Al di là delle polemiche, messe in campo per rispettare i ruoli di opposizione e maggioranza, la giornata di ieri si è però chiusa sotto il segno della concordia, quanto meno fra 5 stelle e Lega. Sarà perché il capo dello Stato ha fatto trapelare l’intenzione di voler affidare dopo il secondo giro di consultazioni l’incarico di formare il nuovo governo, fischiando la fine di una ricreazione durata settimane. Sarà perché con il passare del tempo, non essendoci soluzione, ognuno ha il terrore di ritrovarsi con il cerino in mano e dunque vuole accelerare per evitare di bruciarsi. Sta di fatto che ieri qualche cosa si è mosso nel muro contro muro che va avanti da più di un mese. Invece di continuare nel balletto, Di Maio e Salvini hanno firmato un comunicato congiunto, il primo della loro vita. Nella breve nota i due leader e aspiranti presidenti del Consiglio hanno annunciato la ritrovata armonia, per lo meno sulla necessità di far funzionare il Parlamento, provvedendo a nominarne gli organismi direttivi. E di qui, dunque, l’intesa sull’elezione del lumbard Molteni, il quale dovrà fare in fretta ad assumere l’incarico, in quanto il Def dovrebbe essere approvato entro il 30 di aprile, vale a dire in poche settimane e senza poter ricorrere alla fiducia, perché il governo non c’è e i tempi sono veramente strettissimi.
L’accordo sul leghista ai vertici della commissione speciale ovviamente ha dato vita a ogni genere di congetture. La più sentita è questa: secondo le chiacchiere del Palazzo, la scelta di Molteni dimostrerebbe che Lega e 5 stelle in queste settimane hanno messo in scena uno spettacolo a uso e consumo degli ingenui. Secondo la tesi, tutto sarebbe già deciso, perché Di Maio e Salvini avrebbero un accordo da prima delle elezioni. Altro che telefonarsi, i due addirittura si frequenterebbero e sarebbero pronti al matrimonio, decisi a breve a imboccare la salita del Quirinale per farsi impartire la benedizione dal capo dello stato. Sarà così? Per quanto ci riguarda noi siamo più cauti e, pur ritenendo che i leader dei due partiti vincitori delle elezioni alla fine saranno costretti a mettersi d’accordo, siamo convinti che l’intesa di governo non sia ancora stata raggiunta. I due vogliono sposarsi, ma ci sono ancora troppi ostacoli. Secondo David Parenzo, che lo ha detto l’altro pomeriggio in tv, Di Maio non si rassegnerebbe ad avere Silvio Berlusconi come suocera e dunque le nozze sarebbero a rischio.
Può darsi che il pentastellato faccia fatica a mandar giù un tipo ingombrante e invadente come il Cavaliere, ma ci corre l’obbligo di segnalargli che se dice no al fondatore del centrodestra potrebbe trovarsi alla guida del governo il suo acerrimo nemico Roberto Fico il quale, essendo la terza carica dello Stato, potrebbe ricevere dalle mani di Sergio Mattarella l’incarico di formare il nuovo governo. Di Maio si ritroverebbe scavalcato proprio da colui che credeva di aver parcheggiato in un ruolo istituzionale. E se non fosse Fico potrebbe essere Maria Elisabetta Alberti Casellati, una che con tutti quei nomi e cognomi riempirebbe da sola i titoli dei giornali e i sottotitoli dei tiggì. La presidente del Senato, per Luigino, sarebbe una vera beffa: negare l’ingresso di Berlusconi in maggioranza per poi dare via libera a una berlusconiana di ferro a Palazzo Chigi. Dire no al Cav e dire sì all’amazzone del Cav? Roba da spararsi.
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