La Jihad dei bambini è arrivata anche qui
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  • In Spagna e Francia aumentano i reclutamenti di minorenni. E con i social si usano i più piccoli per attirare adepti. In Italia pochi casi ma in crescita.
  • L’esperta Laura Sabrina Martucci: «I giovani suscettibili alla propaganda estremista sono sempre più spesso colti e viziati, non è vero che vivono nella marginalità. Però recuperarli è possibile».

Lo speciale contiene due articoli.

La Guardia Civil ha arrestato a Madrid l’imam della moschea di Villaverde Alto che insegnava arabo in una moschea della capitale e che, secondo le indagini, «ha approfittato della sua posizione per radicalizzare i minori a cui insegnava con l’obiettivo di reclutare potenziali candidati per l’organizzazione terroristica Stato Islamico». Come riferito dalla Guardia Civil, l’indagine è iniziata l’anno scorso, quando è stato rilevato che una persona a Madrid legata all’ideologia jihadista stava indottrinando dei minori, attività che non sono passate inosservate all’interno della comunità islamica in cui le svolgeva e che hanno causato una serie di conflitti che hanno costretto l’accusato a lasciare la moschea, anche se poi ha continuato a svolgerle in ambienti più privati.

L’uomo arrestato avrebbe difeso una visione violenta della religione ai minori negli stessi termini delle principali organizzazioni terroristiche jihadiste. Secondo la Guardia Civil, l’imam esaltava nei suoi discorsi la figura dell’attentatore suicida come figura legittima nella lotta contro ebrei, cristiani e apostati, teorie che esponeva nelle lezioni che teneva ai minori come esempio della condotta da seguire per tutti i musulmani. Attualmente, secondo le autorità spagnole, «il reclutamento terroristico di giovani per il jihadismo è uno dei fenomeni emergenti a livello mondiale ed è stato rilevato in altre recenti indagini della Guardia Civil come una tendenza preoccupante che deve essere affrontata».

Il problema della radicalizzazione degli adolescenti è drammatico in Francia, la nazione che ospita la più grande popolazione ebraica e musulmana d’Europa e che ha subito numerosi attacchi terroristici nel corso degli ultimi anni. Secondo il capo della Direzione della sicurezza interna (Dgsi), Nicolas Lerner, «una nuova generazione di adolescenti francesi è corteggiata dal gruppo terroristico Stato Islamico – famigerato per le sue immolazioni di prigionieri in Iraq davanti alle telecamere – e sembra sinistramente suscettibile alla propaganda del gruppo». Lerner nel corso di un incontro con la stampa francese ha ricordato: «Tre attacchi sventati dalla Dgsi nel 2023 coinvolgevano individui che avevano tutti meno di 20 anni. Il più giovane aveva 13 anni. Altri due avevano 14 anni. In molti di questi casi questi giovani non sono andati nelle moschee o nei luoghi di socializzazione: si sono strutturati online, sui social network, attraverso un confinamento ideologico e digitale molto preoccupante e il conflitto tra Israele e Hamas ha avuto innegabilmente conseguenze dirette per la Francia».

Per contrastare il fenomeno jihadista nelle moschee dal primo gennaio scorso la Francia non accetta più nuovi imam «distaccati», cioè inviati da altri Paesi. Lo ha annunciato il ministro degli Interni, Gérald Darmanin, in una lettera ai Paesi interessati, inoltre «gli imam distaccati ancora presenti in Francia non potranno più rimanervi con questo status dopo il primo aprile», si aggiunge nella lettera. Se le moschee e le associazioni possono essere sorvegliate per radicalizzare giovani e giovanissimi, «i cattivi maestri» hanno a disposizione le autostrade digitali e i social network ed è grazie a questi mezzi che l’ideologia dell’Isis ha un nuovo appeal tra le generazioni più giovani. Le organizzazioni terroristiche utilizzano i bambini come strumento di propaganda per una serie di motivi. Innanzitutto, i bambini sono più vulnerabili alla manipolazione e alla persuasione. In secondo luogo, i bambini possono essere utilizzati per generare empatia e sostegno per la causa dell’organizzazione terroristica come fanno Hamas e la Jihad islamica. In terzo luogo, i bambini possono essere utilizzati per commettere atti di violenza, il che può essere dannoso per il morale del nemico e per l’opinione pubblica.

Le organizzazioni terroristiche utilizzano i bambini per produrre materiale di propaganda, come video, canzoni e libri. Questo materiale viene utilizzato per diffondere il messaggio dell’organizzazione terroristica e per reclutare nuovi membri. Poi queste organizzazioni terroristiche obbligano i bambini a partecipare a manifestazioni e alle proteste e la loro presenza serve per attirare l’attenzione dei media e per generare simpatia per la causa dell’organizzazione terroristica. Come abbiamo più volte visto nei video dello Stato islamico le organizzazioni terroristiche possono utilizzare i bambini per commettere atti di violenza, ad esempio giustiziare dei prigionieri armati di pistola e di coltello per sgozzarli. Questo viene fatto in modo da far pensare che l’organizzazione terroristica sia più forte e più pericolosa di quanto non lo sia nella realtà.

Il fenomeno della radicalizzazione dei minori è globale come visto qualche giorno prima di Natale a Ottawa con l’arresto di un quindicenne accusato di aver pianificato un attacco terroristico contro la comunità ebraica della città. Secondo le autorità canadesi è l’ennesimo segnale di come il Paese sia alle prese con la radicalizzazione dei giovani. Il minore arrestato, secondo i documenti del tribunale, era in possesso di un quantitativo importante di perossido di acetone e lo avrebbe utilizzato per fabbricare una bomba. Il Tatp è un esplosivo artigianale ma potentissimo e si ottiene mescolando acetone, acqua ossigenata e un acido che può essere solforico, cloridrico o nitrico in proporzioni precise. Tutti questi ingredienti sono facilmente acquistabili e dalle carte dell’accusa risulta che il giovane aveva comprato anche dei cuscinetti a sfera metallici in modo da ottenere un effetto ancora più devastatane sulle vittime. Le autorità canadesi hanno dichiarato di aver arrestato cinque giovani per terrorismo solo negli ultimi sei mesi e di aver notato «una tendenza preoccupante di terroristi che utilizzano Internet per reclutare giovani». Il padre del giovane di Ottawa ha detto a Global News che il figlio è un ingenuo e potrebbe essere stato usato dagli estremisti: «Ci sono alcune persone che si approfittano di lui. Sono cattivi. Non sono religiosi. Usano la religione per raggiungere i loro obiettivi, sai, i loro obiettivi personali, obiettivi privati».

Anche l’Italia non è immune al fenomeno come mostra la vicenda di Ali Abdelli, 20 anni, studente di Ingegneria Informatica all’Università di Padova, che è stato arrestato dalla Digos di Padova il 20 dicembre 2023. L’indagine, iniziata nel marzo del 2022, è coordinata dalla Procura distrettuale Antiterrorismo di Venezia. Abdelli pubblicava online video per spiegare come creare esplosivi rudimentali. Esaltava attentati compiuti nel mondo da gruppi terroristici di matrice islamica, come al-Qaeda e Stato islamico. Manifestava propositi violenti contro ebrei, omosessuali e soldati americani. Sui suoi dispositivi sono stati trovati video di addestramenti ed esercitazioni belliche. Abdelli è rimasto in silenzio durante l’interrogatorio davanti al giudice e si trova agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Merlara, in provincia di Padova, dove vive con i genitori e la sorella. Le indagini sono ancora in corso per stabilire se Abdelli avesse effettivamente intenzione di compiere un atto terroristico. Secondo i dati del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, nel 2023 sono stati registrati in Italia 15 casi di radicalizzazione di minori, di cui 11 di matrice islamica e 4 di matrice neonazista. Si tratta di un numero relativamente basso rispetto ad altri Paesi europei, ma è comunque un fenomeno in crescita e che fa paura.

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