- Il gruppo terroristico dice sì alla risoluzione votata dall’Onu per il cessate il fuoco. Per il «Wsj», però, il leader jihadista frena: «Israele sotto pressione con più vittime».
- Antonio Tajani ufficializza l’ennesimo invio di aiuti militari a Volodymyr Zelensky, che a Berlino detta l’agenda all’Ue: «Via ai colloqui per il nostro ingresso». Mosca «spara» nell’Atlantico.
Lo speciale contiene due articoli.
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato la bozza di risoluzione degli Stati Uniti che sostiene il piano di un cessate il fuoco a Gaza annunciato da Joe Biden, invitando Hamas ad accettarlo. Per rispondere alle richieste di diversi Paesi che volevano fosse menzionato anche Israele, il testo «esorta entrambe le parti ad attuare pienamente i termini del piano senza indugio e senza condizioni».
Il documento è stato approvato con 14 voti favorevoli e l’astensione della Russia. L’ambasciatore russo all’Onu, Vasily Nebenzya, spiegando la decisione di Mosca di astenersi durante il voto di lunedì, ha affermato: «A tutti i membri del Consiglio è stato chiesto di approvare una proposta che non hanno visto nella sua interezza», una circostanza poi smentita dai fatti. Biden ha invitato Hamas «a dimostrare di voler davvero una tregua accettando l’accordo proposto nel piano degli Stati Uniti, approvato dalle Nazioni Unite». E Hamas ora cosa farà? Un funzionario del gruppo jihadista ha riferito all’agenzia Reuters: «Abbiamo accettato la risoluzione dell’Onu per la cessazione del fuoco e siamo pronti a negoziare sui dettagli». Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, durante la sua visita in Israele dove ha annunciato che gli Usa hanno stanziato 400 milioni di dollari ai palestinesi (visita cui ha fatto seguito anche un incontro con il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed, in Giordania a margine di una conferenza internazionale dei donatori per i palestinesi e, successivamente, il premier palestinese Mohammad Mustafa con il quale ha discusso la proposta di un cessate il fuoco a Gaza in cambio della liberazione degli ostaggi), ha detto che «l’annuncio di Hamas sul voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione redatta dagli Stati Uniti per un cessate il fuoco a Gaza rappresenta un segnale di speranza ma ciò che conta davvero è la voce che arriva da Gaza e dalla leadership di Hamas nell’enclave palestinese». E qui la questione si complica.
Lunedì sera, il Wall Street Journal ha rivelato una corrispondenza agghiacciante tra il leader di Hamas, Yahya Sinwar, e i suoi stretti collaboratori nell’organizzazione terroristica. Per mesi Sinwar ha rifiutato di accettare un accordo di cessate il fuoco e scambio di prigionieri che non include la fine completa della guerra e il ritiro delle forze di difesa israeliane (Idf) da Gaza, condizioni che lascerebbero Hamas al potere e in grado di riorganizzarsi, permettendo al gruppo di mantenere la promessa di ripetere i massacri del 7 ottobre 2023. Secondo il Wsj, dietro questo rifiuto c’è il calcolo che più combattimenti e più morti civili palestinesi vanno a suo vantaggio, vista la mobilitazione in corso a livello globale. Il Wsj ha osservato che in dozzine di messaggi Sinwar ha mostrato un totale disprezzo per la vita umana, chiarendo di ritenere che Israele abbia più da perdere dalla guerra rispetto ad Hamas.
In un recente messaggio ai funzionari di Hamas che cercavano di mediare un accordo per lo scambio di prigionieri, Sinwar ha scritto: «Abbiamo gli israeliani proprio dove li vogliamo». In un altro scritto ha descritto le morti civili a Gaza come «sacrifici necessari. Facciamo notizia solo con il sangue. Niente sangue, nessuna notizia. Un alto numero di vittime civili creerebbe una pressione mondiale su Israele». E Israele che ne pensa di tutto questo? Secondo quanto riferito da Blinken, Benjamin Netanyahu ha riaffermato, durante il loro incontro, il suo impegno a favore di una proposta di cessare il fuoco a Gaza, mentre fonti ufficiali israeliane hanno detto che il piano per il cessate il fuoco illustrato da Biden «consente di raggiungere gli obiettivi della guerra e cioè la liberazione degli ostaggi e la distruzione di Hamas». Se le cose stanno davvero così, com’è possibile che Hamas accolga «con favore la risoluzione»? Qualcosa non torna ma attenzione a non cadere nell’ennesima trappola dei jihadisti palestinesi perché la tattica è sempre quella di giocare su più tavoli. Quando la cosiddetta ala «politica» talvolta si mostra conciliante, quella «militare» rappresentata da Yaya Sinwar e Mohammed Deif, nascosti da otto mesi nel sottosuolo della Striscia di Gaza, ha sempre rifiutato ogni intesa.
Ma quanto è profonda la diversità di vedute tra le due fazioni di Hamas? Il Wsj ha anche osservato che, secondo i funzionari arabi che hanno parlato con Hamas, nel corso di questi mesi, la leadership politica di Hamas ha iniziato a prendere le distanze da Sinwar, sostenendo ad esempio «di non averli informati prima degli attacchi del 7 ottobre». Nel dicembre scorso quei leader politici hanno iniziato a incontrare altre fazioni palestinesi per discutere un piano postbellico ma Sinwar è stato escluso dai colloqui. Appena il capo jihadista è venuto a conoscenza degli incontri fatti alle sue spalle li ha definiti «vergognosi e oltraggiosi». Successivamente ha inviato una serie di messaggi nei quali ha esortato il gruppo politico di Hamas a non fare concessioni nei negoziati per un accordo: «Sono disposto a morire combattendo. Noi dobbiamo andare avanti sulla strada che abbiamo iniziato». Se lui è deciso a morire nei tunnel portandosi dietro gli ultimi ostaggi, i leader «politici» che vivono all’estero non ci pensano nemmeno a rinunciare alle loro vite. Ismail Haniyeh e sodali stanno provando in tutti i modi a resistere e forse stanno abbandonando Sinwar e Deif al loro destino.
Intanto in attesa di sviluppi, la guerra va avanti tanto che ieri l’Aeronautica militare israeliana «ha colpito circa 35 obiettivi terroristici in tutta la Striscia di Gaza, tra cui strutture militari, depositi di armi, siti di lancio, posti di osservazione, cellule terroristiche».
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