Per l’ennesima volta, papa Francesco ci invita ad accogliere chi fugge dal proprio Paese. Ma questo gli italiani lo fanno da anni. Quello che non sopportiamo più è uno Stato che spalanca le porte anche a malfattori di ogni risma, senza garantire la sicurezza.

Il Papa ci fa la predica sui migranti ed era inevitabile che ce la facesse. Se uno fa il Papa che altro deve dire se non che si devono soccorrere tutti gli extracomunitari, anche quelli che non hanno diritto di stare in Italia, comportandoci dunque come buoni samaritani? Se uno fa il Papa e deve insegnare che quando qualcuno ti dà uno sganassone devi porgere l’altra guancia, vuoi che non ti dica che a chi ti ha già derubato devi offrire il borsellino? Dunque, comprendiamo il Pontefice. Ma poi la predica e l’insegnamento del Vangelo si scontra con la realtà e la realtà è quella che ieri raccontava il Corriere Fiorentino. Il quotidiano distribuito nel capoluogo toscano, nell’edizione di ieri, riportava la vicenda di Rita, una donna di 57 che venerdì mattina è stata spinta sotto un’auto da un rifugiato. Senza apparente motivo, al semaforo della Leopolda, ossia in pieno centro, un somalo ha cercato di ucciderla, tentando di farla finire sotto le ruote della vettura che stava transitando. «Ci sono le telecamere, ci sono i testimoni», protesta Rita, «ma l’uomo dopo essere stato arrestato è stato scarcerato». Lei è in ospedale e dovrà essere operata, forse le dovranno mettere una protesi. Lui invece è libero, pronto per essere accolto da altri samaritani.

Naturalmente il profugo che ha cercato di far finire Rita sotto un’auto è in buona compagnia. Spesso su queste pagine ci siamo occupati di stupratori e rapinatori, molti dei quali li abbiamo importati con le migliori intenzioni, ovvero quelle di mostrarci bravi cristiani che aiutano il prossimo. Ma poi, tra i molti bisognosi che abbiamo soccorso, ci siamo accorti che c’era una folta schiera di delinquenti che non chiedeva di essere aiutata, ma semplicemente ambiva a poter continuare a commettere crimini, con in più la garanzia dell’impunità. Intendiamoci, quando papa Francesco dice che i migranti non sono la causa di tutti i mali ha ragione. Non è certo colpa dei profughi se abbiamo il debito più alto dell’Europa e se i nostri ponti vengono giù per scarsa manutenzione. Né ce la possiamo prendere con gli stranieri se la nostra classe politica è spesso composta da incapaci e anche da un certo numero di ladri. Tuttavia non si capisce perché, avendo in casa un buon numero di malfattori e di incompetenti, se ne debba andare a cercare altri, invogliandoli a partire e ospitandoli con tutti i comfort. Qualcuno sentiva il bisogno di spalancare le porte del nostro Paese, e purtroppo delle nostre case, a persone senza arte né parte, che non hanno molta voglia di lavorare, ma ne hanno moltissima di campare alle spalle degli italiani?

Anche in questo caso, però, c’è bisogno di un chiarimento. Noi non vogliamo impedire l’ingresso a coloro che non siano forniti di cittadinanza italiana. Tutt’altro. Noi siamo pronti ad accogliere gli stranieri che vengano nel nostro Paese per lavorare e abbiano intenzione di rispettare le nostre leggi e la nostra cultura. Prova ne sia che ci sono legioni di badanti e di lavoratori che sono impiegati nelle nostre abitazioni e nelle nostre industrie senza che nessuno non solo non li abbia ritenuti l’origine di alcun male, ma non abbia eccepito alcunché. Sono centinaia di migliaia e da anni sono integrati. Lavorano, pagano le tasse e contribuiscono alla ricchezza e alla crescita del Paese e nessuno si sogna di espellerli o considerarli cittadini di serie B. Ucraini, filippini, cinesi, egiziani, sudamericani, africani. Il problema non sono né la pelle né la provenienza, ma il rispetto della legge e la voglia di lavorare. Queste sono le sole discriminanti. E non hanno nulla a che fare con il razzismo, la xenofobia o il populismo. A dire il vero non hanno nulla da spartire neppure con l’accoglienza e, diciamoci la verità, neppure con gli insegnamenti del Vangelo. Perché se da un lato a catechismo ci hanno spiegato il senso della parabola del buon samaritano, nell’ora di religione ci è stato chiarito anche il concetto che un buon cristiano fa fruttare i talenti, senza sotterrarli nel giardino di casa, e un vignaiolo non ammazza i servi del suo padrone.

Insomma, il Papa faccia il Papa. Ma poi, anche se qualche vescovo vorrebbe ricreare un partito dei cattolici, forse è meglio che i fedeli, nel pieno degli insegnamenti, si attrezzino a fare i cittadini, difendendo i propri diritti, ma anche i doveri di chi è ospite in casa nostra.

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