- I dati dell’Iss certificano che, anziani a parte, chi ha fatto anche la dose booster si può infettare e ammalare con la stessa incidenza di un non vaccinato. E le 19 milioni di dosi anti Omicron 1 rischiano di andare sprecate.
- A New York è allarme poliomielite. Il governatore dello Stato americano ha dichiarato l’emergenza: il virus è stato scovato nei campioni di acque reflue. E una persona ha contratto quello derivato dal vaccino.
Lo speciale comprende due articoli.
La prossima campagna vaccinale di massa che si avvierà lunedì con i vaccini aggiornati su Omicron 1 rischia di essere l’ennesimo flop. Al netto dei possibili sprechi denunciati dal capo della task force per il completamento della campagna vaccinale, Tommaso Petroni, che ha avvertito: «Sono 28 milioni le dosi di vaccino anti-Covid che scadono a fine anno». Dosi ormai obsolete e che rischiano di rimanere nei frigoriferi per un danno da almeno 500 milioni di euro.
Non finisce qui, perché ad ostacolare la campagna vaccinale potrebbe esserci anche la convinzione che il nuovo vaccino Pfizer basato su Omicron 5 in arrivo in Italia per fine mese, possa proteggere meglio dalle nuove varianti. In molti, infatti, potrebbero decidere di attendere e mandare quindi vanificato l’acquisto delle 19 milioni di dosi dei vaccini basati su Omicron 1 disponibili da lunedì. Vaccini che, in ogni caso, si confermano non utili alla limitazione del contagio e che, secondo alcuni studi, potrebbero essere poco decisivi per proteggere le fasce di età sotto ai 60 anni.
Lo dimostra, con tabelle e dati alla mano, l’ultimo bollettino dell’Epicentro dell’Istituto superiore di sanità: il tasso di incidenza dei contagi Covid calcolato su base settimanale, infatti, soprattutto tra gli under 60, nei casi di vaccinati e non vaccinati è praticamente sovrapponibile. Insomma, stando al report il vaccino, anche la dose booster, dai 60 anni in giù non apporterebbe nessun vantaggio in termini di infezioni. Lo stesso direttore generale della Prevenzione sanitaria presso il ministero della Salute, Giovanni Rezza, in conferenza stampa ha chiarito che l’obiettivo della campagna vaccinale non è quello di limitare i contagi ma quello di prevenire dalle forme severe della malattia.
Se così fosse, perché lanciare con così tanta fretta i vaccini ambivalenti che, a loro volta, verranno rimpiazzati dal nuovo Pfizer a fine mese per mandare buttati i 28 milioni di vaccini elaborati sul ceppo originario di Wuhan?
Insomma, il sospetto è che le decisioni delle autorità seguano più che altro l’andamento commerciale dei vaccini, senza considerare gli effetti, i pro e i contro e anche i costi di queste decisioni. Si calcola, infatti, che potrebbero andare in fumo fino a due miliardi di euro se si sprecassero tutte queste dosi. Un patrimonio, praticamente, che in questo momento di forte crisi economica non possiamo proprio permetterci di bruciare.
Anche il grafico successivo del bollettino di Epicentro, che calcola la malattia severa, ripropone lo stesso schema dai 60 anni in giù. Vaccinati e non vaccinati nelle fasce di età 12-38 e 40-59, andrebbero incontro alla malattia severa quasi con la stessa incidenza. Quindi, secondo i loro dati, il booster, oltre a non proteggere dal contagio, non cambierebbe neanche la possibilità di andare incontro alla malattia grave negli under 60.
Notizie, queste, non molto confortanti e che rischiano, anzi, di far partire questa campagna vaccinale con il freno a mano tirato. Nonostante tutto questo, la campagna è aperta a tutti anche se dovrà essere emanata una nuova circolare che apra la possibilità di prenotazione per ogni fascia di età.
Infatti, attualmente, le Regioni hanno in mano una circolare che raccomanda la somministrazione solo a ultrasessantenni, fragili, sanitari, ospiti delle Rsa e donne in gravidanza in attesa della quarta dose, più gli over 12 in attesa della terza. Quindi i sistemi informatici regionali non consentono di prenotare chi non è ricompreso tra le categorie elencate. Serve un nuovo provvedimento, e subito, perché altrimenti lunedì si rischia di ripartire con il solito caos.
Si raccomanda, in ogni caso, di somministrare le nuove dosi booster a distanza di almeno quattro mesi dall’ultima inoculazione. Tuttavia, non è chiaro perché un anziano fragile che ha ricevuto la quarta dose a marzo non possa ricevere la copertura che offre anche il nuovo vaccino.
E il direttore della clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti, a porre un altro quesito: «Sto cercando di capire perché un settantenne con un tumore che ha ricevuto la quarta dose» di vaccino anti-Covid «a marzo, non può ricevere un richiamo con il nuovo vaccino bivalente a ottobre. Io lo farei e lo consiglierei senza alcun dubbio, ma pare non sia possibile sulla base di quello che si è detto ieri a Roma» al ministero della Salute, in occasione della conferenza stampa sulla prosecuzione della campagna vaccinale. Aggiunge Bassetti: «Occorre fare chiarezza sul richiamo perché la gente è molto confusa», scrive su Facebook, «non si può assistere a un altro fallimento della campagna sulla quarta dose come quello di luglio/agosto».
L’emergenza Covid può dirsi superata, almeno per adesso, ma è chiaro che due anni e mezzo di pandemia non hanno insegnato nulla sulla gestione delle vaccinazioni. Ancora meno sulla comunicazione sanitaria, confusionale e spesso tanto incoerente.
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