- L’esercito di Mosca intensifica le operazioni per aprirsi la strada verso Kiev e sposta i magazzini di testate nucleari in Bielorussia. Zelensky: «Ci servono armi ma non tutti adempiono agli accordi». Berlino promette missili, l’Italia prepara il nono pacchetto d’aiuti.
- Ira di Israele, che approva l’attacco a Rafah. Bivacco di protesta alla Statale di Milano.
Lo speciale contiene due articoli.
Sono ormai settimane che le truppe russe ci girano intorno, adesso manca poco alla sua conquista. Obiettivo Kharkiv, la città più grande dell’Ucraina dopo la capitale, la seconda più popolosa, la più martoriata dall’inizio della guerra. Nelle ultime ore la regione sta subendo un bombardamento incessante, la città di Vovchansk è stata devastata dalle fiamme. I cittadini che hanno lasciato le loro case hanno parlato di «bombardamenti mai visti nella zona». Non solo bombardamenti, perché le milizie di Mosca hanno lanciato un attacco di terra corazzato nella zona Nord orientale della regione.
Un nuovo fronte per Kiev che ha inviato rinforzi: «Il nemico ha tentato di sfondare la nostra linea difensiva sotto la copertura di veicoli blindati», spiegano dal ministero della Difesa. «Per ora questi attacchi sono stati respinti; le battaglie di varia intensità continuano», l’aggiornamento al pomeriggio di ieri. L’intenzione di Vladimir Putin, già da marzo scorso, è quella di creare una zona cuscinetto all’interno del territorio ucraino, a suo parere indispensabile e necessaria per proteggere la Russia. È da allora che Kharkiv, particolarmente vulnerabile a causa della sua vicinanza alla Russia, è ripetutamente colpita da attacchi aerei che hanno causato gravi danni alle infrastrutture elettriche della regione.
Ieri, infine, l’intensificarsi delle operazioni. «Un feroce combattimento»: così lo ha descritto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il bilancio temporaneo dell’attacco, nonostante la resistenza ucraina, conta la conquista di quattro villaggi da parte di Mosca. Secondo Ukrainska Pravda, che cita fonti degli ambienti militari ucraini, si tratta degli insediamenti di Streleche, Krasne, Pylna e Borysivka. Anche se il governatore della regione dice: «Non ci sono state ancora perdite di territorio».
«Mentre Kiev aspetta le armi, Mosca intensifica gli attacchi»: l’evidenza è stata confermata dai servizi segreti occidentali che ritengono che la Russia stia cercando di sfruttare «una finestra di opportunità» finché non saranno consegnate le nuove armi promesse a Kiev. «Attualmente non tutti i nostri partner adempiono prontamente agli accordi. Abbiamo bisogno della massima concentrazione dei nostri amici, amici dell’Ucraina, per accelerare la fornitura», ha commentato Zelensky. Il presidente ha aggiunto, in ogni caso, che Kiev è grata ad ogni leader che aiuta ad accelerare il trasferimento delle armi.
Appello raccolto ancora una volta dalla Germania che, in collaborazione con gli Stati Uniti, ha annunciato che trasferirà ulteriori sistemi missilistici di artiglieria di alta mobilità Himars. Lo ha chiarito il ministro della Difesa, Boris Pistorius, spiegando che le armi fanno parte dell’inventario di altre forze armate occidentali e saranno finanziate dalla Germania.
Sostegno garantito quello europeo, certo, ma secondo i dati forniti da Rivista italiana Difesa, sarà praticamente impossibile soddisfare le necessità di Kiev, soprattutto vista la sopraggiunta esigenza di riarmare i sistemi di difesa interni. Il discorso vale per tutto l’Occidente e nonostante il riarmo degli ultimi due anni. Infatti se gli Stati Uniti nel febbraio del 2022 producevano una media di 14.000 proiettili da 155 mm, nell’ottobre del 2023 è arrivata a produrne 28.000 con l’obiettivo di arrivare su una produzione media di 60.000 per le mensilità del 2024, 80.000 per il 2025, e 100.000 per il 2026. Per il momento questi primi obiettivi non sono stati raggiunti perché nel marzo del 2024 la produzione si è confermata a 28.000 unità.
Se si prendono in considerazione Canada, Repubblica Ceca e Regno Unito, ciascuno di questi Paesi è in grado di produrre non più di 20.000 proiettili al mese. La Germania è arrivata a produrne, però, 60.000 con l’obiettivo di raggiungerne 91.000 nel 2027. Chiaramente non tutta la produzione verrebbe trasferita all’Ucraina in quanto è, appunto, subentrata l’esigenza di riempite anche i propri arsenali, il problema è che Kiev chiede circa 7 milioni di proiettili l’anno. Questa è la stima di ciò che servirebbe per vincere la guerra. Decisamente troppi per l’Occidente. Ma sarebbero troppi anche i 4,2 milioni di proiettili annui ritenuti il minimo indispensabile per garantirle una capacità operativa di sopravvivenza. Situazione analoga con i Patriot. Lockheed Martin ha prodotto circa 550 missili all’anno per tale sistema, destinati ad aumentare a 650 entro la fine del 2024, ma all’Ucraina ne servirebbero 1.960 l’anno.
Il sostegno occidentale, però, prosegue. Gli Usa annunciano un nuovo pacchetto di aiuti militari da 400 milioni di dollari. Secondo Politico, sono compresi nuovi missili Patriot, missili anti-aereo Stinger, veicoli di combattimento Bradley, veicoli corazzati anti-mine Mrap e sistemi missilistici Javelin. Anche l’Italia non si tira indietro. È in programma per mercoledì prossimo un’audizione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, al Copasir. La convocazione dovrebbe essere legata al nuovo decreto – il nono – di aiuti militari da inviare all’Ucraina.
In questo scenario, mentre Kiev attende i primi caccia F-16 in arrivo quest’estate, secondo il New York Times la Russia starebbe preparando nuovi magazzini in Bielorussia per stoccare le sue testate nucleari.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >