Un istituto della provincia di Rovigo chiude le porte a monsignor Adriano Tessarollo. Il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Fabio Cusin: «Visita inopportuna, siamo laici». Il pastore: «Non mi era mai successo».

Vade retro, vescovo! La deriva anticristiana, e quindi in ultima analisi «antiumana», senza bisogno di scomodare Benedetto Croce, sfocia in episodi che lasciano sgomenti, che dovrebbero provocare sdegno e indignazione sia nei credenti che nei non credenti. Clamoroso quanto accaduto pochi giorni fa a Porto Tolle, Comune di poco meno di 10.000 anime in provincia di Rovigo. Il preside dell’Istituto comprensivo, Fabio Cusin, ha vietato al vescovo di Chioggia e del Delta, Adriano Tessarollo, l’ingresso nell’istituto comprensivo da lui diretto. Il motivo? «Difendere la laicità dell’istituzione didattica». Una decisione incredibile, quella di Cusin, che ha scatenato una bufera di polemiche (anche politiche) e accuse nei confronti del preside, il quale, bontà sua, ha fatto sapere di essere disposto ad aprire le porte della scuola a monsignor Tessarollo, ma solo a certe condizioni: «La sua presenza», ha detto Cusin, secondo quanto riportato dalla Voce di Rovigo, «potrebbe essere prevista in occasione di eventi impostati sul confronto delle idee. Penso a un confronto interreligioso o magari a dibattiti con personalità prive di credo religioso».

Il racconto del monsignore nato a Trezze sul Brenta (Vicenza) lascia senza parole. Nei giorni scorsi Tessarollo, nel corso della sua visita pastorale a Porto Tolle, ha incontrato esponenti delle istituzioni, pescatori, imprenditori, esponenti delle categorie produttive e sociali. Avrebbe voluto recarsi anche a scuola, ma gli è stato impedito. Vietato. «Ho fatto», ha racconta alla Voce di Rovigo, «una lunga visita pastorale a Porto Tolle. Ho incontrato e dialogato con tutti. Solo dall’istituto comprensivo sono stato lasciato fuori. Il dirigente scolastico ha detto, a quanto ne so, che essendo la scuola laica la visita del vescovo non era opportuna. Ma io volevo semplicemente parlare con i docenti, incontrare i ragazzi. Non mi era mai successo. Io non faccio polemiche, ma la scelta del dirigente scolastico non è comprensibile e ha lasciato senza parole istituzioni e genitori. Io non voglio fare polemica», ha aggiunto il prelato, «ma peccato: era comunque un’occasione di dialogo e condivisione».

Lo sradicamento culturale del popolo italiano, l’attacco alla sua identità, passa attraverso la demonizzazione del cristianesimo, dei suoi riti, delle sue tradizioni e ora anche dei suoi sacerdoti. In Veneto, negli ultimi giorni, si sono verificati diversi casi di divieto di allestire il presepe in alcune scuole. «Il presepe a scuola», ha commentato Tessarollo, «è sacrosanto, anche perché è un fattore storico, culturale e se vogliamo di inclusione perché aiuta a capire e conoscere. Vogliamo forse cancellare la nostra storia dell’arte per il timore di toccare la sensibilità di altri? L’inclusione è anche questo, e non capisco quei dirigenti scolastici microcefali che fanno questo tipo di ragionamento».

In molti hanno ricordato quanto accadde undici anni fa, nel gennaio 2008, a Roma: il previsto intervento di papa Benedetto XVI, in programma al termine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’università La Sapienza di Roma, fu annullato a causa della protesta di alcune decine di docenti, che scrissero una lettera al rettore, Renato Guarini, nella quale chiedevano di annullare la visita del Santo Padre «in nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia. Auspichiamo», scrissero i docenti, «che l’incongruo evento possa ancora essere annullato». Cosi fu. «Benedetto XVI», commentò Radio Vaticana, «non deve parlare all’università La Sapienza: questo il tollerante appello firmato da 67 docenti dall’ateneo di Roma che, peraltro proprio da un Papa è stata fondata, Bonifacio VIII nel 1303».

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