Ricordate l’influencer e tiktoker napoletana Rita De Crescenzo? Era diventata famosa l’inverno scorso per aver organizzato una vera e propria invasione delle piste da sci di Roccaraso, in Abruzzo. Nei giorni scorsi è tornata alla riscossa e ha pubblicato un video sui social in cui fa vedere le schede elettorali sue e della sua famiglia, rivendica l’importanza di andare a votare e comunica alla platea digitale che «domenica (oggi, ndr) andrò a votare». Epperò a qualcuno non è sfuggito che il video altro non era se non una «partnership retribuita», la dicitura che i creatori di contenuti digitali sono obbligati a inserire quando realizzano video per un compenso in denaro.
Noi della Verità abbiamo voluto vederci chiaro e abbiamo telefonato alla signora De Crescenzo, anche perché ci ha incuriositi una frase che, nel suo solito slang, usa nel video: «Voglio ringraziare all’assessore comunale di questo quartiere qua, che mi ha aiutato a cacciare le tessere elettorali». Questo ci ha insospettiti e ci ha fatto pensare che fosse prezzolata da qualche politico di area progressista. Le abbiamo chiesto chi fosse «l’assessore di questo quartiere qua» che l’ha aiutata a «cacciare» le tessere elettorali. «Non ve lo posso dire». «Da chi è stata pagata? C’è qualche politico dietro?», le abbiamo chiesto. «Non ve lo posso dire». Sollecitata, ha lasciato intendere che lei è libera di fare quello che vuole e si è rifiutata di darci ulteriori specifiche in tal senso. Se si mettono insieme i puntini viene il sospetto che sì, sia stata pagata da qualche politico. Anche perché nel suo video si rivolge ai suoi amati follower preannunciando che «la settimana prossima vi dirò di più». Che cos’è? Una discesa in campo? «Sarà bomba atomica», ci ha detto, «una cosa grandissima». Attendiamo con ansia di scoprire di che si tratta.
L’abbiamo quindi incalzata sui temi del referendum. Nel suo post afferma di non aver mai votato in vita sua. Sicché le abbiamo domandato: «Da cosa deriva questa sua consapevolezza civica?». Ha tirato fuori la sua storia personale, il suo figlio avuto in età adolescenziale, l’abuso di sostanze e la redenzione sulla via del senso civico: «Io sono per il popolo». Parole demagogiche, che fanno davvero temere per il rischio di una discesa. E non sulle piste sciistiche dell’Appennino, ma nell’agone politico. E più chiedevamo sui quesiti referendari, più alimentava il sospetto che alle spalle di tutto questo ci sia davvero qualcosa che non torna. «Che idea si è fatta di questo voto abrogativo?». «Ancora nessuna». «Allora raccomanda chi la segue sui social di andare a votare senza sapere lei stessa che cosa voterà?». «No, io lo so: voterò tutti e cinque “sì” ai quesiti referendari». Ma come? Una persona che non ha mai provato il minimo interesse per l’azione di voto, ora è mossa dall’obbligo interiore di votare per l’abrogazione di tutte le norme proposte? Strano, davvero molto strano. Se c’è stata l’imbeccata di qualcuno, non può che venire dall’area dem: l’ala fedele a Elly Schlein all’interno del Partito democratico, un esponente di Avs o di Sinistra italiana; oppure un pentastellato.
Sotto quel post, intanto, si affollano i commenti: qualcuno chiede delucidazioni in materia dei quesiti, qualcuno dice che preferisce andare al mare; chi un po’ la deride e dice: «Ma come: rivendichi di non aver mai votato una volta in vita tua e proprio con questo referendum vuoi iniziare a farlo?». E poi c’è chi evoca Totò che, affacciato sul cortile dalla finestra del bagno con un imbuto davanti alla bocca a mo’ di megafono urlava: «Votantonio, votantonio, votantonio».
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