La cupola dei vaccini frigna ma tace sugli sbagli commessi
Giuseppe Ippolito (Imagoeconomica)
I fan delle siringhe si indignano per il Nitag, dal quale sono stati esclusi. Invece, neanche una parola sulle rivelazioni di Ippolito e sulle scelte passate prive di basi scientifiche.

È bastata la nomina di un paio di esperti estranei alla cupola farmaceutica che da tempo domina il Nitag, ovvero il gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni, per scatenare gli ayatollah dell’iniezione a ogni costo. Contro Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite, il primo studioso degli effetti delle vaccinazioni nella prima infanzia, il secondo epidemiologo che a lungo ha insegnato all’Università di Verona, si sono schierati in tanti, a cominciare da quel Matteo Bassetti che ai tempi della pandemia incappò in clamorosi infortuni, come quando in tv diede per debellato il Covid in tutta la California grazie alle vaccinazioni. Ma del nutrito gruppo che si sta mobilitando contro le nomine del ministro Orazio Schillaci, oltre ai soliti Bassetti e Burioni, fanno parte anche Nino Cartabellotta, il paraguru della Fondazione Gimbe, specializzato nel distribuire patenti di validità scientifica, ma sempre a posteriori e spesso in linea con esponenti della sinistra, e Roberta Villa, giornalista specializzata in medicina. Indignati che nel prestigioso consesso del Nitag siano entrati a far parte anche due esponenti più cauti nella somministrazione dei vaccini.

Tuttavia, nessuno degli agitati speciali, che ora insorge per la nomina di esponenti scientifici che non militano nel partito della siringa, pare avere nulla da dire per ciò che è stato descritto in un’audizione della commissione Covid da Giuseppe Ippolito, infettivologo nominato durante la pandemia nella task force del ministero della Salute. Di fronte ai componenti dell’istituzione parlamentare che ha il compito di indagare su come sia stata gestita l’epidemia di virus e quali errori siano stati commessi, il professore – la cui deposizione è stata desegretata e pubblicata dal nostro giornale – ha semplicemente detto che sarebbe stata la politica e non la scienza a orientare le scelte governative. Ippolito ha testualmente detto: «Noi fornivamo pareri e la politica decideva che cosa farci». Chiaro, no? Altro che decisioni scientifiche: a decidere erano Roberto Speranza e compagni. E a proposito del mancato aggiornamento del Piano pandemico, che lasciò medici e infermieri senza mezzi e senza indicazioni nel momento di massima diffusione del virus, Ippolito ha tenuto a precisare che «Speranza può dire ciò che vuole», ma la decisione era politica.

Di fronte a simili dichiarazioni sembrerebbe inevitabile una presa di coscienza di chi per quasi due anni, attraverso giornali e tv, ha diffuso un credo scientifico che alla verifica dei fatti oggi non trova riscontro. Invece, da Bassetti a Burioni, si scagliano veementi contro le nomine del ministro Schillaci, forse perché ne sono stati esclusi. Al contrario, non troviamo nelle dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa alcuna presa di posizione sugli errori del passato, né con scelte che poi, con il passare del tempo, si sono rivelate prive di alcun fondamento scientifico.

Oggi sempre di più, noi che ci battemmo contro alcune misure e determinati obblighi, siamo convinti che sia necessario riaprire il capitolo della gestione della pandemia, soprattutto dopo la sentenza della Corte di cassazione che a sezioni riunite ha stabilito che chi non ha messo in atto le misure necessarie ha contribuito colposamente alla diffusione del virus. Crediamo che una parte della storia vada riscritta e che soprattutto vada rivisto l’operato di chi ai tempi si autonominò salvatore della patria, convinto che bastasse scrivere un libro per sconfiggere il Covid.

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