Gli anarchici di Cospito tifano Salis
Ilaria Salis (Ansa)
  • Gli antagonisti inneggiano alla compagna della «banda del martello», gruppo criminale antifascista. Salvini attacca: «Non può fare la maestra». Ma Schlein la copre. Il governo ungherese: «Reati gravi, misure giuste».
  • Altro che persecuzione: a Budapest la foto in catene è una scelta dell’imputato. E Roma ha avuto rassicurazioni sul trattamento.

Lo speciale contiene due articoli.

Le brigate Cospito tifano per Ilaria Salis, la movimentista anarchica italiana arrestata in Ungheria dopo un’aggressione a due militanti di estrema destra durante la commemorazione del Giorno dell’onore, procurando alle vittime ferite valutate come guaribili in sette giorni. Salis è accusata di aver messo in «pericolo» la «vita» di una delle vittime tramite una «tentata lesione personale». Il reato sarebbe stato «commesso» nell’ambito di un’azione di «una organizzazione criminale» che in Germania, dove uno dei coimputati di Ilaria, Tobias Edelhoff, arrestato a Budapest con lei (che si portava dietro un manganello retrattile) su un taxi l’11 febbraio scorso, è indagato, è stata ribattezzata la Hammerbande, cioè la «banda del martello».

In Italia, come pubblicizzano i siti Web d’area anarchica, è subito nato un comitato pro Ilaria che ha già all’attivo diversi sit-in. Il 13 gennaio, per esempio, i gruppi anarchici hanno manifestato a Milano e su Radio onda rossa, oltre a «esprimere solidarietà e vicinanza ai prigionieri di Budapest», a Gabriele (per il quale l’Ungheria chiede l’estradizione) e «ai compagni che sono ricercati (per 14 indagati è stato emesso un mandato d’arresto europeo, ndr)». E sempre su Radio onda rossa i compagni e le compagne di Milano fanno sapere di aver scelto «di non delegare la lotta contro fascisti e nazisti a quegli apparati istituzionali democratici che non fanno altro che difenderli e legittimarli. Siamo convinti che i fascisti vadano combattuti in maniera diretta». Ovvero con azioni come quelle di Budapest. Su Autistici.org, invece, viene spiegato che «non esiste nessuno “scontro tra gang” o “agguato a cittadini innocenti”, ma soltanto la messa in pratica di quell’antifascismo militante. Una necessità che va esercitata nei luoghi dove i camerati si riuniscono così come nei luoghi dove viviamo, che ogni giorno attraversiamo e che devono quindi rimanere liberi dalla presenza fascista e nazista». Ed è per questo motivo probabilmente che i giornali ungheresi hanno ribattezzato Salis la «cacciatrice di nazisti». Mentre Rivoluzione anarchica, altro blog di area, augura «lunga vita ai latitanti», cioè ai 14 indagati ricercati, e riporta una puntuale cronologia degli avvenimenti di Budapest.

Coincidenza: Radio onda rossa conserva negli archivi una decina di post in chiave difensiva per l’arruffapopoli Alfredo Cospito, Rivoluzione anarchica è schierato apertamente con il cattivo maestro finito al 41 bis e Autistici.org ha addirittura ospitato uno degli scritti del profeta della rivoluzione nel quale sosteneva: «Il mio ottimismo rimane granitico perché l’evoluzione del movimento anarchico sta andando nella direzione giusta, quella ci ha indicato con l’esempio Mikhail Zhlobitsky col suo gesto vendicatore (si fece saltare in aria ferendo tre agenti, ndr)». Anche sulla base degli scritti che Cospito affidava ai blog anarchici è stata motivata la richiesta di carcere duro. Il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, per esempio, osservava che «Cospito» aveva «già ricevuto diverse condanne per il reato di istigazione a delinquere in relazione ai suoi scritti, ma con ogni evidenza senza alcuna efficacia deterrente». E ora il panorama anarchico italiano si scalda per la banda del martello, che ha colpito in Germania e anche in Ungheria. Salis, che respinge le accuse, ha rifiutato il patteggiamento a 11 anni che gli era stato proposto (e ora rischia fino a 24 anni), si porta dietro una condanna a otto mesi che le hanno inflitto a Milano nel 2022 per «resistenza aggravata» per aver urlato contro i poliziotti «mangiate» mentre gli avrebbe lanciato contro dell’immondizia. E in passato era stata intercettata con Roberto Cropo, l’anarchico estradato dalla Francia nel 2020 e finito nell’operazione Bialystok, che sgominò un gruppo anarcoinsurrezionalista legato alla Fai, la Federazione anarchica informale. Tra gli imputati di Budapest è quella che si è attirata le contestazioni più pesanti: oltre all’associazione a delinquere è accusata di due pestaggi. Edelhoff, il suo coimputato, invece, è accusato solo di associazione a delinquere e, a sorpresa, ha accettato di patteggiare a tre anni. In Germania invece è considerato uno dei leader della banda del martello, insieme a Lina Engel (condannata a cinque anni per le aggressioni ai nazi in Germania) e Johann Guntermann (indicato dai giornali tedeschi come il «padre spirituale della banda», che ha fatto perdere le sue tracce dal 2020). Con Salis ed Edelhoff a Budapest c’era anche una terza persona: Anna Christina Mehwald, ma anche la sua è considerata una posizione secondaria. «Secondo l’accusa», scrive il quotidiano ungherese Presti, «identificandosi con l’obiettivo ideologico dell’organizzazione» Hammerbande, i tre «si sarebbero recati in Ungheria per partecipare agli attacchi» contro i nazi di Budapest.

Matteo Salvini attacca: «Se in Ungheria fosse dimostrata colpevole, ovviamente sarebbe incompatibile con l’insegnamento in una scuola elementare». Dall’opposizione si sono subito infervorati. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha bollato le parole di Salvini come «bullismo di Stato», mentre il segretario del Pd, Elly Schlein, ha affermato che «se Salvini può fare il ministro, Salis può fare la maestra».

La strategia del governo corre per ora sul binario della diplomazia e c’è stata una telefonata di Giorgia Meloni a Viktor Orbán. Un trasferimento della Salis agli arresti domiciliari sarebbe il primo passo per farle lasciare l’Ungheria. Ora però per i giudici ungheresi «sussiste il pericolo di fuga». E in serata, anche il portavoce di Orbán, Zoltan Kovacs, ha chiarito: «I reati in questione sono gravi, sia in Ungheria che a livello internazionale. Le misure adottate nel procedimento sono previste dalla legge e adeguate alla gravità dell’accusa del reato commesso».

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