Londra si risveglia: stop alle politiche green
Rishi Sunak (Ansa)
Rishi Sunak annuncia la retromarcia sulla transizione ecologista: «Costi troppo elevati, ora tocca ad altri». Previsti il rinvio della messa al bando delle auto a benzina e diesel e delle caldaie a gas, oltre all’allentamento degli obblighi di efficienza energetica per le case.

Sulla transizione green è arrivato il momento del realismo. Almeno in Gran Bretagna, che non fa più parte dell’Unione europea e se lo può permettere. «Per troppi anni, politici in governi di ogni colore non sono stati onesti sui costi e sui cambiamenti. Hanno preso la strada più semplice, raccontando che possiamo avere tutto», dice Rishi Sunak.

Il premier sta per annunciare ufficialmente, forse già nelle prossime ore, una serie di cambiamenti nell’agenda inglese verso l’obiettivo delle emissioni zero nel 2050. In particolare, ci dovrebbe essere un rinvio di cinque anni per il divieto di vendere nuove automobili diesel e a benzina, inizialmente previsto per il 2030, e un rallentamento del piano di sostituzione delle caldaie a gas. Non solo, ma il governo di Londra intende rassicurare i proprietari di case sul fatto che non sanzionerà chi non aumenta l’efficienza energetica degli appartamenti. Il cambio di strategia di Sunak, che conferma gli obiettivi di lungo termine, ma sceglie una strada più graduale e sensata, senza inimicarsi inutilmente i cittadini, è stato oggetto di una clamorosa fuga di notizie. Sulla sua scrivania c’erano alcuni rapporti sulla transizione ecologica e un documento con alcuni punti strategici da annunciare entro la fine della settimana. In realtà, ieri alcuni media inglesi avevano già avuto accesso ad alcune carte riservate e lo stesso premier, in una dichiarazione scritta indirizzata alla Bbc, non ha avuto problemi a confermare che il governo intende intervenire sul dossier per via di uno scenario economico che ritiene mutato sia a livello nazionale che mondiale. Il tutto con lo scopo dichiarato di prendere decisioni a favore di imprese e cittadini del Regno Unito. «Confermo l’impegno delle emissioni zero per il 2050», garantisce Sunak, ma bisogna arrivarci «in modo graduale e più proporzionato». Insomma, niente misure draconiane e tagliole varie. Importante è il cambio di filosofia rispetto agli impegni presi fino al 2035 a margine della Cop26 di Glasgow sul clima del 2021, sotto la leadership di Boris Johnson. Il premier britannico ricorda che non bisogna mentire ai cittadini quando si chiedono sacrifici o si prospettano cambiamenti epocali. «Per troppi anni, politici in governi di ogni colore non sono stati onesti sui costi e sui cambiamenti. Hanno preso la strada più semplice, raccontando che possiamo avere tutto», scrive Sunak.

Che poi aggiunge: «Questo realismo non significa rinunciare alle nostre ambizioni o abbandonare i nostri impegni. Siamo ben lontani da fare questo. Io sono orgoglioso che la Gran Bretagna stia guidando il mondo sui cambiamenti climatici». In attesa dell’ufficialità, ecco in che cosa dovrebbe consistere la svolta di Londra secondo le indiscrezioni. La misura di maggior impatto sarà quella di non condannare a morte le automobili con motore diesel o a benzina nel 2030, ma di concedere cinque anni in più per la loro completa sostituzione sul mercato. Poi c’è un cambio di atteggiamento radicale nei confronti degli immobili che va esattamente nella direzione contraria di Bruxelles e dei suoi gravami. Il governo inglese allargherà le maglie del piano di eliminazione delle caldaie a gas entro il 2035, ammettendo che ci si fermi all’80%. Anche la messa al bando delle caldaie a gas non collegate alla rete, inizialmente prevista per il 2026, slitterà al 2035 e sempre con l’obiettivo dell’80% di sostituzioni.

Il premier Sunak intende poi rassicurare i proprietari di casa promettendo che non saranno inasprite le regole sull’efficienza energetica delle abitazioni. Una rassicurazione non da poco, dopo che alcuni ministri si erano lasciati scappare l’idea di multare i proprietari che non aumentano il livello di efficienza energetica. Sarà anche completamente rivisto il piano per costringere gli inglesi a usare otto diversi bidoni della spazzatura: uno per i rifiuti generici e sette per i vari materiali da riciclare. E già che si è in tema di libertà e di Stato rieducatore, ecco che Sunak darà un messaggio chiaro anche sul fatto che non ci saranno nuove tasse per scoraggiare i viaggi aerei, non ci saranno provvedimenti contro le abitudini alimentari scorrette e non sarà incentivato il carpooling.

Le indiscrezioni sulla nuova strategia del premier hanno suscitato le prime polemiche. Dal fronte dei laburisti, ma anche da parte di alcuni Tory, si è detto che siamo di fronte a una sostanziale retromarcia rispetto agli impegni presi due anni fa. Alok Sharma, ex ministro ai tempi di Johnson, ex presidente della Cop26 e da maggio membro della Rockfeller Foundation per i problemi del clima, ha criticato i provvedimenti in arrivo. Molto scettici anche i rappresentanti delle case automobilistiche inglesi, che temono un effetto incertezza sui consumatori.

Lisa Brankin, capo di Ford Uk, non è stata tenera: «Il nostro settore ha bisogno di tre cose dal governo del Regno Unito: ambizione, impegno e coerenza. E un rilassamento della scadenza del 2030 le minerebbe tutte e tre». Nelle prossime ore si vedrà se Sunak terrà il punto e come, nonostante la clamorosa fuga di notizie. Intanto, anche alla Bbc, ha ripetuto che gli obiettivi green non cambiano. Vanno solo modulati meglio.

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