Avanzano Mosca e l’Isis ma la partita in Niger diventa l’occasione dell’Italia
Ansa
  • Con la Francia fuori dai giochi, la situazione è fluida: il nostro Paese può conquistare posizioni privilegiate. Giorgia Meloni invita alla prudenza. Scontri fra jihadisti ed esercito.
  • Il leader di M62, voce della giunta militare: «Alleanza con gli Stati che ci appoggiano».

Lo speciale contiene due articoli.

Nella chiacchierata che il premier Giorgia Meloni ha riservato a tre testate nazionali si è toccato anche il tema Niger. Due i concetti espressi da Palazzo Chigi. Il primo è che la turbolenza generata dal colpo di Stato non dovrebbe in alcun modo inficiare il percorso del Piano Mattei. Il secondo concetto sta nella parola usata dalla Meloni: «Prudenza». Se ne deduce che la situazione è così fluida che nulla è perduto. O meglio, la Francia è fuori ma la Russia non è ancora dentro. Sanoussi Mahaman è uno dei leader del M62, il movimento che sta sobillando le piazze di Niamey. Nell’intervista che ospitiamo in pagina si descrive solo come un liberatore dall’oppressione francese. In realtà da tempo il movimento attende fondi da Mosca e sta preparando la strada a una riorganizzazione sul modello Mali e Burkina Faso. Dove i governi locali hanno stretto patti d’acciaio con i miliziani della Wagner. M62 non è ancora riuscito nell’intento e quindi manda segnali alla politica internazionale. Tradotto: il Niger può ancora essere recuperato alla sfera di influenza occidentale.

Al momento la giunta militare ha annunciato l’intenzione di processare il presidente deposto Mohamed Bazoum per «alto tradimento». È quanto annunciato in un comunicato letto in diretta televisiva dal portavoce della giunta, il colonnello maggiore Amadou Abdramane. «Il governo nigerino ha finora raccolto le prove per perseguire davanti alle competenti autorità nazionali e internazionali il presidente deposto e i suoi complici locali e stranieri, per alto tradimento e per aver minato la sicurezza interna ed esterna del Niger», recita il comunicato, nel quale la giunta ha nuovamente denunciato le sanzioni «illegali, disumane e umilianti» imposte dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao). «La popolazione del Niger è severamente provata dalle sanzioni illegali, disumane e umilianti della Cedeao, che arriva a privare il Paese di prodotti farmaceutici, generi alimentari e della fornitura di corrente elettrica», ha affermato Abdramane. Bazoum, la sua famiglia e diversi suoi parenti sono ancora detenuti nel seminterrato della residenza presidenziale di Niamey dal giorno del colpo di Stato, avvenuto lo scorso 26 luglio, e se fosse processato per alto tradimento rischierebbe la pena di morte. Una strada che la nuova giunta vorrebbe percorrere per evitare che il leader deposto possa ritornare al potere.

Nel frattempo, sei militari e dieci combattenti jihadisti sono stati uccisi nei combattimenti avvenuti nei pressi della città di Sanam, nell’Ovest del Niger. Secondo quanto riferito in una nota dall’Alto comando della Guardia nazionale, sospetti terroristi in motocicletta hanno teso un’imboscata alle truppe e hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con i militari. Sanam si trova nella cosiddetta «area dei tre confini» di Tillaberi, dove il Niger confina con il Mali e il Burkina Faso, epicentro degli attacchi terroristici. Lo scorso 9 agosto cinque soldati erano stati uccisi in un attacco nella stessa zona. In entrambe i casi, Al Qaeda non ha rivendicato le operazioni. Ma l’area è una sorta di frullatore. Oltre alle milizie fedeli all’Isis e a quelle legate alla stessa Al Qaeda il pericolo arriva anche dai jihadisti nigeriani di Boko Haram che più volte hanno tentato di entrare in Niger ma anche dalle numerose «katibe» o tribù sciolte che non rispondono a nessuno. Consapevole delle pressioni jihadiste, il nuovo regime militare si è detto disponibile a risolvere la crisi attraverso i canali diplomatici: così avrebbe riferito il capo di una delegazione di religiosi nigeriani, il giorno dopo la sua visita a Niamey. Il generale Abdourahamane Tiani ha dichiarato a sua volta «che la sua porta è aperta per esplorare la via della diplomazia e della pace al fine di risolvere» la crisi. Come già è stato scritto il timore è che il presidente della Nigeria Bola Tinubu (che è anche attuale presidente della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, l’Ecowas) riesca a coalizzare altre forze e a invadere il Paese confinante.

Una delegazione della giunta golpista si è pure recata in visita alla Guinea Conakry per chiedere «un sostegno rinforzato per affrontare le sfide future». A dimostrare ancor di più quanto scritto sopra. Cioè la fluidità del momento. Per gli italiani il Niger è un Paese strategico. Non solo per le riserve di cui dispone, a partire dall’uranio, ma per il fatto che assieme alla Costa d’Avorio e alla Tunisia è il terzo Paese che potrebbe candidarsi per un rapporto stabile nella gestione dei ricollocamenti. La presenza stabile dei nostri militari si è particolarmente distinta nella creazione di rapporti bilaterali anche nel perimetro della cooperazione e dello sviluppo. Lo spazio che i francesi stanno lasciando libero per noi rappresenta una occasione unica. Da non sprecare, anche se, come ha detto la Meloni, serve prudenza.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».