L’uscita di una nave rompe lo stallo dei porti
Nonostante le accuse ucraine ai russi sui presunti furti di grano e acciaio, da Mariupol arriva un segno di disgelo. Un’imbarcazione del Cremlino interrompe la paralisi. L’intesa non è vicina perché Mosca chiede la fine delle sanzioni. E la Lituania prova a mediare.

Giunti al novantaseiesimo giorno di guerra tutti i belligeranti e non, hanno capito che sul tema del grano bloccato nei porti ucraini non c’è più tempo da perdere. Kiev, intanto, accusa Mosca di aver rubato grano in quantità. Secondo il viceministro ucraino per le Politiche agrarie e l’Alimentazione, Taras Vysotskyi: «La Russia ha rubato all’Ucraina, esportandolo poi illegalmente per conto proprio, quasi mezzo milione di tonnellate di grano. Ci sono prove da tutte le regioni temporaneamente occupate: Cherson, Zaporizhia, Lugansk, Donetsk e Kharkiv. Il carico viene portato in Russia, principalmente da Kharkiv, Donetsk, Lugansk o attraverso la Crimea». Gli invasori, sempre secondo Vysotskyi, «inizialmente hanno cercato di vendere grano rubato in Egitto e Libano, che però non hanno accettato di acquistare». Accuse che naturalmente Mosca rimanda al mittente.

Ma qualcosa seppur lentamente si sta muovendo in merito ai porti ucraini, infatti ieri dal porto di Mariupol è partita la prima nave (dopo mesi) che conteneva quasi certamente una parte dell’acciaio che viene rubato dalle acciaierie Azovstal e qui va detto che sono più di 28.000 le tonnellate di acciaio a rischio contrabbando, quindi è chiaro che, se c’è la volontà, le navi possono evitare le mine disseminate dagli ucraini per evitare gli assalti dei russi e viceversa. Ma dopo la telefonata di giovedì scorso tra il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, che aveva chiamato il presidente russo per chiedere «se si potesse far qualcosa per sbloccare il grano che è oggi nei depositi in Ucraina», qualcosa è cambiato? Facendo tutti gli scongiuri del caso la riposta è affermativa, visto che Vladimir Putin sabato 28 maggio ha avuto una conference call con il presidente francese, Emmanuel Macron, e il Cancelliere tedesco, Olaf Scholz, nella quale secondo il Cremlino il presidente russo avrebbe «confermato la volontà della Russia di rinnovare il dialogo con Kiev, in particolare sull’esportazione del grano ucraino. La Russia è pronta a trovare il modo di esportare senza ostacoli il grano dall’Ucraina», che sono le stesse cose che Putin ha detto venerdì scorso al Cancelliere austriaco, Karl Nehammer.

Quindi è fatta? No, perché Putin è disposto a «creare corridoi sicuri per l’export del grano e dei cereali ucraini» ma solo a patto «che vengano cancellate o comunque ridotte le sanzioni occidentali nei confronti della Russia», una richiesta che difficilmente potrà essere accettata dai Paesi occidentali. Il tempo sta per scadere anche perché il grano non può certo restare per mesi nei silos specie in zone dove avvengono bombardamenti ogni giorno, inoltre secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), il grano che si trova nei silos che è stato raccolto l’anno scorso, se non verrà esportato in tempi rapidi rischia di marcire.

Il problema, lo ricordiamo, è che da quando la Russia ha invaso l’Ucraina (24 febbraio 2022), tutta l’esportazione di grano dell’Ucraina, uno dei maggiori esportatori di grano al mondo, da tutti i principali porti sul Mar Nero (Sud dell’Ucraina), e in particolare stoccati nell’area di Odessa, dove passa quasi tutto il grano prodotto nel Paese, è stata bloccata. Inoltre, c’è l’ostacolo rappresentato dal fatto che per il grano che verrà raccolto a breve potrebbero mancare i silos dove conservarlo, con il risultato che milioni di tonnellate andrebbero perdute. Un’ipotesi che va evitata a ogni costo, specie per quei Paesi africani che vedono avvicinarsi lo spettro della carestia.

Per tornare a Odessa, città portuale sul Mar Nero, che è il vero sogno proibito dei russi fin dagli inizi del conflitto, il suo mare è pieno di mine piazzate dagli ucraini per bloccare qualsiasi tentativo delle navi da guerra russe di tentare l’invasione. Lo stesso ha fatto la Marina militare russa che ha bloccato l’area del Mar Nero che oggi controlla agevolmente. Ma come si potrebbe superare questa situazione? Interessante, anche se poco pubblicizzata, è la proposta del ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, che prevede che venga creata una missione navale che coinvolga «una coalizione di volenterosi» che potrebbe proteggere le navi ucraine dai missili russi e, a sua volta, consentirebbe l’esportazione di cereali ucraini attraverso il Mar Nero. Il ministro lituano al Guardian ha detto che «in questa impresa verrebbero utilizzate navi militari o aerei o entrambi per garantire che le scorte di grano possano lasciare Odessa in sicurezza e raggiungere il Bosforo senza l’interferenza russa. Avremmo bisogno di una coalizione con una notevole potenza navale per proteggere le rotte marittime e i Paesi che ne sono colpiti». Finora, la proposta di Landsbergis è stata accolta solo (e con cautela) dal Regno Unito, che attraverso il segretario agli Esteri, Liss Truss, ha reso noto che «la Gran Bretagna invierebbe convogli navali per unirsi alla scorta se si potessero risolvere aspetti pratici come lo sminamento del porto di Odessa». La palla quindi è ancora nelle mani di Putin e Volodymyr Zelensky, mentre il tempo passa.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…