Macron chiede già oro alla patria
Emmanuel Macron (Getty Images)

Il leader francese (a fine corsa) si camuffa da generale e il ministro dell’Economia lancia un fondo su cui far convogliare anche il risparmio privato. L’allarmismo bellico è il nuovo terrorismo climatico: come col green, serve una narrazione per attrarre soldi.

Anche la finanza, intesa non come Fiamme Gialle ma come banchieri e professionisti di investimenti, segue la moda. Ma non quella dettata da Armani e da Valentino, bensì i trend imposti dalla politica, dal mondo degli affari e dalle relazioni internazionali. Fino a ieri era di tendenza il green, ovvero bastava parlare di transizione energetica per trovare subito qualcuno dispostoa sganciare milioni, se non miliardi, pur di sostenere qualsiasi società che avesse a cuore la salvaguardia del pianeta. Adesso, invece, l’ultima tendenza riguarda gli armamenti. Se fino a poco tempo fa investire in cannoni, missili e carri armati suscitava orrore, perché i guadagni ottenuti con il materiale bellico erano accusati di grondare sangue, ora manca poco che perfino le aziende produttrici di mine antiuomo vengano riabilitate, dopo anni in cui sono state messe al bando in qualsiasi Paese civile.

Per dirla con uno che in fatto di balle se ne intende, ovvero Matteo Renzi, è la potenza dello storytelling: basta cambiare la narrazione e il gioco è fatto, e anche uno sceicco saudita come Mohammad bin Salman si può trasformare in un principe rinascimentale.

Tornando ai cannoni, se un tempo l’investimento nell’artiglieria era messo all’indice, da quando Ursula von der Leyen ha annunciato un piano di riarmo per l’Europa è diventato cosa buona e giusta. I primi a muoversi, come sempre quando fiutano la possibilità di fare affari, sono stati i tedeschi, che senza perdersi in chiacchiere da funzionari di Bruxelles, hanno varato un programma che consentirà loro di armarsi fino ai denti. Un fondo da mille miliardi, equamente spartito fra opere infrastrutturali e mezzi militari. Nel programma ci sarebbero nuovi carri armati, ultimi caccia, luccicanti bombardieri, potenti sottomarini e velocissimi droni: un kit da grande potenza, da schierare a difesa dei confini nazionali e – ma non è certo – di quelli europei.

La mossa di Berlino ha fatto scaldare i motori anche a Parigi che, tuttavia, non disponendo delle medesime risorse della Germania, in quanto non ha un surplus commerciale accumulato negli ultimi vent’anni, sta pensando bene di usare i soldi dei risparmiatori. Macron, a cui da tempo prudono le mani, si sente un piccolo Napoleone e sogna di mostrare i muscoli con l’invio di truppe francesi in Ucraina. Ma i soldati da soli non bastano e dunque urge rinfoltire l’arsenale. Operazione che però costa assai e siccome la Francia ha le casse vuote, ecco trovato il modo di riempirle. Parigi emetterà obbligazioni per finanziare il piano di riarmo. Una specie di oro alla patria, da offrire con congelamento del capitale per almeno cinque anni e senza garanzia di rendimento. Un investimento da patrioti. Perché un risparmiatore dovrebbe spendere i propri soldi comprando bond vincolati per un lustro e senza conoscere quale sarà il guadagno? Per paura. Già, il meccanismo finanziario si basa sullo storytelling del terrore: prima si racconta che stiamo per essere invasi, poi che bisogna prepararsi alla guerra, quindi si passa all’incasso. Come prima ci si doveva salvare dal disastro ambientale acquistando una vettura elettrica, ora tocca mettere mano al portafogli per fare il pieno di munizioni. La tecnica è la stessa: è l’allarmismo al potere. Nelle mani di una classe politica che spera di garantirsi il futuro usando il panico.

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