- C’era stata un’allerta iniziale, però i fedeli hanno addirittura potuto tornare a messa. L’ipotesi è che sia nato tutto da una saldatura. Emmanuell Macron: «Ricostruiremo in 5 anni».
- L’impresa nell’occhio del ciclone aveva già restaurato Versailles. La Socra è famosa a livello globale e non aveva mai avuto incidenti seri. Ora è inquisita.
- Il web saluta la cattedrale postando sui social immagini della ricostruzione in tre dimensioni dell’opera architettonica che, nel 2014, era stata set per il videogame Assassin’s Creed.
Lo speciale comprende tre articoli.
Il giorno dopo la catastrofe che ha distrutto il tetto della cattedrale di Notre Dame di Parigi, è il momento di iniziare a fare chiarezza sull’accaduto. Istituzioni civili, religiose e semplici cittadini si chiedono se si poteva evitare tutto ciò.
Una prima risposta (provvisoria) è arrivata ieri da Rémy Heitz, procuratore capo della capitale francese che ha dichiarato alla stampa che, lunedì sera, sono stati dati due allarmi: «Il primo alle 18.20, ma non è stato trovato alcun principio d’incendio» e «il secondo alle 18.43 e solo allora sono intervenuti» i pompieri, evacuando la cattedrale. Heitz ha chiarito subito che l’inchiesta, aperta per «danneggiamento colposo», sarà «lunga e complessa» e ha indicato che le cause accidentali sono l’ipotesi presa maggiormente in considerazione. Ma al di là delle questioni di procedura, la notizia del primo allarme inascoltato lascia perplessi. Anche perché, tra i due segnali di pericolo, sono rimaste ancora persone nella cattedrale. Lo sostiene il blog cattolico Raisongarder.com, curato da Hélène Bodénez, che ha raccolto le testimonianze di una donna che lunedi sera partecipava alla messa iniziata alle 18:15, come indica ancora il sito Web della cattedrale. La donna, della quale non viene citato il nome, ha raccontato che il celebrante «padre Georges Carrau non ha avuto il tempo di continuare la sua omelia quando una sorta di allarme ha fatto scattare una sirena e una voce molto forte che ripeteva un messaggio in più lingue ma che non si riusciva a sentire». Poi la donna ha spiegato che «attorno alle 18:35, la vigilanza è arrivata e ha fatto evacuare tutti. Anche i fedeli presenti alla messa». In seguito – secondo la testimone – è accaduto qualcosa che ha dell’incredibile. Una volta all’esterno di Notre Dame «non sapevamo cosa accadesse e questo valeva anche per la vigilanza», che successivamente ha chiuso i cancelli dell’edificio di culto. Ma ecco che «mentre i turisti non potevano più entrare, alcuni fedeli, tra cui c’ero anch’io», continua la donna, «sono stati autorizzati a rientrare per raggiungere il sacerdote e continuare la messa interrotta». Da questa ricostruzione sembra che tra il primo e il secondo allarme delle persone siano rimaste all’interno della cattedrale, perché la testimone citata dal blog ha detto di aver notato, al rientro nella chiesa, «delle persone dietro e attorno all’altare che si agitavano rumorosamente in una cattedrale ormai vuota e silenziosa». Pochi minuti dopo, una nuova interruzione: «Abbiamo sentito urla che ci intimavano di uscire. Abbiamo eseguito l’ordine immediatamente e ci siamo ritrovati nuovamente di fuori» e spefica che «erano circa le 18:50».
In una città che è stata vittima di sanguinosi attentati, che è al centro della protesta popolare dei gilet gialli, riuniti ogni settimana nelle strade, è davvero stato ignorato un allarme a Notre Dame? Perché è stato permesso a dei fedeli di rientrare? Gli inquirenti cercheranno di fornire risposte. Nel frattempo hanno iniziato a circolare alcune ipotesi riguardo l’origine dell’incendio. Intervenendo sul canale Lci, il capo architetto di Notre Dame, Benjamin Mouton, ha detto che il fuoco si è prodotto laddove non c’erano i lavori. Ma la sua opinione è molto criticata. Tuttavia, anche secondo altri esperti non bisogna escludere nessuna pista. Ad esempio per Serge Delhaye, esperto giudiziario specializzato nella prevenzione degli incendi, in questo caso «c’è una concordanza di fatti e di tempi. Ma non bisogna chiudere altre strade, come quelle di possibili cortocircuiti o mozziconi dimenticati». Un’altra possibile causa dell’incendio evocata è quella della pirolisi. In pratica del legno secco, come quello delle travi del tetto di Notre Dame, se ricoperto di metallo può riscaldarsi, ad esempio a causa di saldature. La combustione inizia all’interno del legno ma la si può constatare solo dopo che ha iniziato a prodursi fumo. Purtroppo però, in questi casi, ormai è troppo tardi. Di questa possibile causa ha parlato Jean-Michel Piedallu – segretario generale del sindacato dei pompieri professionisti – intervistato da Sud Radio.
Tornando all’inchiesta, ieri gli investigatori avevano già iniziato a sentire i dipendenti della società Europe Echaffaudage, che ha installato le impalcature. Un suo rappresentante, Julien Le Bras, ha dichiarato alla stampa che «all’inizio dell’incendio nessuno dei dipendenti era presente. Tutte le procedure di sicurezza sono state rispettate».
Sul fronte politico, si è assistito alla formazione di una sorta di unione nazionale, interrotta solo da Nicolas Dupont Aignan, leader del piccolo partito sovranista Debout La France, che ha chiesto l’apertura di una commissione d’inchiesta. Il governo ha annunciato che il Consiglio dei ministri di oggi sarà interamente dedicato a Notre Dame. Questo anche perché, come ha dichiarato Franck Riester – il ministro della Cultura francese – «ci vorrà tanto tempo e bilanci molto importanti» per restaurare la cattedrale parigina. Alcuni esperti hanno stimato che il restauro completo richiederà dai 10 ai 15 anni.
Nell’attesa di iniziare la ricostruzione della chiesa madre della capitale francese l’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, in un messaggio pubblicato sul sito della diocesi ha invitato tutti i fedeli parigini alla messa crismale di oggi nella chiesa di Saint Sulpice. Questo per «manifestare la nostra unità, il nostro fervore e la nostra fiducia nell’avvenire. Sappiamo che non dovremo ricostruire solo la nostra cattedrale ma anche la nostra Chiesa, il cui viso è molto ferito».
In serata anche il presidente, Emmanuel Macron, ha voluto tenere il suo secondo discorso sul rogo della cattedrale: «Dopo ogni caduta ci siamo sempre rialzati», ha dichiarato alla nazione dal suo studio. «Ciò che credevamo indistruttibile può essere colpito. Ma noi siamo un popolo di costruttori e ricostruiremo Notre Dame entro 5 anni. Sarà ancora più bella di prima. E sarà il frutto di un progetto u mano, un’occasione per unirci».
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