Il Pd piange sui conti perché vuole tenersi il Colle

Sì, sono tornati. Matteo Renzi, Goffredo Bettini e perfino Ettore Rosato, indimenticato ideatore di una legge elettorale che doveva fregare i 5 stelle e invece fregò il Pd. Sì, sono tornati e oggi tifano tutti per un’alleanza con il Movimento, convinti che il governo istituzionale sarà il grimaldello per riprendersi la scena. Cacciati dagli italiani, gli artefici di mille intrighi sognano di rientrare dalla finestra grazie ai grillini, i quali, dal giorno in cui Matteo Salvini ha staccato la spina a Giuseppe Conte, vivono uno psicodramma. (…)

(…) Per la prima volta, dopo averlo considerato un antidoto ai professionisti della politica, si rendono conto che il vincolo dei due mandati è un cappio al collo che rischia di strangolarli. Anche il giudizio degli elettori è guardato con minor favore, perché quando è impietoso è peggio di una sentenza senza appello e rischia di condannarli a tornare a una vita normale, niente trasferte a Roma, inviti ai talk show, giornalisti al seguito.Mai come in questa legislatura e in questa crisi di governo estiva, si era assistito a una classe politica disperata, consapevole di essere a fine carriera. Mai come stavolta si erano registrate piroette tanto azzardate per evitare le urne. Così, dopo essersi scambiati ogni genere di insulti, dall’ebetino di Beppe Grillo rivolto a Matteo Renzi fino al partito di Bibbiano usato da Luigi Di Maio per definire il Pd, oggi i 5 stelle sperano di sfangarla grazie all’aiuto di Renzi e compagni. E il Rottamatore rottamato, di rimando, dopo aver ridicolizzato i deputati grillini che non credono alla conquista della Luna, ma sono convinti dell’esistenza delle sirene, e non parliamo di quelle delle ambulanze, si prepara a fare un governo con loro nella speranza di avere l’occasione per riconquistare Palazzo Chigi.

Sì, sono tornati e sono pronti a tutto, anche a giustificare l’azzardo di un governo Pd-5 stelle con bugie di ogni genere.

La prima, e più abusata, è quella dei conti pubblici. Per spiegare come all’improvviso abbia cambiato idea sull’alleanza con i grillini, Renzi si nasconde dietro ai soldi degli italiani, convinto che il cervello degli elettori stia lì, nel portafoglio. Dunque spiega di aver mutato opinione non perché ha intravisto la possibilità di una rivincita, dopo le débâcle del 4 dicembre di tre anni fa e del 4 marzo di un anno fa. No, l’argomento usato è l’urgenza di mettere in sicurezza i soldi degli italiani. Già circolano varie ipotesi su come l’ex premier intenda realizzare il salvataggio. In particolare, rispunta l’idea di fare più deficit, teoria che Renzi illustrò nel dettaglio sul Sole 24 Ore qualche tempo fa, salvo poi rimproverarla a 5 stelle e Lega quando questi annunciarono di volerlo fare, senza peraltro poi riuscirvi. Insomma, la ricetta per salvare i soldi degli italiani è una ribollita che, ripensando ai risultati delle elezioni dello scorso anno, non pare essere molto gradita dagli stessi italiani, per lo meno se a cucinarla è un cuoco di nome Renzi.

L’altro argomento messo in campo per dare un senso a un governo che non ha senso è la questione del prossimo inquilino del Quirinale. Se si va alle elezioni e Salvini stravince, dicono i fautori del governo istituzionale, sarà lui a scegliere il presidente della Repubblica che verrà dopo Sergio Mattarella. In effetti, se si andasse alle urne, sarebbe il nuovo Parlamento a designare il futuro capo dello Stato, visto che sul Colle il cambio della guardia è previsto per il 2022. Ma questo che cosa significa? Che per una regola non scritta i presidenti della Repubblica li devono indicare Renzi e compagni? Dalla seconda Repubblica in poi, al Quirinale ci sono andate figure care alla sinistra, perché quando si è trattato di votare, il Parlamento pendeva da quella parte. Dunque furono eletti Carlo Azeglio Ciampi e poi Giorgio Napolitano, che addirittura riuscì nell’opera di ricevere un secondo mandato. Quindi fu la volta di Sergio Mattarella, che Renzi impose in barba a un accordo stretto con Silvio Berlusconi. Insomma, i presidenti negli ultimi venti anni li hanno decisi «loro» e infatti ogni governo che non fosse di quel colore, poi ha dovuto fare i conti con loro. Dunque, se adesso a fare il prossimo presidente non fosse una maggioranza progressista, ma una moderata, che problema ci sarebbe? Esiste forse una regola non scritta che assegna il capo dello Stato ai compagni? Oppure è stabilito che deve per forza sceglierlo Renzi? E dire che la gran parte degli italiani è da sempre moderata e la sinistra, quando si va alle urne, raccoglie a malapena un quinto dei consensi. Non sarebbe dunque ora che fosse consentito anche ai moderati di poter avere un presidente della Repubblica che non arrivi necessariamente dalla parte opposta? Soprattutto, non sarebbe ora che una classe politica sconfitta e già bocciata dagli elettori lasciasse il campo alle decisioni degli italiani? Secondo la Costituzione è il popolo a essere sovrano. Non lo sono né Renzi, né Grillo. Né tantomeno Bettini e Rosato. Per nostra fortuna.

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