Valeva la pena di sfiorare una crisi istituzionale, far cadere la Borsa e far alzare lo spread, per poi rimettere nel fodero la pistola scarica di Carlo Cottarelli? Aveva cioè senso minacciare un governo tecnico, anzi del presidente, per poi dover rinculare quando chi avrebbe dovuto votarlo se l’è data a gambe, costringendo a richiamare in scena Di Maio e Salvini, recuperare Paolo Savona alle politiche comunitarie e mettere un simil Savona all’Economia?

No, probabilmente non ne valeva la pena e questo teatrino ce lo saremmo potuti risparmiare, per lo meno dopo lo spettacolo di 80 giorni senza governo e senza soluzione alla crisi. E però ciò che sta accadendo è quanto abbiamo riassunto in poche righe. Alla fine, l’ex direttore del Fondo monetario internazionale ha rinunciato all’incarico per evitare una clamorosa bocciatura che avrebbe trascinato il Paese nel ridicolo e travolgendo le istituzioni. Il testimone per fare il governo a questo punto ritornerà nelle mani del professor Giuseppe Conte, che già ci aveva provato prima di essere stoppato dal veto del presidente della Repubblica sul nome di Paolo Savona per l’Economia. Il nuovo tentativo del giurista scelto dal duplex Lega-5 Stelle prevedrebbe alcune modifiche rispetto alla prima proposta bocciata dal Quirinale. Il professor anti euro Paolo Savona non occuperebbe la casella del ministero più importante, quello cioè che tratta con Bruxelles e tiene i cordoni della Borsa. Il docente verrebbe dirottato alle Politiche comunitarie, che è pur sempre un incarico che ha a che fare con l’Europa ma si tratta di un ministero di serie B, che – tanto per capirci – non ha un portafoglio e dunque non è di quelli che incidono sulla spesa. Si tratterebbe di una mediazione, di un mezzo passo indietro per far contento il capo dello Stato, che dopo aver scorso il curriculum di Savona, soprattutto alla voce saggi sull’euro, aveva puntato i piedi opponendo un secco no. Ma basterà spostare il professor in un posto di minor visibilità per accontentare i mercati e Bruxelles? La domanda è legittima, anche perché se ne porta dietro un’altra che riguarda il sostituto di Savona. Chi andrebbe infatti al ministero dell’Economia ad assumere il ruolo più delicato di tutto il governo? Un altro docente, il professor Giovanni Tria, titolare della cattedra di economia all’Università di Tor Vergata. In pochi lo conoscono, ma chi ha avuto modo di leggere alcuni suoi scritti sa che non la pensa in maniera molto diversa da Paolo Savona. Dagospia ha già ripescato dall’archivio un testo in cui il probabile ministro spiega come la competizione nella Ue sia truccata e favorisca la Germania. In esso Tria scrive che sul tema della Germania, del surplus della bilancia commerciale e sulla necessità di modificare le regole trovando meccanismi che consentano l’introduzione di cambi aggiustabili (vale a dire svalutabili), la pensa in pieno come Savona e Giorgio La Malfa. Il professore conclude dicendo che bisogna trovare qualche cosa che riequilibri i rapporti e renda meno artefatta la concorrenza tra paesi della Ue. «Forse è ora di abbandonare molti tabù che hanno impedito, come rilevano La Malfa e Savona, almeno di analizzare i problemi e prepararsi a soluzioni alternative». Che vogliono dire soluzioni alternative? Anche Tria vuole uscire dall’euro? Forse no, ma di certo il sistema non gli piace e non sembra pensarla molto diversamente da come la pensa Paolo Savona. Che farà Mattarella, porrà il veto anche su Tria? Oppure, preso atto che le dichiarazioni del docente universitario di Tor Vergata sono meno ustionanti di quelle dell’altro professore, procederà a dare via libera al governo?

Ieri, dopo i passi falsi dei giorni scorsi, il capo dello Stato ha rimesso nel fodero la pistola scarica di Carlo Cottarelli, accettando la remissione del mandato e liquidando almeno uno degli attori del teatrino attorno a Palazzo Chigi. Per tre giorni siamo stati un Paese che non aveva un governo pienamente in carica ma ne aveva tre a mezzo servizio. Ufficialmente c’erano ancora Gentiloni e la sua banda, ma fino a ieri sera parcheggiati in alcuni alberghi della capitale stazionavano in attesa di una chiamata i ministri del presidente incaricato Carlo Cottarelli. E poi, nelle rispettive abitazioni, c’era chi fra i prescelti del duo Salvini e Di Maio preparava, per la seconda volta in pochi giorni, il vestito buono da usare per il giuramento. Alla fine, almeno una delle tre squadre di governo è stata messa in libertà e forse presto ne avremo una non a mezzo servizio. Rimane una curiosità: valeva la pena di fare questa sceneggiata? Soprattutto varrà la pena? Avremo alla fine un governo che ci governi e ci tiri fuori dai guai? Lo sapremo presto.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…