L’Ue affoga i pescatori in un mare di regole e spalanca le porte al pesce del Marocco
Pescherecci (Getty)
  • Per le barche europee le coste del Sahara Occidentale sono «vietate», mentre i battelli africani sono liberi nel Mediterraneo.
  • Il leader del Ppe: lo facciano pure i centristi. Rischio Mercosur per Ursula von der Leyen.

Lo speciale contiene due articoli

È la solita Europa: tutta chiacchiere e distintivo mentre agricoltori e pescatori rischiano il fallimento. Si riducono le flotte, i carciofi vengono lasciati marcire in campo perché il prezzo è troppo basso, i mandarini del Nord Africa hanno scalzato dai banchi dei mercati i nostri. Così tornano le proteste dei trattori che da oggi al 20 paralizzeranno l’Europa e l’Italia. Ma domani Ursula von der Leyen incurante di tutto ciò e in spregio al Parlamento europeo va in Paraguay a firmare l’accordo di libero scambio con il Mercosur.

La firma non significa nulla: è l’Eurocamera che deve ratificare, ma la presidente della Commissione sta provando a forzare i regolamenti per evitare che l’assemblea si pronunci. Con questa prassi è già inciampata in un infortunio gravissimo che sta mettendo in ginocchio la pesca nel Mediterraneo. Le barche dell’Ue – segnatamente italiane, spagnole e francesi – non possono più pescare sotto le coste del Sahara Occidentale. Viceversa le barche del Marocco, ma come quelle tunisine, libiche e pure cinesi in Mediterraneo fanno ciò che vogliono. Sulla pesca l’Ue si è accanita con un particolare rigore – impone di avere a bordo telecamere di controllo per verificare modalità di cattura, quantità e dimensione del pescato, obbliga al fermo di 40 giorni all’anno, esige severissimi controlli sul trattamento degli equipaggi; tutte regole sconosciute alle altre «bandiere» – peccato che si sia dimenticata degli accordi internazionali. La Corte di giustizia nel 2024 ha bocciato la scorciatoia che Ursula von der Leyen aveva preso nelle trattative col Marocco sulla pesca lungo le coste sahariane. È esattamente quello che sta facendo con il Mercosur. La Corte ha stabilito che gli accordi di pesca e agricoli tra Ue e Marocco violavano il diritto al consenso della popolazione del Sahara Occidentale. La regione, ex colonia spagnola, è stata occupata dal Marocco dal 1975. Tra una settimana a Rabat dovrebbe cominciare un nuovo round di trattativa sulla pesca. Il Marocco ha chiesto di ampliare il quantitativo di agrumi che ci manda senza dazi. Nella campagna 24-25 Rabat ha incrementato il suo export di agrumi (noi in Sicilia e Calabria mandiamo al macero arance, clementine e mandarini) grazie agli accordi con l’Ue del 31% arrivando al record di 597.000 tonnellate di cui quasi il 90% sono mandarini e in Europa per le nostre produzioni il mercato è crollato.

Lo stesso accade con la pesca dove il settore delle vongole in Adriatico è in ginocchio e in generale tutta la flotta italiana sta soffrendo. Le barche di Chioggia, ma anche quelle di Fano e di Civitanova Marche, specializzate nella cattura delle conchiglie hanno avuto un crollo del fatturato che è passato da 120 a 13 milioni con la cessazione di 700 partite iva il che vuol dire almeno 400 equipaggi sbarcati. Tra le ragioni di questo crollo ci sono il minor pescato per via degli inquinanti e a causa del riscaldamento del mare che ha favorito l’invasione del granchio blu – spietato «predatore» di vongole – e della cosiddetta «noce di mare», ma spiegano solo molto parzialmente il calo di fatturato: sono le limitazioni alle catture e la concorrenza estera favorita dagli accordi che l’Ue fa usando l’agricoltura come merce di scambio a mettere a terra le barche.

Basti dire che noi con 8.000 chilometri di coste importiamo il 75% del pesce che ci serve per un controvalore di 4 miliardi a fronte di una produzione interna di 30.000 tonnellate. Per incrementare la produzione è fondamentale riaprire le coste anche del Marocco e imporre una clausola di reciprocità sul pescato. La stessa invocata anche per i prodotti agricoli che riguardano il Mercosur, ma che Ursula von der Leyen ignora semplicemente perché la Germania non la vuole. L’ultimo protocollo di pesca di Bruxelles con il Marocco è scaduto nel 2023: da tre anni dunque le barche europee non catturano più in quei mari. Europeche, che rappresenta i pescatori europei, chiede un rapido sblocco, ma la Commissione ha preso tempo tant’è che l’unica concessione che sinora ha fatto è il taglio di 3 giornate di fermo pesca ottenuto dal nostro ministro Francesco Lollobrigida. Dal mare all’orto la situazione non cambia. Nel brindisino – denuncia la Cia, confederazione degli agricoltori – si è rinunciato al raccolto dei carciofi ormai pagati sotto i 10 centesimi che vengono fatti marcire in campo. L’invasione di prodotto estero rende non più competitiva la coltivazione pugliese. E questo è solo l’inizio. Con l’arrivo delle merci dal Sudamerica il mercato sarà ancora più sfavorevole per le produzioni nazionali. I trattori lo sanno e cominciano a muoversi. Già oggi a Parma ci sarà una manifestazione del Coapi che a mezzogiorno stringe d’assedio la sede dell’Efsa (l’autorità europea di controllo sugli alimenti). Il 19 sempre il Coapi con il Cra fa una manifestazione nazionale in varie città e il 20 a Strasburgo le associazioni agricole si ritrovano davanti all’Eurocamera dove si discute di Mercosur per fare sentire la voce del trattore.

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