Sei extracomunitari su dieci prendono la pensione senza aver lavorato
ANSA
Altro che le balle di Tito Boeri. È lo stesso Inps a smentire il suo presidente il quale va ripetendo che gli stranieri sostengono la nostra previdenza. Su 96.743 assegni pagati a cittadini extracomunitari, quasi 60.000 sono assistenziali, cioè non sorretti da contributi.

Adesso è ufficiale: gli immigrati non ci pagano la pensione. Una delle più straordinarie balle messe in giro in questi anni per giustificare l’invasione è smentita dallo stesso Inps, l’ente che – grazie al suo presidente Tito Boeri – più si è dato da fare per sostenerla. La prova di questa sorprendente notizia sta nei dati forniti dall’Osservatorio sui cittadini extracomunitari attivo presso l’istituto previdenziale. L’Inps infatti segnala che al momento sono iscritti al sistema assicurativo pubblico 2 milioni e 259.000 persone extra Ue e di questi 1 milione e 700.000 svolgono un lavoro dipendente con una retribuzione media annua di 12.883 euro, mentre non è chiaro quale sia la retribuzione dei lavoratori autonomi, perché l’ente non lo dice. In compenso l’istituto ci rivela che nel 2017 ha pagato 96.743 pensioni a cittadini extracomunitari, mentre i percettori di prestazioni a sostegno del reddito sono 120.000.

Intanto, scorrendo i dati, scopriamo che la previdenza pubblica soccorre 120.000 persone che non dispongono di uno stipendio ritenuto congruo e già questa è una notizia perché significa che, al contrario di quanto ci raccontano, siamo noi ad aiutare gli immigrati e non viceversa. Ma poi è analizzando la composizione di quei 96.000 trattamenti pensionistici che si trova la sorpresa. Infatti quasi 60.000 sono pensioni assistenziali, cioè non sorrette da contributi, ma dovute soltanto al fatto che chi le incassa risulta risiedere in Italia. In qualche caso si tratta di familiari che si sono ricongiunti con gli immigrati, in altri di stranieri giunti in Italia ma che non hanno maturato nonostante l’età un numero di contributi necessari per ricevere una pensione. E dunque lo Stato, cioè i contribuenti italiani, pagano.

Non è tutto: al 61 per cento di trattamenti non maturati si aggiungono quelli di tipo indennitario, ossia dovuti ad invalidità da infortunio, per un totale di quasi 10.000 assegni. Così si arriva a una quota di assegni non sorretti dai contributi per una percentuale pari al 71 per cento. Resta a questo punto il 29 per cento, che comprende altre pensioni di invalidità, dei superstiti e di vecchiaia, dunque anche una parte di questo 29 per cento (l’Inps non lo dice ma lo si può desumere) non ha contributi adeguati. Risultato: attualmente non sono gli immigrati che ci pagano la pensione, ma noi che la paghiamo a loro e la paghiamo anche a chi non ha mai lavorato a sufficienza per averla. Di certo 6 su 10 appartengono a questa categoria.

Ma ieri non sono stati diffusi solo i dati dell’Osservatori sui cittadini extracomunitari, bensì anche un rapporto del centro studi Itinerari previdenziali che sull’immigrazione si interroga se le tesi di cui si discute siano verità scientifiche o teoremi. La ricerca è interessante, perché non solo evidenzia come dal 2008 al 2014, gli anni della crisi, in Italia siano diminuiti i posti di lavoro occupati dagli italiani (-1,4 milioni) e siano aumentati quelli occupati da cittadini stranieri (più 516.000), ma mostra anche come ciò abbia consentito una compressione dei salari. La parte più interessante dell’indagine però è quella che valuta i vantaggi per l’Italia derivanti dall’inserimento di lavoratori immigrati. Bene, mentre all’Inps a guida Boeri si teorizzano minori introiti per decine di miliardi l’anno qualora il flusso di stranieri in arrivo nel nostro paese si arrestasse o diminuisse, Itinerari previdenziali, calcolando i bassi salari medi percepiti e le aliquote contributive applicate per i lavoratori domestici, smonta la teoria, abbassando l’introito netto per le casse dell’Inps a soli 8 miliardi.

Qualcuno potrebbe obiettare che, anche se ridotto a un quarto rispetto a quanto viene solitamente sventolato nei talk show e nelle audizioni parlamentari, la cifra sarebbe comunque degna di un certo rispetto e quindi si potrebbe concludere che gli immigrati forse non ci pagano la pensione ma ci danno un aiutino a pagarla.

Peccato che il saldo attivo non tenga conto che su 6 milioni di immigrati (tanti sono attualmente) la sola spesa sanitaria ammonti a 11 miliardi, cui si deve aggiungere la spesa scolastica per oltre un milione di studenti stranieri, per un importo di altri 8 miliardi. Se poi si sommano anche i soldi spesi per l’accoglienza, pari a 4,5 miliardi, si arriva a oltre 23 miliardi e da questo conto sono escluse le spese per la casa, l’assistenza sociale, i trasporti e così via. Risultato: il saldo è abbondantemente negativo.

Ne consegue che non saranno gli immigrati a pagarci le pensioni. Per assicurarcele e garantire coloro che sono già in pensione c’è un solo modo: far ripartire l’economia e ridurre il numero di italiani che non lavora.

Una cosa che in un dibattito tutto concentrato sul reddito di cittadinanza e sulle porte aperte agli extracomunitari non viene presa in considerazione.

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