Clienti fin dalla culla: arriva il baby profumo
L’ultimo è firmato Dior, è privo di alcol e costa 235 dollari, molto più dei prodotti di bellezza per adulti. Sui social pioggia di critiche: «Cosa se ne fa un neonato?». Ma è solo la punta dell’iceberg del processo di trasformazione dell’infanzia nell’era degli influencer.

Si dice essere una pelle di pesca, quella dei bambini, liscia come la seta e intrisa di un odore magico: il profumo dolce del latte, un candore che arriva al naso e qualche naso, però, disturba. Dior, da pochissimi giorni, ha lanciato sul mercato una fragranza inedita, per bambini. Un’acqua profumata nella quale, si legge online, riverberano le «note delicate della pera, del fiore di Bach, del muschio bianco». Baby Dior bonne étoile, l’ha battezzata, inserendola all’interno di una linea dedicata interamente ai più piccoli: roba di lusso, per la cosiddetta «skincare», la cura della pelle.Francis Kurkdijan, direttore creativo di Dior perfume’s, e Cordélia de Castellane, direttore artistico di Baby Dior’s, hanno spiegato a Women’s Wear Daily di aver voluto tributare un omaggio a Christian Dior, al fondatore di uno fra i marchi più in voga di sempre. «Christian Dior ha rievocato più volte la sua infanzia, descrivendola sempre come un periodo fra i più felici e gioiosi della sua vita. Le linee per bambini, nella storia del brand, sono state discontinue e io ero impaziente di poterle riportare alla vita come un tributo a chi per primo le ha create», ha spiegato Kurkdijan, senza alcun accenno, però, al prezzo mostruoso del prodotto e all’opportunità, più in generale, di creare linee dedicate a chi ancora non è capace né desideroso di possederle.

Baby Dior bonne etoile è un’acqua profumata senza alcool al suo interno, rispettosa perciò degli equilibri delicati del bambino e più cara dei profumi per adulti. Una boccetta, con il suo tappo color pastello e la pretesa di rievocare la Normandia, un tempo abitata dal Dior originale, può essere acquistata per 235 dollari. Una cifra più alta di quella necessaria a comprare altri profumi del marchio, profumi iconici, i vari J’adore, Miss Dior, Sauvage, compresi tutti fra i 145 e i 160 dollari a flacone.

«Mi chiedo cosa se ne faccia un bambino di un’acqua profumata», ha commentato un utente su Twitter, accendendo il fuoco di una polemica che ancora non si è spenta. «Un’acqua al costo di 235 dollari? È bene che al suo interno si trovino diamanti», ha compulsato online qualcun altro. «Roba da matti». «Quanta noia devono provare i ricchi». «Buona fortuna a trovare un bambino che abbia un portafogli del genere». «Questa è l’ultima cosa che un genitore vorrebbe usare». I commenti sono piovuti online con furia, criticando non solo e non tanto il prezzo del profumo-non-profumo, quanto piuttosto la sua stessa ragion d’essere.

Che i bambini siano bambini. Che il consumismo dei genitori, il loro affannarsi per essere sempre all’altezza del giudizio altrui, di canoni troppo popolari per poter essere discussi con obiettività, rimanga dei più grandi. Che i piccoli siano protetti, l’infanzia usata per consentire agli esserini in crescita di esplorare ed esprimere. Questo hanno rivendicato gli utenti di Twitter, acquirenti potenziali di un marchio che è solo l’ultimo, in linea temporale, ad aver etichettato come «prodotto per l’infanzia» qualcosa che per l’infanzia non è.

Baby Dior bonne étoile è la punta dell’iceberg in un processo che sembra destinato a trasformare l’infanzia, a spogliarla della sua innocenza, dei suoi bisogni primordiali. Baby Dior bonne étoile è per i genitori, o per coloro fra questi che paiono impazienti di accelerare la crescita dei figli: non più bambini, sporchi e all’occorrenza puzzolenti, ma cloni in miniatura di quello che ritengono dovrebbe essere un adulto.

Ecco, allora, le linee blasonate per bambini. Eccoli, gli abiti di marca, le borsette formato mignon, i primi trucchi, gli smalti, le scarpette con il tacco, i «matchy-matchy», le mamme e papà di Instagram, identici nel loro essere esteriore a figli troppo piccoli per intenderlo e volerlo. Eccola, la negazione del tempo, il tentativo di sovvertirlo e riscriverlo. Ecco l’età più tenera riletta secondo un filtro che non le appartiene, economico a volte, politico altre.

È il mondo dei bambini non più tali, di corpi acerbi vestiti con l’allure delle passerelle, avvolti in bandiere arcobaleno per piacere a chi piace e di loro, tutto sommato, non si cura più di tanto. Coco Chanel può aver sì detto, dunque, che una donna senza profumo è una donna senza alcun futuro dinnanzi a sé. Ma cosa sia un bambino, cosa debba essergli consentito essere e come, non lo ha neanche preso in considerazione.

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