- Il presidente Usa Donald Trump offre a Mosca la riduzione degli arsenali e mira a estendere il New Start. Spegnendo i sogni dell’Iran sull’atomica. Se Teheran verrà resa inoffensiva, l’influenza russa nell’area potrà essere rinegoziata.
- Putin mette il veto all’Ucraina nella Nato e loda The Donald, che a sua volta critica Zelensky: «Non è stato un angelo». Lavrov: «Roma resti fuori dalle trattative.
Lo speciale contiene due articoli.
C’è un filo rosso che potrebbe collegare le varie crisi internazionali in corso: quello degli armamenti nucleari. Giovedì, Donald Trump ha auspicato l’avvio di colloqui con Russia e Cina per la riduzione degli arsenali atomici. «Vogliamo vedere se possiamo denuclearizzare, e penso che sia possibilissimo», ha dichiarato il presidente americano. Parole che sono state ben accolte da Mosca. Ieri il Cremlino ha infatti detto di essere pronto ad avviare delle trattative per la riduzione degli arsenali nucleari «il prima possibile».
L’idea sembrerebbe essere quella di rilanciare ed estendere il New Start: il trattato che, in scadenza l’anno prossimo, fu originariamente firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitry Medvedev. Durante il primo mandato, Trump provò ad allargarlo senza successo alla Cina. Poi, nel 2023, Mosca ha congelato la propria partecipazione all’intesa, pur senza ritirarsi formalmente da essa. Ora, è chiaro che queste nuove aperture sul nucleare da parte di Trump e Vladimir Putin possono avere varie implicazioni. Innanzitutto, porrebbero le basi per un dialogo diplomatico a tre con Pechino: quella stessa Pechino che, secondo il Pentagono, potrebbe arrivare a possedere 1.000 testate entro il 2030. In secondo luogo, emergono delle intersezioni sia con la crisi ucraina sia con quella mediorientale.
Cominciamo dalla prima. Da quando ha iniziato l’invasione dell’Ucraina nel 2022, Putin ha più volte evocato la minaccia atomica. L’anno scorso ha anche modificato la dottrina nucleare russa, abbassando la soglia per l’utilizzo di armi atomiche. È quindi evidente che il dossier nucleare potrebbe entrare nelle trattative diplomatiche sull’Ucraina. Trump, negli scorsi giorni, ha continuato a mettere sotto pressione sia lo zar che Volodymyr Zelensky per spingerli a sedersi al tavolo negoziale. Da una parte, ha minacciato di colpire Mosca con dazi e sanzioni; dall’altra, ha affermato che il presidente ucraino «non è un angelo» e si è detto pronto a incontrare Putin «immediatamente», pur di raggiungere un accordo sulla crisi in corso: un accordo che lo zar ha comunque subordinato alla rinuncia dell’ingresso di Kiev nella Nato.
Partendo da qui, è verosimile ritenere che il presidente americano voglia inserire il dossier della distensione nucleare nel processo diplomatico ucraino. Si tratta senza dubbio di un tema che potrebbe avvicinare Usa e Russia, anche se non mancano le incognite. Sia Mosca che Washington vogliono infatti ricorrere alla deterrenza, mentre ieri il Cremlino ha sostenuto che il conflitto in corso sarebbe sorto «a causa della minaccia alla sicurezza nazionale della Federazione russa». Sempre ieri, il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Sergey Shoigu, ha detto che «il rischio di uno scontro armato tra potenze nucleari è in crescita». Era inoltre fine dicembre, quando Mosca espresse irritazione per la possibilità che la nuova amministrazione Trump effettuasse dei test atomici. Ciò vuol dire che il Cremlino teme il nuovo presidente americano. E questo determina una situazione ambigua in vista del futuro: se è vero che Mosca potrebbe irrigidirsi, è altrettanto vero che Trump potrebbe disporre di un’ulteriore leva negoziale nei confronti dello zar sia per spingerlo a trattare sull’Ucraina sia, in modo apparentemente paradossale, per ottenere condizioni migliori, nel caso il New Start venga rilanciato o rinegoziato.
E attenzione: la questione del nucleare si estende anche al Medio Oriente. L’Iran, che ha recentemente siglato una partnership strategica con la Russia, sta infatti cercando di dotarsi della bomba atomica. Ebbene, giovedì Trump ha detto che si consulterà con alcuni funzionari in vista di possibili attacchi israeliani ai siti nucleari iraniani. Ha però al contempo precisato che vorrebbe risolvere le questioni atomiche con Teheran senza dover arrivare a un simile scenario. Parole che, mentre tendono un ramoscello d’ulivo all’Iran, non escludono in toto l’eventualità dei bombardamenti ai suoi siti. Del resto, l’obiettivo primario di Trump (ma anche di israeliani e sauditi) è evitare che gli ayatollah si dotino dell’atomica.
«L’unica cosa che ho detto sull’Iran è che non possono avere un’arma nucleare e sono dei fanatici religiosi», ha affermato Trump giovedì. «Se ne prendono una, tutti gli altri ne prenderanno una, e poi l’intera faccenda sarà un disastro», ha proseguito, aprendo alla possibilità di un accordo che però – ha sottolineato – dovrà essere «verificato dieci volte». È in questo quadro che il presidente sarebbe pronto a delegare il dossier iraniano al proprio inviato per il Medio Oriente, Steve Witkoff. Non si può quindi escludere che Trump cercherà di coinvolgere la Russia nel suo tentativo di premere affinché Teheran non si doti dell’arma nucleare. In cambio, il presidente americano potrebbe far entrare l’Iran, una volta reso atomicamente inoffensivo, in una strategia di contenimento dello strapotere turco in Siria: obiettivo, questo, che sarebbe apprezzato dai sauditi e dagli israeliani (che non si fidano di Ankara), oltre che dalla stessa Russia (che recupererebbe un po’ d’influenza in Medio Oriente dopo la batosta subita a causa della crisi siriana). Il problema per Trump sorgerebbe nel momento in cui Mosca decidesse di appoggiare l’idea di un’atomica in mano all’Iran: uno scenario che provocherebbe delle significative tensioni tra la Casa Bianca e il Cremlino.
Intanto Zelensky, intervistato sul Foglio da Cecilia Sala, apprezza la sponda tra Trump e Meloni. «Una buona notizia per l’Italia. Forse con questo canale di dialogo privilegiato lei potrà essere utile all’Europa, spero possa esserlo anche all’Ucraina».
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