Gli italiani sono accoglienti ma di certo non fessi
ANSA
Malta cede e apre il porto alla Lifeline: l’equipaggio sarà indagato e i profughi smistati in altri Paesi europei. L’Aquarius costretta a rifornirsi a Marsiglia. Così per le Ong sarà più difficile trasportare qui gente che poi resta povera e ci impoverisce: parola di Istat.
Un amico mi ha inviato un video tratto da La crisi, un vecchio film francese che mette alla berlina i luoghi comuni della sinistra. Nel filmato si vede un disoccupato dialogare con un deputato socialista in un elegante salotto borghese. Argomento, il razzismo. La scena è esilarante, perché Michou, questo il nome dell’uomo che non ha lavoro né casa, si definisce senza imbarazzi razzista, perché, spiega, lui con gli stranieri ci vive. «È molto facile essere contro il razzismo quando si abita a Neully», cioè quando si vive in una bella casa e in un bel quartiere dove gli stranieri non ci sono. L’onorevole tanto sensibile al dramma degli extracomunitari ribatte a Michou dicendo che non capisce e comportandosi da razzista non risolverà i suoi problemi personali. La replica è meglio di un editoriale: «Ah, be’ sì, ma quello che capisco è che tre quarti del pianeta stanno nella merda, allora cercano di piazzarsi dove c’è meno merda, cioè qui da noi, e poi, una volta qui, bisogna che qualcuno si stringa per fargli posto e farli sopravvivere, è ovvio». «Va be’, appunto» commenta il socialista. «Ah sì, ma finora chi si è stretto per fargli posto sono quelli di Saint Denis, mica quelli di Neully». Per dirla alla Stefano Ricucci, il finanziere finito al gabbio per i troppi maneggi, è facile essere solidali con il culo degli altri.

Ecco, il filmato del film francese, che è stato girato 26 anni fa, mi è arrivato mentre in televisione scorrevano le immagini di Sergio Mattarella che a San Patrignano parlava di migranti e subito dopo, nel tg, spuntavano le riprese dell’incontro fra il Papa ed Emmanuel Macron. Quante belle parole ho sentito. Il presidente della Repubblica, parlando ai giovani, spiegava che l’Italia ha la solidarietà nel Dna e dunque non può arrendersi alla paura dello straniero e dei migranti. Papa Francesco, incontrando l’inquilino dell’Eliseo, lo stesso che ha chiuso la frontiera di Ventimiglia ai profughi e respinto una donna incinta e in fin di vita al confine di Bardonecchia, diceva che i governi devono aiutare i poveri. E ovviamente il francese annuiva, anzi accarezzava il pontefice sulla guancia, manco fosse Giovanni XXIII.

Così da un lato sullo schermo c’erano Mattarella, papa Francesco, papa Macron. E dall’altro, sul telefonino, c’era Michou, un orrendo razzista, terribile e ignorante, che criticava gli stranieri, il chador, le moschee suscitando la reazione del deputato socialista che difendeva il diritto alla diversità, la tolleranza, l’idea della Francia terra d’asilo. Il piccolo Michou, senza fissa dimora, che vive d’espedienti in attesa di una casa popolare, un’assegnazione che non ottiene perché prima di lui in graduatoria ci sono gli stranieri, che hanno più figli e dunque più diritti di Michou. E mentre papa Mattarella parlava della solidarietà, che gli italiani secondo il capo dello Stato hanno nel loro Dna, pensavo anche ai 5 milioni di poveri appena certificati dall’Istat, oltre 1 milione dei quali minori, un terzo stranieri, ossia poveri importati direttamente dall’Africa dalle anime candide.

Sullo schermo del cellulare il piccolo Michou, il razzista Michou, somigliava però ai tanti italiani che pur facendo parte del proletariato, un ceto sociale un tempo controllato dalla sinistra, alla sinistra hanno voltato le spalle preferendo Matteo Salvini e la sua destra rozza e razzista.

Come è facile essere accoglienti, disponibili, tolleranti quando si vive tranquilli in un bel salotto borghese. Certo all’Eliseo non ci sono i clandestini con cui dividere il ballatoio e al Quirinale non ci sono cortili che ospitano un campo profughi, per cui si può essere solidali con tutti gli immigrati del mondo e sentirsi più buoni e felici di Michou e dei milioni di italiani che hanno scelto Salvini.

Nel frattempo, ci fa piacere annunciare che il Michou-Salvini, dopo le uscite volgari fatte nelle ultime settimane, è riuscito a far passare il concetto che non ci sono solo i porti italiani per far sbarcare i profughi. E soprattutto che non è obbligatorio far attraccare le navi delle Ong, per rifornirle di carburante e viveri in modo che siano pronte per andare a pesca di altri immigrati. La qual cosa ci induce a una piccola riflessione. È vero, ha ragione il capo dello Stato, gli italiani hanno la solidarietà nel Dna, ma nel sangue hanno anche l’orgoglio che li spinge a non essere fessi.

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