- Scholz ammette che Mosca ha intercettato i dialoghi riservati sui missili Taurus: «Fatto grave». Se i soldati tedeschi non partiranno, quelli francesi sembrano pronti a farlo: l’Eliseo convoca i partiti per un annuncio.
- Il principale quotidiano italiano fa da megafono alle accuse dell’oppositore Nevzorov. Che ammette: «Non ho riscontri».
Lo speciale contiene due articoli.
È la guerra, bellezza. Sempre meno fredda. Con le basi Cia al confine tra Russia e Ucraina, le infiltrazioni di soldati occidentali, i voli degli F-35 americani. E le classiche spie di Mosca.
Come quelle che hanno captato le conversazioni di alcuni alti ufficiali dell’aeronautica tedesca, mentre discutevano della fornitura di missili Taurus a Kiev e del rischio che la resistenza li utilizzasse per colpire obiettivi sensibili. Ad esempio, il ponte che collega la Crimea al territorio della Federazione. La registrazione del colloquio è stata pubblicata dal canale Russia Today – oscurato nell’Ue – ed è stata diffusa sui social. Il ministero della Difesa di Berlino ha confermato che l’intercettazione c’è stata; tuttavia, non è in grado di stabilire «se siano state apportate modifiche alla versione registrata». L’esercito considera «autentico» il contenuto dell’audio e il governo assicura che il controspionaggio militare «ha adottato tutte le misure necessarie». Il regime di Vladimir Putin, però, alza le mani. Anzi, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha chiesto spiegazioni alla Germania.
L’episodio aumenta la pressione attorno al cancelliere Olaf Scholz. Ieri, a margine della sua visita in Vaticano, il leader dei socialdemocratici ha ammesso che quella della fuga di informazioni è «una questione molto seria» e ha promesso un’«indagine molto accurata, molto estesa e molto rapida». Nondimeno, al congresso del Pse a Roma, ha ribadito che «non manderemo truppe» in Ucraina «e faremo di tutto per evitare questa evoluzione».
Il capo dell’esecutivo è alle prese con l’incalzante richiesta di fornire agli ucraini i razzi a lunga gittata. Lui, restio alla consegna per timore di un’escalation con i russi, ha reagito alle insistenze della Gran Bretagna, svelando dettagli imbarazzanti sulle attività di inglesi e francesi al fronte. «Ciò che fanno in termini di controllo dei bersagli», ha precisato, «la Germania non può farlo». Scholz, in pratica, ha dichiarato pubblicamente che Londra e Parigi assistono Kiev nel lancio dei missili Storm shadow, suscitando le ire del ministro della Difesa inglese, Ben Wallace, il quale ha definito il politico tedesco «l’uomo sbagliato, al posto sbagliato, nel momento sbagliato».
Che uomini e mezzi di Paesi Nato operino in Ucraina, comunque, era il segreto di Pulcinella. Ieri, sulla Verità, vi abbiamo dato conto di ciò che è stato documentato finora: il ruolo dell’intelligence Usa, il contributo dei caccia di quinta generazione nell’individuazione delle batterie russe di terra-aria, la presenza sul campo di forze speciali di Lituania, Stati Uniti, Regno Unito, Olanda e Francia. Che ormai è uscita allo scoperto.
A Emmanuel Macron non è bastato rivendicare le frasi sull’invio di truppe – ogni sua parola, ha garantito, è «pesata, pensata e misurata». Venerdì sera, Le Monde ha svelato cosa avrebbe in mente monsieur le président: vorrebbe consentire alle forze speciali di mettere gli stivali sul terreno, per porre la Russia dinanzi a un «dilemma strategico». Confiderebbe, così, di dissuadere Putin dall’attaccare le aree nelle quali sarebbero di stanza i transalpini. In realtà, si tratterebbe semplicemente di portare alla luce ciò che finora è avvenuto nell’ombra, anche con il contributo dei servizi segreti. I quali, ha ricordato al quotidiano francese un ex dipendente della direzione generale della Sicurezza esterna, Vincent Crouzet, «non sono soggetti alle leggi di guerra». Secondo una fonte di Kiev, tutte le nazioni alleate sarebbero già in Ucraina, sebbene non abbiano unità combattenti. Circostanza confermata da un funzionario della Difesa europea, che al Financial Times ha illustrato l’obiettivo della sortita di Macron: non tanto passare a una nuova fase dell’impegno bellico, dato che le forze speciali occidentali sono già coinvolte, quanto creare «deterrenza e ambiguità». In fondo, se subito dopo la sua proposta il presidente ha raccolto una bocciatura quasi unanime, inclusa quella del segretario della Nato, nelle ultime ore sono arrivate varie adesioni: quella di due Repubbliche baltiche, la lituana e l’estone, e quella del Canada. L’inquilino dell’Eliseo deve avere progetti abbastanza grandi da giustificare la convocazione, per giovedì prossimo, di tutti i capi dei partiti, per parlare della «situazione in Ucraina». S’incrociano due piani: quello delle ambizioni di Parigi, decisa ad approfittare della ritirata di Washington per imporre la propria egemonia sul Vecchio continente, anche attraverso il predominio militare; e il tentativo di scoraggiare eventuali colpi di coda dello zar, in una fase in cui l’inerzia del conflitto pende a favore di Mosca.
La verità è che un dilemma strategico attanaglia pure noi. L’Occidente deve evitare una catastrofe planetaria, ma al contempo non può permettersi una capitolazione. Perdere l’Ucraina significherebbe trasmettere alle potenze che intendono sfidarne il primato – la Cina che punta a Taiwan, oltre ai nemici di Usa e Israele in Medio Oriente, Iran in testa – che l’ordine mondiale si può scompaginare. Ma nemmeno a Putin è consentito mollare l’osso: c’è in ballo la possibilità di assicurarsi uno sbocco nel Mediterraneo, di controllare l’istmo ponto-baltico e, soprattutto, di scongiurare quello che l’élite russa considera un assedio della Nato.
È un guaio, perché una trattativa di pace implica la disponibilità a un compromesso. Qui, invece, siamo dinanzi a uno stallo totale: nelle trincee e nelle valutazioni politiche delle parti. Man mano, aumenta il pericolo di finire trascinati in una guerra dai contorni apocalittici. Non è più fantastoria. Ci siamo dentro fino al collo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >