Se sei giovane, bella e di destra ti boicottano
Beatrice Venezi (Getty Images)
Contro Beatrice Venezi sembra valere tutto, persino le osservazioni sessiste. E questo solo perché non fa parte della solita compagnia di giro. Ora i musicisti entrano in stato d’agitazione per cacciarla. L’ultima volta, per calmarli, bastarono 100 euro.

Il torto di Beatrice Venezi, di recente nominata direttore musicale del Teatro La Fenice, è di essere donna, bella, giovane e, soprattutto, di destra. Fosse stata di sinistra, avesse fatto qualche dichiarazione contro l’attuale governo e magari un appello in favore della Global Sumud Flotilla, a Venezia l’avrebbero accolta a braccia aperte. Ma purtroppo per lei, pur essendo toscana, non è iscritta al Pd e per di più ha un padre che a Lucca, dove è nata, in passato si è candidato sindaco per Forza Nuova.

Tuttavia, fino a qualche anno fa era considerata un astro nascente. Diplomata direttrice d’orchestra con 110 e lode al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, esperienze in vari teatri d’Italia e in mezzo mondo (ha diretto in Giappone, Corea, Cina, Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna eccetera), nel 2017, quando ancora non se ne conoscevano le opinioni politiche, il Corriere della Sera l’aveva inserita nella lista delle 50 donne più creative e l’anno dopo la rivista Forbes Italia fra i 100 futuri leader sotto i trent’anni.

Ma nel 2021, dopo essere perfino stata ospite di Sanremo, dove affiancò Amadeus nella conduzione, ecco il passo falso che l’ha messa nel mirino della sinistra: invitata ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, ha ricevuto un premio e successivamente è stata nominata consulente musicale dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Mal gliene incolse. Nonostante fosse giovane, bella, e da Sanremo in poi alcune aziende l’avessero voluta come testimonial, e dunque avesse le carte in regola per diventare un simbolo, i compagni si sono accorti che era di destra. E dunque che la sua carriera rischiava di distruggere un’immagine costruita pazientemente dal circolo progressista, che vuole i bravi, belli e intelligenti solo a sinistra, mentre dall’altra parte si collocano per definizione gli ignoranti, i mostri, le persone rozze.

Da lì sono cominciate le contestazioni. Se prima l’applaudivano contenti anche i compagni (al festival di Amadeus a nessuno venne in mente di criticarla), da Atreju in poi la Venezi è stata messa nel mirino dal circo Barnum progressista. Da Palermo a Cagliari, da Nizza a Parigi c’è sempre qualcuno che da tre anni la insegue al grido di «Niente fascisti all’Opera».

Così, quando è stata nominata direttore artistico alla Fenice, la sinistra è insorta. Prima gli orchestrali, poi i lavoratori del teatro, quindi i presunti intellettuali. Uno di loro, ex sovrintendente dopo una carriera fatta all’ombra del garofano di Gianni De Michelis, poi sotto l’ala protettiva di Dario Franceschini (che lo nominò ai vertici del Maggio fiorentino), sul Manifesto si è incaricato di un’opera di killeraggio, riuscendo a scrivere che la Venezi è stata designata più per le sue doti fisiche che per quelle artistiche. Se un esponente di centrodestra avesse osato tanto con qualche compagna immagino la valanga di critiche. Per l’occasione avrebbero scomodato il patriarcato, la beceraggine maschilista, la trivialità della destra. Ma trattandosi di un progressista, dunque con la patente di poter dire ciò che vuole, nessuno ha obiettato, così come a tutti è sembrato normale che gli orchestrali distribuissero volantini contro una nomina che spetta al sovrintendente e non al sindacato.

Tuttavia, il caso Venezi non è solo una questione di bon ton, di educazione e di rispetto nei confronti di un’artista con opinioni politiche diverse da quelle di chi c’era prima. È anche altro, visto che la Fenice sta in piedi con i soldi pubblici. Sì, il tema dei fondi è determinante, perché non si tratta solo di scelte artistiche che cambiano direzione: a essere dirottati potrebbero essere anche i soldi. E dunque, ecco i vecchi arnesi della sinistra preoccuparsi. Ecco un sindacato abituato alla cogestione (ma non delle perdite) innervosirsi e proclamare lo stato di agitazione. I musicisti che si ribellano e che reclamano la rimozione della Venezi sono gli stessi che tempo fa hanno minacciato di far saltare la prima dell’Otello e l’esibizione in piazza San Marco. Una minaccia rientrata dopo che il sindaco Brugnaro ha versato loro 100 euro a testa per la serata. Il prezzo degli ideali.

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