Alunni islamici contro un dipinto del 1600
  • Studenti musulmani hanno accusato di razzismo un’insegnante francese: aveva mostrato a lezione un quadro con donne nude, opera peraltro esposta al Louvre. La protesta, però, ha scatenato lo sciopero dei docenti contro queste continue intimidazioni.
  • Se la norma sull’immigrazione (già bocciata) non passa, si può tornare alle elezioni.

Lo speciale contiene due articoli.

Una deriva che in Francia comincia davvero a preoccupare. Lunedì scorso i professori della scuola media Jacques-Cartier di Issou, un piccolo comune francese situato nel dipartimento degli Yvelines, a una cinquantina di chilometri da Parigi, hanno deciso di scioperare in difesa di una loro collega, accusata di aver scioccato i suoi alunni mostrando in classe un quadro raffigurante donne nude. La docente sarebbe per questo colpevole di razzismo nei confronti degli studenti islamici.

Si tratta di Diana e Atteone, opera conservata al Louvre e dipinta dal manierista italiano Giuseppe Cesari nel primo quarto del XVII secolo. Il quadro raffigura il momento in cui, nelle Metamorfosi di Ovidio, Atteone sorprende Diana e le altre ninfe mentre, nude, si lavano alla sorgente. L’obiettivo dell’insegnante era rendere più comprensibile, o magari più coinvolgente, un testo letto in classe. Diversi studenti si sono detti turbati dalla visione di queste donne, accusando la docente di razzismo nei confronti degli alunni musulmani. Secondo la stampa francese, tali discorsi diffamatori sarebbero stati ripresi anche da alcuni genitori dei ragazzi, i quali avrebbero inviato lettere di protesta al preside. Una dinamica non troppo dissimile da quella che, nel 2020, portò all’uccisione e alla decapitazione di Samuel Paty, un insegnante di geografia e storia che, durante una lezione sulla libertà di parola, aveva mostrato le caricature di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. Anche in quel caso, un genitore aveva prestato fede al racconto non veritiero della figlia, dando il via a una campagna d’odio che è poi culminata nel tragico atto di terrorismo.

Questa volta gli insegnanti non ci stanno e hanno deciso di sospendere le lezioni, in quanto ritengono non vi siano condizioni di sicurezza adeguate a condurre una vita scolastica normale. Una sensazione di pericolo giustificata, secondo quanto riporta Le Figaro, dal momento che già due settimane fa un’email del preside alludeva a un clima di tensione presente all’interno dell’istituto. Sempre sul celebre quotidiano conservatore, si legge che venerdì scorso, in un paese a pochi chilometri da Issou, un altro gruppo di insegnanti ha deciso di scioperare dopo aver scoperto che i nomi di due di loro erano finiti in un gruppo Whatsapp di genitori, accomunati dalla contrarietà verso il modo in cui era stato affrontato, in classe, il conflitto tra Israele e Hamas. «Dal caso di Samuel Paty il clima è chiaramente cambiato», ha raccontato a Le Parisien una professoressa francese di liceo. «Già prima era delicato, ma dopo è diventato più forte. Argomenti come l’uguaglianza tra uomini e donne, la sessualità o le crociate sono diventati complicati». Tutti inoltre ricordiamo quando lo scorso ottobre, nei giorni seguenti all’attacco terroristico di Hamas, ad Arras un professore era stato accoltellato e ucciso da un ventenne ceceno, ex studente della scuola. La preoccupazione pertanto è abbastanza diffusa, e non si tratta di una percezione dovuta solo ai recenti fatti di cronaca. «Oggi siamo con le spalle al muro, non ce la facciamo più», ha dichiarato sempre a Le Parisien Élisabeth Allain-Moreno, segretaria generale di Se-Unsa, sindacato che rappresenta gli insegnanti in Francia. «Le cose stanno peggiorando ulteriormente, ma è certo che ci sono più minacce».

Lunedì si è recato a Issou anche il ministro dell’Istruzione, Gabriel Attal, il quale ha incontrato il personale della scuola e ha assicurato «una procedura disciplinare nei confronti degli studenti responsabili di questa situazione». «Nella scuola francese l’autorità non si contesta, si rispetta. Nella scuola francese la laicità non si contesta, si rispetta», ha dichiarato per l’occasione. «Non si distoglie lo sguardo di fronte a un quadro, non si tappano le orecchie durante la lezione di musica, non si indossano abiti religiosi». La laïcité in Francia è un valore assoluto, o almeno così era fino a poco tempo fa, ma anche in Italia è considerato un elemento indiscutibile.

Fatti come questo, però, mettono in luce un errore dei tanti che la invocano come nucleo politico del multiculturalismo, e cioè quello di ritenere che essa possa essere un principio universale riconosciuto da chiunque, a prescindere dall’appartenenza culturale. La laicità, che non è l’ateismo, viene dal cristianesimo («Date a Cesare quel che è di Cesare»). Ora la sinistra, che ha aperto le porte dell’Europa a immigrati di ogni credo e latitudine, invoca la laicità, ma davvero gli illuminati pensano di andare nelle scuole a spiegare a studenti di cultura e religione islamica la lotta al patriarcato, l’educazione affettiva e le teorie gender-inclusive? Forse occorrerebbe riconoscere che la laicità non è un valore neutro a sé stante, ma il frutto di un percorso interno alla cultura occidentale, e che anche i contenuti che la scuola trasmette, senza dover entrare in ambiti che non le competono, non possono che essere impregnati di una tradizione che è la nostra. E che andrebbe dunque riconosciuta e difesa, anche (ma non solo) dal laicismo.

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