incontentabili dell’antistatalismo diranno che non è il massimo, che non si può vivere stando sempre con un pezzo di carta in mano. E ovviamente ci sarebbe del vero anche in obiezioni di questo tipo. Ma se l’essenza della saggezza è scegliere il male minore, va guardato con estrema simpatia l’esperimento di Tubinga, in Germania, dove da un paio di settimane l’amministrazione del sindaco Boris Palmer (49 anni, dei Verdi) ha messo in campo una trovata degna del proverbiale uovo di Colombo: una soluzione semplice quanto efficace. E per questa via, la nota località (meno di 100.000 abitanti, forse la più celebre città universitaria, sul fiume Neckar, a sud di Stoccarda) si è conquistata una libertà pressoché totale, sconosciuta al resto della Germania, in particolare per ciò che riguarda la possibilità di aprire (per gli esercenti) e di frequentare (per tutti i cittadini) i cosiddetti locali ritenuti «non essenziali», secondo l’orribile e burocratica espressione che ha condannato alla chiusura una valanga di negozi.
Di che si tratta? Della possibilità di ottenere un tagesticket, cioè un ticket di giornata, un permesso giornaliero per girare, fare shopping, entrare ovunque, andare al cinema, frequentare ristoranti, pranzare all’aperto, vivere normalmente come prima. E cosa occorre per conquistarsi questo lasciapassare quotidiano? O la vaccinazione (cosa che però, anche in Germania, è ancora un «privilegio» per pochissimi), o un certificato medico che metta nero su bianco la guarigione, oppure (ecco la terza opzione a disposizione di chiunque) l’esito negativo di un test rapido effettuato in giornata. Insomma, fai un tampone negativo e vivi la vita di prima.
C’è da immaginare il panico dei chiusuristi ossessivi, dei talebani del lockdown, dei mistici dei divieti, che – leggendo la notizia – si affretteranno a fare esorcismi contro il rischio di «focolai». E invece no: l’esperimento, per ora, funziona alla grande: con un ritmo di 4.000 tamponi al giorno, dal 16 marzo, il tasso di positività è rimasto bassissimo e costante. Tutto sotto controllo, quindi: si può tornare a vivere senza che ciò sia viatico di chissà quali sciagure.
Il sindaco Palmer mette le cose in modo lineare e ragionevole: «Penso che abbiamo la responsabilità di dare una prospettiva e un’opportunità. Quando si viene sottoposti al test, ci si può muovere liberamente come prima e godersi la vita in città. È quello che volevamo tentare».
Lisa Federle, responsabile anti pandemia in città, conferma i dati rassicuranti della sperimentazione: «Per ora l’incidenza a Tubinga non è aumentata. I numeri restano bassi, anche se è tutto aperto e per quanto adesso da noi ci sia abbastanza vita e movimento». E conclude indicando cittadini e passanti: «Guardate la gente qui, chiedete a loro. Non finiscono di ringraziarci».
E in effetti le immagini dei servizi televisivi e online parlano chiaro: persone allegre che girano, sia pure rispettando le distanze e indossando la mascherina, locali dove si mangia, negozi del centro storico tornati a rifiorire, e anche turisti che arrivano in camper o con altri mezzi.
Con una certa irritazione di Angela Merkel, l’esperimento (che durerà almeno fino al 18 aprile) promette di moltiplicarsi qua e là, e c’è già chi tenta di «esportarlo» in altri lander, clonando il tentativo dal Baden Wurttemberg (dove si trova Tubinga) anche altrove, ad esempio in Baviera. Ovunque c’è desiderio di superare una situazione di sostanziale chiusura dei negozi «non essenziali» che complessivamente, in Germania, si trascina da metà dicembre.
Naturalmente, gli avversari del progetto obiettano che Tubinga è una città piccola, e che le condizioni non sono facilmente replicabili in una dimensione più grande. Sarà: ma qualcosa occorrerà pur fare nelle situazioni in cui (vale per la Germania, per l’Italia e per il resto dei Paesi Ue) la campagna vaccinale procede con lentezza eccessiva.
Restano infatti almeno due osservazioni indiscutibilmente positive dopo il racconto dei fatti. La prima: ci era stato detto per mesi, in tutto il primo periodo della pandemia, a inizio 2020, che sarebbe stato desiderabile arrivare in futuro a «convivere con il virus», prima della vittoria finale attraverso il buon esito della campagna vaccinale. Ecco, siamo proprio qui: siamo esattamente al punto in cui occorrerebbe «convivere», evitando restrizioni tali da ammazzare l’economia o da rendere permanente un lockdown strisciante. Tubinga ha scelto questa strada di «convivenza» intelligente.
La seconda: un modello alternativo è dunque possibile, e si possono cercare altre strade rispetto alla soluzione unica «chiusurista». I profeti del panico, non solo in Italia, vorrebbero imporre un solo modello, la segregazione delle persone. E invece esperimenti diversi possono essere tentati: e proprio i numeri dei contagi sotto controllo, ormai da due settimane a Tubinga, mostrano che un livello accettabile di esposizione al rischio non determina affatto conseguenze letali. Anzi, fa rifiorire l’economia e lo spirito delle persone.
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