L’allarme degli 007: «È imminente una strage dell’Isis all’aeroporto»
  • Migliaia di cittadini assediano lo scalo per tentare di sfuggire alla vendetta talebana, ma non c’è tempo di caricarli tutti. Intanto l’intelligence segnala che lo Stato islamico avrebbe inviato 10 kamikaze nella folla.
  • Domani parte l’ultimo volo militare dal Paese, 4.400 tra familiari e collaboratori dell’esercito già rientrati, ma si teme per altri cittadini legati alla missione italiana.

Lo speciale contiene due articoli.

Quella di ieri è stata un’altra giornata di caos all’aeroporto di Kabul. La deadline del 31 agosto per il ritiro definitivo delle truppe statunitensi e occidentali si avvicina e la disperazione in una parte della popolazione afgana è ben visibile nelle immagini che giungono dallo scalo della capitale. Un video pubblicato ieri su Twitter dal giornalista americano Ian Pannell dell’emittente Abc mostra una folla all’esterno dell’aeroporto: le acque reflue alle ginocchia, in mano cartelloni e documenti, implora di poter entrare.

Sono migliaia gli afgani che dà giorni sono lì, nella speranza di riuscire poi a imbarcarsi e fuggire dall’Emirato islamico. Sfidando anche gli annunci dei talebani, che hanno vietato a tutti i cittadini di raggiungere l’aeroporto. Ma allo scalo ci sono intere famiglie accampate.

Ieri erano salite ad almeno 82.300, secondo la Bbc e altri media internazionali, le persone evacuate finora dall’Afghanistan da Stati Uniti, Regno Unito e altri Paesi dopo la presa di Kabul da parte dei talebani. Nelle ultime 24 ore i militari americani hanno portato fuori quasi 20.000 afgani. Il dipartimento della Difesa statunitense ha riferito di aver condotto una nuova operazione, la terza, con un elicottero per prelevare un gruppo di circa 20 persone che si trovava all’esterno dell’aeroporto di Kabul. Il Regno Unito, secondo per numero di soccorsi, è arrivato in totale a quota 10.000 da inizio operazioni.

Ma la strada è lunga, di fatto impossibile. Infatti, le persone considerate più a rischio (stranieri esclusi) sono circa 300.000, contando soltanto gli ex collaboratori afgani della missione Nato. Portarli fuori tutti entro la scadenza del ritiro, confermata per il 31 agosto, sarà impossibile.

Che cosa accadrà dopo è ancora da vedere. I talebani per ora hanno chiesto assistenza tecnica alla Turchia per gestire l’aeroporto di Kabul ma questo si scontra con il ritiro delle truppe.

Fatto, quest’ultimo, che «aprirà la strada alla ripresa dei voli civili», ha affermato su Twitter Suhail Shaheen, uno dei portavoce dei talebani e membro del team di negoziazione del gruppo. «Le persone con documenti legali possono viaggiare con i voli commerciali dopo il 31 agosto», ha aggiunto.

In questo scenario si inserisce la Germania di Angela Merkel, che durante un intervento straordinario davanti al Parlamento federale, ha sottolineato che il dialogo con i talebani «deve continuare, per salvaguardare le conquiste degli afgani» E nel pomeriggio l’ambasciatore tedesco Markus Potzel, inviato per l’Afganistan che in Qatar sta trattando per la partenza dei civili da Kabul, ha comunicato: «Il capo dell’ufficio politico dei talebani, Sher Abbas Stanekzai, mi ha assicurato che gli afgani provvisti di validi documenti potranno viaggiare su voli commerciali anche dopo il 31 agosto».

Vedremo se l’annuncio dei talebani avrà vita più lunga delle loro promesse di approccio moderato. Che si sono sciolte come neve al sole. Tre notizie di ieri a dimostrazione.

La prima: secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, i talebani hanno minacciato e picchiato personale delle Nazioni Unite. Sarebbero decine gli episodi di minacce e violenze da parte degli «studenti coranici» registrati dal 10 agosto scorso.

La seconda: dall’inizio di maggio più di 400.000 persone sono state registrate come nuovi sfollati a causa dell’intensificarsi dei combattimenti in tutto il Paese. In totale, quest’anno, sono stati sfollati quasi 550.000 afgani, stando alle stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari.
La terza: fonti della Difesa britannica hanno spiegato alla Bbc che negli ultimi giorni è cresciuto il numero delle persone picchiate dai talebani mentre tentano di raggiungere l’aeroporto di Kabul nella speranza di poter lasciare l’Afghanistan.

E secondo le stesse fonti, inoltre, la minaccia terroristica resta alta con «un rischio reale di un attacco» nello scalo. In particolare, preoccupano le minacce poste dallo Stato islamico nel Khorasan, branca afgana dell’Isis.

Si tratta di un timore condiviso anche dagli Stati Uniti. «Sappiamo che c’è una minaccia dall’Isis» attorno allo scalo, hanno sottolineato John Kirby, portavoce del Pentagono, e il generale William Taylor. Diversi i media internazionali che ieri citavano le intelligence occidentali, secondo cui un attacco terroristico contro l’aeroporto di Kabul sarebbe imminente. Per compiere l’attacco, secondo un’informativa degli 007 statunitense citata dall’Adnkronos, i militanti avrebbero programmato di utilizzare oltre 10 attentatori kamikaze e numerosi razzi.

Intanto, le truppe di Italia, Canada e Australia si stanno già ritirando dall’aeroporto di Kabul, ha comunicato ieri il Pentagono. E non sembra un caso: martedì il presidente Joe Biden aveva fatto riferimento proprio alla minaccia terroristica come una delle ragioni dietro la conferma della scadenza del 31 agosto.

Ma c’è anche chi è pronto a dialogare con l’Emirato islamico e dell’evacuazione dei propri cittadini non si sta preoccupando. È il caso della Cina, il cui presidente Xi Jinping ieri ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo russo Vladimir Putin. A giudicare da quanto comunicato dai media di Stato, Pechino ha grande interesse nel trovare la sponda di Mosca. Sull’Afghanistan, siamo pronti a «a rafforzare l’interazione e il coordinamento con l’intera comunità internazionale, compresa la Russia» avrebbe detto Xi a Putin. Le mire economiche cinesi sull’Afghanistan sono note. Ma Pechino ha un problema: non conosce bene il Paese. Almeno non quanto Mosca.


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